A Genova nuova mattinata di proteste dei lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano dopo l’annuncio dell’aumento della cassa integrazione per tutti gli impianti del gruppo. I lavoratori si sono riuniti in assemblea intorno alle 7 davanti alle portinerie dello stabilimento, per poi dare vita ad un corteo che ha raggiunto l’aeroporto Cristoforo Colombo, che è stato occupato al grido “Lavoro, lavoro”.
“Dichiariamo l’aeroporto occupato finché il governo non ci darà una risposta molto chiara”, ha detto al megafono Armando Palombo della Rsu Fiom Cgil dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Cornigliano, dopo che gli operai hanno fatto irruzione nell’area delle partenze dell’aeroporto genovese. “Non vi faremo chiudere Ilva Genova”, è la scritta che campeggiava sul lungo striscione che ha aperto il corteo dei lavoratori, a cui hanno preso parte anche alcune delegazioni di studenti, sfociato poi nell’occupazione dell’aeroporto.
Inoltre, la nuova istanza di cassa integrazione per l’ex Ilva prevede un aumento pressoché doppio del numero di lavoratori coinvolti, passando dagli attuali 4.450 fino a un massimo di 8.622. La richiesta, ricevuta nella tarda serata di venerdì dal sindacato, ha suscitato la dura reazione della Fiom-Cgil, che contesta sia i contenuti del provvedimento sia le tempistiche con cui è stato presentato, alla vigilia di importanti incontri istituzionali.
A esprimere la contrarietà del sindacato è Loris Scarpa, coordinatore nazionale della siderurgia per la Fiom-Cgil, che in una nota definisce la nuova richiesta “inaccettabile sia nel merito sia rispetto ai tempi”, sottolineando come non tenga conto dei risultati ottenuti dai lavoratori attraverso le mobilitazioni dell’ultima settimana.
Scarpa ricorda che, attraverso scioperi e manifestazioni, le lavoratrici e i lavoratori si sono battuti per difendere l’occupazione, garantire la continuità produttiva degli stabilimenti e gli interventi di manutenzione, oltre che per aprire un confronto concreto sul proprio futuro e sulla prospettiva di un’ex Ilva decarbonizzata. Risultati che, secondo il sindacalista, non sarebbero stati recepiti nella nuova istanza, né per quanto riguarda il numero dei lavoratori interessati né rispetto alle modalità di applicazione della cassa integrazione.
Il coordinatore nazionale della Fiom-Cgil richiama quindi i prossimi appuntamenti istituzionali. Il 20 ottobre è previsto un incontro al Ministero del Lavoro per discutere le misure straordinarie destinate ai lavoratori e chiedere modifiche al decreto del Consiglio dei Ministri del 14 ottobre. Il 27 ottobre si terrà invece un nuovo confronto a Palazzo Chigi, ottenuto, evidenzia Scarpa, grazie alla mobilitazione dei lavoratori.
In entrambe le sedi, annuncia il sindacalista, “chiederemo conto ai commissari straordinari di queste scelte visto che è dall’esplosione dell’Altoforno 1 a maggio del 2025 che non accettiamo e non condividiamo più l’uso della cassa integrazione”.


























