Quella ritratta dal Rapporto 2017 dell’Istat è un’Italia dove le vecchie classi sociali hanno perso significato, dove le diseguaglianze aumentano e i più penalizzati sono gli stranieri e le coppie con figli, tutti a basso reddito.
Per l’istituto, la perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia., laddove la prima ha abbandonato il ruolo di spinta all’equità sociale, mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell’evoluzione sociale (in termini sia produttivi sia di costumi).
Le classi sociali che sopravvivono sono la classe media impiegatizia e quella dirigente, che diventa la classe dell’innovazione sociale in quanto detentrice dei mezzi di produzione e del potere decisionale.
Risulta essere in atto un fenomeno di disgregazione delle vecchie classi sociali, che approfondisce ulteriormente le disuguaglianze tra Nord e Sud: nel Mezzogiorno sono presenti i gruppi sociali con profili meno agiati, al Centro-nord quelli a medio-alto reddito, ma anche le famiglie a basso reddito con stranieri, per scelte lavorative e minori legami territoriali.
I gruppi sociali a basso e medio reddito risiedono più frequentemente nelle aree rurali, dove troviamo il 29.3% delle famiglie tradizionali di provincia e il 28.3% dei giovani blue-collar, e nelle aree mediamente urbanizzate, dove troviamo il 46.1% delle famiglie tradizionali e il 45.8% dei giovani blue-collar. Non è un caso infatti che la maggioranza assoluta della classe dirigente (51.6%) e gran parte delle famiglie con pensioni d’argento (39.3%) e di quelle a basso reddito con stranieri (37.8%) risiedano invece nelle aree altamente urbanizzate.
Nel 2015 la la povertà assoluta ha riguardato circa 1,6 milioni di famiglie, pari al 6,1% delle famiglie residenti. Le famiglie a basso reddito con stranieri risultano essere le più disagiate: sono circa 1.8 milioni, spesso persone sole o coppie senza figli, per un totale di 4.7 milioni di individui. È il gruppo con l’età media della persona di riferimento più bassa, pari a 42,5 anni e presenta le peggiori condizioni economiche, con uno svantaggio di circa il 40% rispetto alla media, nonostante nella metà dei casi la persona di riferimento possiede un diploma di scuola secondaria inferiore e uno su dieci ha un titolo universitario
A seguire nella fascia del disagio troviamo le famiglie a basso reddito di soli italiani, circa 1.9 milioni che comprendono 8.3 milioni di persone. Si tratta nella maggior parte di coppie con figli, in cui la persona di riferimento ha in media 45 anni, un titolo di studio basso ed è operaio in sei casi su dieci. Il reddito familiare risulta circa il 30% in meno rispetto alla media nazionale e un terzo delle persone è a rischio povertà.
Un gruppo esiguo di famiglie in condizioni di disagio sono quelle tradizionali, in media molto numerose e composte da più nuclei. La persona di riferimento ha in media 53.5 anni, possiede al massimo la licenza media, è in un caso su due artigiano o commerciante, mentre il 30% è pensionato.
Ancora,gli anziani soli e giovani disoccupati, circa 3.5 milioni di famiglie, composte per il 60% da persone sole. È un gruppo caratterizzato da basso reddito, diseguaglianze al suo interno e un rischio povertà che interessa quattro famiglie su dieci.
Spostandoci nella parte alta delle classi sociali italiane, la classe più numerosa rilevata è quella composta da famiglie di impiegati, circa 4.6 milioni, nella metà dei casi coppie con figli. Il tenore di vita è buono, la grave deprivazione materiale coinvolge solo il 3.5% degli individui del gruppo.
Per quanto riguarda le pensioni di argento, troviamo circa 2.4 milioni di famiglie, con un età media della persona di riferimento di 64.6 anni e un livello di istruzione alto. Si tratta spesso di coppie con figli ormai usciti dal nucleo familiare, con un reddito elevato in cui il principale percettore è ritirato dal lavoro in due casi su tre e bassi rischi di povertà e grave deprivazione
Infine c’è la classe dirigente, in vetta alla classifica dei più agiati, circa 1.8 milioni di famiglie per 4.6 milioni di individui. Sono famiglie composte per oltre il 40% da coppie con figli conviventi, con una media di età della persona di riferimento di 56.2 anni, che è laureato nella totalità dei casi. Il reddito familiare è più alto del 70% rispetto alla media, derivante da situazioni lavorative piuttosto diversificate. La persona di riferimento è nel 40.9% dei casi dirigente o quadro, nel 29.1% imprenditore e nel 30% ritirato dal lavoro.






















