Si è svolto ieri al ministero del Lavoro l’incontro tra i rappresentanti del governo e le organizzazioni sindacali sulla vertenza ex Ilva, con particolare attenzione agli strumenti di tutela dei lavoratori nella fase di transizione industriale. Al centro del confronto, la cassa integrazione, le misure di accompagnamento alla pensione e le garanzie per i dipendenti delle aziende dell’indotto. Il ministero ha confermato che gli interventi previdenziali saranno inseriti nella legge di Bilancio e non in un apposito decreto-legge.
Sulla tutela previdenziale è intervenuto il segretario nazionale della Fim-Cisl, Valerio D’Alò, che ha chiesto di includere tutte le attività dell’ex Ilva nelle misure previste per i lavori usuranti. “La Fim Cisl ha sostenuto con forza l’inserimento delle attività dell’ex Ilva all’interno di questo provvedimento, con l’obiettivo prioritario di mitigare l’impatto sociale della transizione in atto. Nessun settore può rimanere escluso, dato che ogni attività risulta funzionale all’operatività di un’azienda a ciclo integrale. Va approfondito e stabilito questo aspetto ma anche il tempo di attività di ogni lavoratore perché possa poi beneficiare di quanto stabilito”, ha sottolineato D’Alò.
Il segretario nazionale della Fim-Cisl ha poi richiamato l’attenzione sulle criticità del decreto, in particolare per i lavoratori dell’indotto. “Nel corso della discussione sono state inoltre evidenziate alcune criticità nel testo del decreto, sollecitando un maggiore impegno a tutela dei lavoratori delle aziende in appalto, oggi a rischio esclusione a causa della soglia del 50%. Tra le richieste avanzate figura anche l’estensione degli LPU — già previsti per Genova nell’ambito di Ilva in AS — alla realtà di ADI in AS”. Quanto agli incentivi all’esodo e all’isopensione, la Fim ha registrato una disponibilità del ministero ad approfondire le misure in una fase successiva, anche in relazione ai tempi dell’assegnazione degli stabilimenti.
Per Loris Scarpa, coordinatore nazionale della siderurgia della Fiom-Cgil, si è trattato di un incontro importante, dopo settimane di mobilitazione in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva, ma ancora “interlocutorio”. “I lavoratori lottano per il loro futuro, per l’occupazione, la decarbonizzazione e la garanzia della salute e dell’ambiente”, ha ricordato il sindacalista, sottolineando la necessità di prevedere strumenti adeguati, a partire dalle uscite volontarie e dai pensionamenti anticipati, con il riconoscimento del lavoro usurante e dei rischi legati all’esposizione all’amianto e alle sostanze inquinanti.
Sul fronte degli ammortizzatori sociali, la Fiom chiede che venga raggiunto un accordo al ministero del Lavoro per la gestione della cassa integrazione, coinvolgendo anche le aziende dell’indotto. “I lavoratori non dovranno mai rimanere scoperti nella fase di transizione”, ha avvertito Scarpa, ribadendo la necessità di garantire l’integrazione salariale.
A ribadire la necessità di mantenere unito il gruppo siderurgico è stato il segretario nazionale della Uilm, Guglielmo Gambardella, intervenuto dopo l’incontro di questa mattina con le istituzioni locali di Piemonte e Liguria. “Abbiamo ribadito la volontà, espressa unitariamente da Fim Fiom Uilm, di continuare a perseguire una prospettiva industriale di integrità del gruppo Ilva con la presenza centrale dello Stato, peraltro non esclusa nemmeno da Palazzo Chigi. Quindi ci attendiamo che tutte le istituzioni locali dove insistono gli stabilimenti italiani, si esprimano chiaramente per evitare un salto nel buio per non dare spazio alle sirene che annunciano improbabili salvatori della patria o delle regioni. Le economie di scala, la capacità produttiva e di portafoglio prodotti rappresentano i punti di forza del più grande gruppo siderurgico italiano che consente, di conseguenza, la possibilità di mantenere condizioni normative e salari di miglior favore”, ha dichiarato Gambardella.
Il sindacalista ha poi messo in guardia dal rischio di una frammentazione delle attività produttive tra diversi imprenditori. “Un conto è impegnare l’amministrazione straordinaria di provvedere, in una fase transitoria, a fornire i singoli stabilimenti di coils o bramme, in conto lavorazione, altra cosa è poter immaginare una strutturalità a questa condizione con più e diversi imprenditori che non assicurino di essere in grado di realizzare seri piani industriali e adeguate capacità di investire per impianti e infrastrutture”, ha sottolineato.
Per la Uilm è inoltre indispensabile intervenire sulle conseguenze sociali della crisi. “In una prospettiva di medio periodo, di cassa integrazione a zero ore è necessario, prioritariamente adottare strumenti straordinari per affrontare il dramma sociale che è la realtà del presente per tutti i lavoratori, diretti e indiretti, di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera, Paderno Dugnano, Salerno e la direzione della sede di Milano”, ha aggiunto Gambardella, chiedendo alle Regioni di passare dagli impegni alle azioni concrete per ottenere risposte a favore dei lavoratori.
Le garanzie per i lavoratori e per l’indotto sono state al centro anche dell’intervento dell’Ugl Metalmeccanici, presente all’incontro al ministero del Lavoro con il capo di gabinetto, Mauro Nori. La delegazione, composta dal vicesegretario nazionale con delega alla siderurgia Daniele Francescangeli, da Adelmo Barbarossa e dal segretario confederale Aurelio Melchionno, ha chiesto criteri più flessibili per l’accesso agli ammortizzatori sociali, tempi certi per l’erogazione della cassa integrazione e una revisione delle condizioni per il riconoscimento delle mansioni usuranti, tenendo conto del lavoro notturno, delle condizioni climatiche avverse e dell’esposizione all’amianto.
“In una fase così delicata di transizione e ristrutturazione industriale, non possiamo permettere che i ritardi burocratici pesino sulle famiglie e sul futuro dei lavoratori dell’acciaio e dell’indotto. Servono tempi certi, risorse adeguate e provvedimenti concreti”, ha dichiarato Francescangeli.
Sul pagamento della cassa integrazione, il ministero ha assicurato il proprio impegno a evitare ritardi nel caso di erogazione diretta da parte dell’Inps. Secondo quanto riferito dall’Ugl, il dicastero ha inoltre confermato la disponibilità a proseguire il confronto e a fornire risposte sulle questioni sollevate dalle organizzazioni sindacali.
Il prossimo incontro al ministero del Lavoro dovrebbe essere convocato dopo il tavolo del 27 ottobre a Palazzo Chigi, quando è previsto un nuovo passaggio della vertenza.


























