“Un Paese diseguale e frammentato nel quale dal 2008 sono aumentate progressivamente povertà e disoccupazione, aggravando le diseguaglianze economiche e sociali, le stesse che hanno generato la crisi”. È quanto si legge in una nota della Cgil nazionale a commento della venticinquesima edizione del Rapporto annuale Istat.
“Il primo elemento di iniquità risiede nella condizione professionale, dunque nella distribuzione del reddito e nella restituzione al lavoro di salari, occupazione e welfare – prosegue la Confederazione – A dividere le famiglie italiane sono anche consumi e condizioni materiali, con un gap tra Nord e Sud del Paese sotto tutti i profili”.
La nota sottolinea inoltre come i dati sull’andamento delle retribuzioni dimostrano che “solo grazie alla contrattazione collettiva la domanda interna ha retto l’urto della crisi globale”. “Eppure – afferma il sindacato – si continuano a privilegiare politiche all’insegna dell’austerità e della svalutazione competitiva del lavoro”.
Secondo la Cgil “investimenti e occupazione si confermano i punti dolenti della nostra economia. Bassa crescita e disoccupazione possono essere risolti solo con un significativo programma di investimenti pubblici e creando lavoro”.
In conclusione la Confederazione sottolinea come siano necessari degli interventi d’impatto “a partire da un Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, vera emergenza del Paese, altrimenti tutte le grandi tendenze socio-demografiche, tra cui spiccano invecchiamento, bassa natalità e difficoltà delle nuove generazioni a lavorare e realizzarsi, continueranno a peggiorare e non troveranno mai soluzione”.






















