Il rapporto annuale dell’Istat rileva che nel 2016 l’aumento dell’occupazione riguarda tutte le figure presenti nel mercato del lavoro, compreso il lavoro standard a tempo pieno e a durata non determinata, che cresce dell’1,2% (+191mila unità). L’aumento del lavoro standard riguarda soprattutto i dipendenti, è diffuso in entrambi i generi e in tutte le aree geografiche, ma coinvolge esclusivamente le persone con almeno 50 anni.
Si attenua invece la crescita del lavoro atipico, che interessa esclusivamente i dipendenti a termine (+42mila, +1,8% sul 2015) e in prevalenza quanti hanno contratti con durata inferiore a 12 mesi (+66mila unità, +4,8%). Nel complesso, per quasi sei atipici su dieci il contratto dura meno di 12 mesi mentre circa il 17% ha un contratto di un anno. Continuano a diminuire in misura rilevante i collaboratori (-149 mila unità dal 2008, di cui 42 mila nell’ultimo anno, rispettivamente -32,6% e -12,0%).
Per i giovani di 15-34 anni con lavoro atipico i dati longitudinali del IV trimestre 2016 evidenziano una riduzione nella permanenza dell’occupazione a distanza di 12 mesi: sono ancora occupati il 77,6% dei giovani atipici a fronte dell’82,2% dell’analogo periodo di 12 mesi prima. La minore permanenza nell’occupazione è associata alla crescita dei passaggi verso la disoccupazione o le forze lavoro potenziali. Diminuiscono anche le transizioni verso il lavoro standard (dal 17,7 al 15,4%), anche per via della riduzione della decontribuzione.
Piccoli passi vero la parità di genere nel mercato del lavoro, ma resta ancora forte il gap uomini-donne. Nonostante la superiorità delle donne quanto a livello d’istruzione, nel 2016 il gap nei tassi di occupazione 15-64 anni è ancora forte (18,4 punti percentuali a sfavore delle donne).
La quota di donne che lavora è più alta nelle famiglie di impiegati e in quelle della classe dirigente. In generale, il possesso di un titolo di studio elevato favorisce l’accesso delle donne al mondo del lavoro in tutti i gruppi sociali: il tasso di occupazione passa dal 29,8% delle donne con al massimo la licenza media al 73,3% delle laureate. Nei gruppi a reddito più alto il titolo di studio elevato protegge le donne anche in caso di maternità: il tasso di occupazione delle madri di 25-49 anni in coppia supera il 70% nei gruppi della classe dirigente e delle famiglie di impiegati (media 54,1%) mentre scende sotto la media nei gruppi delle anziane sole e giovani disoccupati e delle famiglie a basso reddito sia con stranieri sia di soli italiani.
Guardando la distribuzione del lavoro tra i componenti delle coppie, emerge che la parità di genere è ancora molto lontana nei gruppi a più basso reddito, in particolare famiglie a basso reddito con stranieri e famiglie tradizionali della provincia, in cui le donne in coppia si occupano esclusivamente del lavoro familiare oppure, quando lavorano, si fanno carico del lavoro familiare in misura maggiore rispetto ai loro partner (svolgendone il 69,1% e 67,4% del totale).






















