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Home - Approfondimenti - Interviste - Se Fca resta ‘’zitella’’. Intervista con Giuseppe Berta

Se Fca resta ‘’zitella’’. Intervista con Giuseppe Berta

di Nunzia Penelope
10 Marzo 2017
in Interviste
Se Fca resta ‘’zitella’’. Intervista con Giuseppe Berta

 

Con l’operazione Psa-Opel il mondo dell’auto subisce un nuovo scossone, che fa tremare anche  Fca. Sergio Marchionne, due anni fa, aveva tentato invano di finire la sua carriera in bellezza, puntando su un grande accordo internazionale con Gm. Che tuttavia, come e’ noto, lo ha respinto. Oggi, dopo l’ultima fusione, l’orizzonte del Lingotto si fa più stretto, e le possibilità per Fca di trovare un partner sembrano sfumare definitivamente. Abbiamo chiesto a Giuseppe Berta quale destino attende Fca, dal suo punto di vista di storico dell’industria.

Berta, cosa vede nel futuro di Fca? e’ destinata a restare zitella?
Oggi non sono tanti i soggetti che potrebbero incorporare Fca nel loro perimetro. L’ipotesi General Motors, su cui Marchionne ha lavorato a lungo, non ha mai assunto vera concretezza, per il secco rifiuto di Mary Barra di prenderla in considerazione.  E sulla carta altri candidati a chiedere Fca in sposa non ce ne sono. Non i giapponesi, e nemmeno la Ford.. Quanto a Volkswagen, certo Trump non lascerebbe la Chrysler ai tedeschi. Dunque, di fatto, Fca e’ bloccata.

Quindi?
A Ginevra Sergio Marchionne ha detto una battuta significativa: ‘’non voglio vendere l’auto a pezzi. Lo faccia chi verrà dopo di me’’. Ecco, penso che proprio questa sarà la strada. Capisco le ragioni di Marchionne, non sarà felice di concludere così la sua carriera, dopo 15 anni al vertice del Lingotto,  ma oggi non ci sono le condizioni per fare un accordo come avrebbe voluto. E nemmeno c’e’ il tempo, visto che entro un anno e mezzo lascerà l’incarico.

L’unica strada in prospettiva e’ quindi lo spezzatino dell’auto?
Se oggi e’ difficile accasare Fca nel suo complesso, sia Gm che Volkswagen hanno invece tutta la convenienza ad attendere un paio di anni e poi prendersi quello che vogliono.La Jeepandrebbe benissimo a General Motors,  mentre in Europa sarebbe molto appetibile una eventuale società, di cui si sta parlando, tra Maserati e Alfa Romeo.

Secondo lei, perché e’ fallito cosi clamorosamente l’accordo con GM?
Marchionne si e’ mosso male. Probabilmente anche sottovalutando la Ceo di General Motors, Mary Barra. Marchionne aveva pensato di poter trovare alleati tra gli azionisti per scavalcarla. Ma gli azionisti le hanno riconfermato la piena fiducia. E’ stata una mossa spericolata, e suppongo che Barra non gliel’avrà perdonata. Ora la Barra ha venduto Opel, che era la sua spina nel fianco. E non ha alcuna necessità di compensare il ‘vuoto’’ facendo un accordo con Fca. Anzi, approfitterà di essersi alleggerita per razionalizzare il business e renderlo più redditivo. Quindi, questa strada per Fca non esiste più.

Anche con Volkswagen i tentativi si sono infranti contro un muro di ostilità. La risposta dell’Ad Muller alle ultime avances di Marchionne da Ginevra rasentava la brutalità.
Tra Fca e Volkswagen c’e’ una storia di brutti rapporti che ha caratterizzato gli ultimi anni. Quindi, normale che non ci pensino minimamente a dialogare con Marchionne. Ma, in prospettiva, come le ho detto, potrebbero essere molto interessati a Maserati-Alfa.

Quindi all’orizzonte non resta che la dissoluzione del gruppo?
Il rischio c’e’. Anche perché il mercato dell’auto non crescerà in futuro, anzi. Il calo demografico, l’invecchiamento delle popolazione, il cambio dei consumi, portano tutti in direzione di una contrazione. Resterebbe la Cina, come mercato di sviluppo, ma quello e’ un mondo a parte. Senza contare le auto senza guidatore, che se pure in Europa non sono facilmente proponibili, nel mercato statunitense possono invece avere uno spazio notevole. E da noi, in ogni caso, il car sharing porta via altre vendite. Dunque, tutto va in direzione di un mercato dell’ auto in decrescita.

Ma ha senso, in questo quadro, che Marchionne punti sulla fascia alta, sulle auto di lusso?
Assolutamente sì. Ci sarà sempre un mercato per auto rivolte a un pubblico che non bada a spese, e che non usa certo il car sharing.

Quindi e’ corretta la svolta decisa per Pomigliano, col trasloco della Panda e l’arrivo delle auto premium?
Che Pomigliano cambi la sua missione produttiva e torni a essere destinata alla realizzazione di vetture col marchio Alfa Romeo e’ giustissimo. Soprattutto, restituisce la fabbrica napoletana alle sue origini, quando apparteneva all’Alfa e all’Iri, prima di cadere in un prolungato cono d’ombra da cui uscì solo nel momento in cui la Fiat decise di allocarvi la produzione della Panda, traslocandola dalla Polonia a Napoli. Ora Marchionne prospetta un nuovo rovesciamento dei ruoli produttivi: la Polonia recupera la Panda e Pomigliano una nuova Alfa Romeo.

Ma i volumi di produzione saranno ovviamente diversi. Auto di lusso se ne faranno molte di meno, rispetto alla Panda.
Si, ma per realizzare auto di fascia alta occorre più tempo, più accuratezza nella lavorazione, e anche più controllo umano e meno automazione. Quindi, non dico che aumenterà l’occupazione, ma si potrà sicuramente conservare quella attuale.

I sindacati non sono così entusiasti. Temono un ricorso alla Cassa integrazione.
Nel breve periodo, ovviamente, potranno esserci problemi. Occorrerà riconvertire le linee produttive e ri-orientare l’impiego dei lavoratori in ragione della nuova missione produttiva, il che potrà comportare il ricorso alla Cassa. Un altro problema è costituito dal temporaneo distacco di una quota dei lavoratori da Pomigliano alle linee di Cassino. Ma sono problemi superabili, in vista di un rafforzamento della struttura produttiva. Piuttosto, vedo un rischio diverso: lo scorso anno abbiamo esportato negli Usa ben 118 mila vetture col marchio Jeep realizzate in Italia, e non vorrei che questi volumi finissero per entrare nel mirino delle propensioni protezionistiche di Trump. Questo sì, sarebbe un problema serio.

Nunzia Penelope

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Tags: Auto
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