Il nuovo patto sociale è davvero a portata di mano. Il primo incontro tra le parti, sindacati e imprenditori, dopo che ciascuna aveva messo a punto un proprio documento programmatico, ha portato i risultati sperati e già il primo dei due incontri previsti ha consentito l’avvio nel vivo del negoziato. Il calendario è fitto: sei incontri a livello tecnico dalla metà di settembre, più un settimo appuntamento, il 28 settembre, evidentemente per tentare di chiudere la partita. Chi conosce i rituali del nostro sistema di contrattazione sa che questa cadenza di incontri significa che esiste una volontà precisa di andare all’accordo.
Questo però non comporta che l’intesa sia cosa fatta. Ci sono ancora partite difficili da affrontare. La prima è certamente quella salariale, uno dei motivi di fondo che hanno spinto le due parti a cercare un accordo. L’intesa su Tem e Tec è già precisa e non dovrebbe dare pensiero. I sindacati hanno però chiesto qualcosa in più, nel loro documento è scritto che è necessario uno scudo (parola purtroppo diventata di moda a causa dell’incertezza in cui viviamo) contro i pericoli che possono venire dai salti dell’inflazione. In particolare, hanno chiesto un riscontro annuale, nel mese di giugno, per verificare se i salari hanno recuperato quanto eroso nei mesi precedenti dall’inflazione.
I metalmeccanici hanno già un meccanismo del genere, che ha dato ottimi riscontri in questi ultimi anni, segnati da continui salti inflattivi. Non è detto però che la parte datoriale sia d’accordo, considerando che Federmeccanica, gli industriali metalmeccanici, ha avuto da obiettare sul sistema vigente. E poi c’è chi teme che un riscontro annuale dell’andamento dei salari possa togliere spazio vitale allo sviluppo della contrattazione di secondo livello, che invece giustamente i sindacati hanno chiesto sia allargata, considerando che nelle aziende piccole e anche medie questo tipo di negoziazione è pressoché sconosciuta. Sempre nel capitolo della contrattazione è complesso il nodo dei ritardi che si accumulano nei rinnovi e non sempre per cattiva volontà delle parti. I sistemi per intervenire sono stati già individuati, ma certamente hanno un costo, a volte non indifferente.
Minori problemi dovrebbe portare il capitolo della rappresentanza. Non dovrebbe creare problemi la richiesta dei sindacati di ricevere periodicamente dalle imprese informazioni sulle deleghe necessarie per calcolare la rappresentatività, come anche quella di poter allargare il numero delle imprese in cui è possibile effettuare le elezioni dei membri delle Rsu. È interesse anche delle imprese che sia nota la consistenza di ciascun sindacato, ma anche l’esistenza in fabbrica di una controparte che si attenga ai principi concordati.
Il problema è semmai delle associazioni datoriali perché il loro accordo di inizio luglio sui perimetri contrattuali è rimasto nel vago, servono indicazioni più puntuali. E’ necessario, ad esempio, che si definiscano i limiti di intervento dell’organismo che dovrà monitorare e segnalare i comportamenti delle associazioni non conformi agli impegni presi. Se si riscontrasse una qualche difformità, è opportuno che si possa intervenire.
Oltre a questi due capitoli, centrali, esistono altri temi che non possono non essere affrontati da un accordo generale. E’ convinzione generale, ad esempio, che vada rafforzato il sistema della formazione, che aiuti ad affrontare le transizioni e, per quanto riguarda i sindacati, rafforzi la capacità dei lavoratori di affrontare le difficoltà della caduta del mercato del lavoro. I contratti più avanzati hanno già previsto un diritto del lavoratore alla formazione, ma in realtà nessuna decisione a tratto generale è stata mai presa. E non è possibile limitarsi a un appello per un futuro accordo, perché proprio questo fu il limite del Patto della fabbrica del 2018, che affrontò anche coraggiosamente tanti argomenti, lasciandone però la soluzione a futuri accordi che non sono mai arrivati.
Caso limite, quello sulla partecipazione. L’accordo del 2018 fece un passo in avanti importante, ma tutto poi rimase lettera morta. Adesso il tema è quanto mai attuale e di grande rilievo perché si sposa con quello dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Da qui potrebbe venire un reale salto della produttività, ma è evidente che la funzionalità di questi sistemi va regolata, anche per garantire la difesa dei diritti dei lavoratori.
Insomma, il solco è segnato, è necessario non fermarsi e arrivare a determinazioni ferme su tutti i temi. Un buon sistema di relazioni industriali è determinante per una reale crescita della produttività, che assicuri più forza alle imprese e maggior benessere ai lavoratori.
Massimo Mascini


























