Secondo quanto rileva il rapporto annuale dell’Istat , negli ultimi due anni c’è stato un recupero del numero di occupati, con una crescita “a ritmi più sostenuti” in particolare nel 2016, raggiungendo quota 22,8 milioni. Tuttavia, in Italia l’occupazione è ancora a un livello inferiore di 333mila unità rispetto al periodo precrisi. In Europa, invece, per la prima volta il numero degli occupati ha superato il livello precrisi e il tasso di occupazione è risultato superiore di 0,9 punti percentuali rispetto al 2008 sebbene il valore del 2008 sia stato superato solo in metà dei Paesi.
In Italia, nel 2016 gli occupati sono stati 293mila in più (+1,3%). Gli occupati uomini sono risultati oltre mezzo milione in meno del 2008, mentre le donne hanno superato di 255mila unità il numero di otto anni prima.
L’aumento del tasso di occupazione In Italia prosegue a un ritmo simile a quello dell’Ue: è al 57,2% nel 2016 (+0,9 punti percentuali sul 2015), un valore lontano dalla media europea, soprattutto per la componente femminile (61,4% e 48,1%). Nell’ultimo anno il Mezzogiorno fa registrare l’incremento relativo di occupati più sostenuto (+1,7% rispetto a +1,4 del Nord e +0,5 del Centro), ma è ancora l’area con il maggiore scarto di occupazione rispetto al 2008 (-381mila unità, -5,9%). Il Centro è l’unica ripartizione che a distanza di otto anni mostra un saldo positivo di 113mila unità (+2,4%), mentre al Nord mancano 65mila occupati per raggiungere i livelli del 2008.
Per la prima volta dall’inizio della crisi, nel 2016 aumentano gli occupati di età compresa tra i 15 e i 34 anni (+0,9%). La crescita riguarda anche il corrispondente tasso di occupazione (39,9%, +0,7 punti percentuali) che tuttavia rimane di oltre dieci punti sotto il livello del 2008. Il tasso di occupazione cresce per tutti i livelli di istruzione nel 2016, soprattutto tra i laureati (77,6%, +1,3 punti percentuali sull’anno precedente). L’occupazione continua ad aumentare nelle professioni non qualificate (+2,1%), in quelle esecutive nel commercio e nei servizi (+2,0%), e nelle professioni qualificate e tecniche (+1,8%), mentre diminuisce tra operai e artigiani (-0,5% rispetto al 2015, in valore assoluto oltre un milione in meno che nel 2008).
Nel 2016 oltre il 95% della crescita di occupati è concentrata nei servizi, settore in cui i livelli occupazionali superano di oltre mezzo milione quelli del 2008. Nell’ultimo anno l’incremento di occupazione interessa soprattutto trasporti e magazzinaggio, alberghi e ristorazione e i servizi alle imprese.
Torna a crescere lievemente anche nell’industria in senso stretto ma, rispetto al 2008 questo settore segna ancora una perdita complessiva di 387mila unità (-7,9%). Nel 2016 prosegue e si intensifica, invece, il calo di occupazione nelle costruzioni.
Nelle imprese dell’industria e dei servizi privati il numero di ore lavorate nel 2016 dai dipendenti aumenta del 4,8% su base annua. La crescita è dovuta soprattutto al maggior numero di posizioni lavorative dipendenti (+3,4%) ed è più ampia nei servizi che nell’industria (rispettivamente +5,8% e +3,6%). Le ore utilizzate di Cassa integrazione guadagni (Cig) sono diminuite rispetto al 2015 in tutti i settori di attività economica (13,1 ore di Cig ogni mille ore lavorate utilizzate nel 2016, -4,2 ore ogni mille rispetto al 2015). Nel 2016 crescono le posizioni in somministrazione, anche se a un tasso inferiore rispetto a quello degli anni precedenti (+6,4% sul 2015), che complessivamente superano di quasi un quinto quelle esistenti nel 2008.
Il lavoro permanente a tempo parziale è stato l’unica forma di lavoro a crescere quasi ininterrottamente nel periodo di crisi (+789mila unità, +30,8% dal 2008, di cui +101mila nell’ultimo anno, 3,1% in più). Nel complesso delle forme parzialmente standard e atipiche, dal 2008 gli occupati part time sono aumentati di quasi un milione (+29,3%), arrivando nel 2016 a un totale di quasi 4,3 milioni di persone.
Per la prima volta dall’inizio della crisi diminuisce l’incidenza del part time involontario sul totale degli occupati part time, attestandosi al 62,6% (-1,3 punti percentuali sul 2015), rispetto al 26,1% della media Ue. Dopo il forte calo dell’anno precedente, nel 2016 il numero dei disoccupati diminuisce dello 0,7% sul 2015. Il corrispondente tasso scende dall’11,9% all’11,7%.
Il tasso di mancata partecipazione continua a ridursi, attestandosi al 21,6% dal 22,5% di un anno prima, un valore ancora molto lontano da quello della media Ue (11,7%). Se si sommano i disoccupati e le forze di lavoro potenziali, le persone che vorrebbero lavorare ammontano a poco meno di 6,4 milioni. Per il terzo anno consecutivo si riduce il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, giunto a 13,6 milioni di unità.
Nel 2016, i giovani di 15-29 anni non occupati e non in formazione (Neet) scendono a circa 2,2 milioni (-13 mila, -5,7% rispetto al 2015) mentre la corrispondente quota sui giovani della stessa classe di età si attesta al 24,3% (-1,4 punti percentuali sul 2015). All’interno di questo segmento di giovani le persone in cerca di occupazione sono 960mila, le forze di lavoro potenziali 688mila e gli inattivi che non cercano e non sono disponibili a lavorare 566mila (per un terzo madri con figli piccoli). La condizione di Neet continua a essere più diffusa, oltre che tra le donne, nelle regioni meridionali e tra i giovani che vivono ancora nella famiglia d’origine (che sono i tre quarti).






















