INTERROGAZIONI
Giovedì 15 settembre 2016. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Massimo Cassano.
La seduta comincia alle 14.10.
5-09123 Rizzetto: Iniziative in materia di salvaguardia rispetto all’applicazione dei requisiti di accesso al pensionamento previsti dal decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, e quantificazione dei possibili beneficiari.
Il sottosegretario Massimo CASSANO risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato.
Walter RIZZETTO (FdI-AN), pur ringraziando il sottosegretario, si dichiara assolutamente insoddisfatto della risposta da lui fornita, che, tra l’altro, fornisce solo una parte dei dati richiesti. Infatti, solo con riferimento agli ex dipendenti delle Poste italiane, il Governo ha finalmente fatto chiarezza, in relazione all’assenza dei requisiti richiesti per potere usufruire dei provvedimenti di salvaguardia. Non altrettanto si può dire, a suo avviso, con riferimento a tutte le altre categorie di lavoratori, il cui numero non appare determinato. Evidenzia, peraltro, che il Governo non ha indicato quali provvedimenti intende adottare per giungere alla delimitazione definitiva della platea dei beneficiari di un ulteriore e definitivo provvedimento di salvaguardia. Il problema sussiste ed è grave, dal momento che i lavoratori che si trovano o si troveranno tra breve senza stipendio e senza la possibilità di accedere al pensionamento sono molto più numerosi dei circa 1.600 che risulterebbero dall’apposita indagine condotta lo scorso anno dal Senato. È, a suo avviso, inaccettabile che nessuna delle istituzioni o degli enti che sono in possesso dei dati necessari, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministero dell’economia e delle finanze, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Nannicini e l’INPS, sia in grado di elaborare e fornire una stima ragionevole del numero di tali lavoratori, in vista di un provvedimento necessario ed urgente.
5-08597 Porta: Tasso di cambio utilizzato per la determinazione del reddito dei pensionati italiani residenti in Venezuela.
Il sottosegretario Massimo CASSANO risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato.
Fabio PORTA (PD), ringraziando il sottosegretario, dichiara di apprezzare lo sforzo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dell’INPS per trovare una soluzione al problema dei pensionati italiani in Venezuela che, a causa dell’elevato tasso di inflazione e della crescente sopravalutazione del tasso di cambio della moneta locale, che comportano l’aumento nominale del reddito, hanno subito la revoca delle prestazioni assistenziali erogate dall’INPS. Non può tuttavia dichiararsi soddisfatto proprio perché, a oggi, il problema non è ancora stato risolto e il dramma di tali pensionati e delle loro famiglie è ulteriormente acuito dalla difficile situazione istituzionale, economica e sociosanitaria del Venezuela. Ricorda che, per suo tramite, i pensionati del Venezuela hanno inviato una petizione al Vice Ministro dell’economia e delle finanze Enrico Morando e al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Luciano Pizzetti, sollecitando il Governo a trovare soluzioni per l’erogazione di prestazioni non necessariamente legate alle condizioni reddituali dei singoli ma eventualmente anche sotto forma di specifici contributi economici, che rendano meno drammatiche le condizioni dei nostri concittadini e delle loro famiglie.
5-09049 Fedriga: Previsione di esuberi di personale nel piano aziendale della società Ericsson.
Il sottosegretario Massimo CASSANO risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato.
Roberto SIMONETTI (LNA), in qualità di sottoscrittore dell’atto di sindacato ispettivo, ringrazia il sottosegretario per la sua risposta, constatando tuttavia che, stante il mancato accordo tra le parti interessate, non vi è ormai alcuna opportunità per arrestare la procedura per il licenziamento collettivo dei lavoratori in esubero della Ericsson né, tanto meno, per ottenerne il ricollocamento. Osserva, tuttavia, che se il Governo fosse intervenuto in una fase meno avanzata della vicenda, probabilmente il suo peso avrebbe potuto influire positivamente sulle trattative tra le parti, inducendo l’azienda a trovare soluzioni meno traumatiche per i lavoratori.
5-09381 Cominardi: Situazione finanziaria dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) e tutela dei giornalisti freelance.
Il sottosegretario Massimo CASSANO risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato.
Claudio COMINARDI (M5S), ringraziando il sottosegretario per la risposta, sottolinea l’importanza della figura professionale del giornalista per la democrazia. Per tale ragione, a suo avviso, sarebbe necessario garantirne l’indipendenza, anche attraverso il riconoscimento di livelli salariali dignitosi. Rifacendosi alle recenti polemiche sull’alto livello del compenso riconosciuto al nuovo presidente dell’INPGI, Marina Marcelloni, ricorda che, secondo quanto risulta da notizie di stampa, nel 2014 hanno lavorato senza compenso quattro giornalisti free lance su dieci e circa un terzo dei giornalisti iscritti alla gestione separata dell’INPGI hanno redditi estremamente bassi. Osserva che si va diffondendo la figura professionale di coloro che, non iscritti all’albo, esercitano l’attività dei giornalista attraverso la vendita a prezzi irrisori dei diritti d’autore sui loro articoli. Richiama ancora la difficile situazione dei sempre più numerosi giornalisti con partita IVA o ritenuta d’acconto, che percepiscono compensi pari al 17,9 per cento di quelli riconosciuti ai giornalisti con contratto di lavoro dipendente. Si tratta evidentemente, di un grave problema, che mette a rischio, a suo avviso, la democrazia in Italia e che rende urgente un intervento legislativo, sollecitato anche da una lettera inviata recentemente al Presidente del Consiglio dei ministri da parte di una rappresentanza di giornalisti free lance, che chiedono l’introduzione di maggiori tutele nei confronti della loro categoria.
Cesare DAMIANO, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all’ordine del giorno.
La seduta termina alle 14.50.
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Giovedì 15 settembre 2016.
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.50 alle 15.15.
La seduta comincia alle 14.45.
7-00934 Patrizia Maestri: Iniziative per tenere conto, ai fini dell’accesso al pensionamento, delle differenti aspettative di vita e per inserire tra le categorie di lavoratori impegnati in attività usuranti anche gli operatori socio-sanitari.
(Discussione e rinvio).
La Commissione inizia la discussione della risoluzione.
Cesare DAMIANO, presidente, avverte che, secondo quanto convenuto, nella seduta odierna avrà luogo l’illustrazione della risoluzione, nonché l’eventuale svolgimento di interventi di carattere generale, mentre il parere del Governo sarà acquisito in una successiva seduta.
Dà quindi la parola alla prima firmataria dell’atto di indirizzo, on. Patrizia Maestri, per la sua illustrazione.
Patrizia MAESTRI (PD), dopo avere sottolineato come l’attività di operatore socio-sanitario (OSS) sia prevalentemente svolta da lavoratrici, ricorda che gli operatori, a seguito del conseguimento di un attestato di qualifica, al termine di una specifica formazione professionale, svolgono attività indirizzate a soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario e a favorire il benessere e l’autonomia dell’utente. Evidenziato che l’operatore socio-sanitario è, quindi, pienamente inserito nel sistema di welfare pubblico, operando prevalentemente a supporto del personale infermieristico, segnala che in ragione del progressivo processo di invecchiamento della popolazione, si registra una crescente richiesta di tale figura professionale, il cui lavoro, tuttavia, è caratterizzato da un forte grado di fatica fisica e stresspsicologico.
Ricorda, inoltre, che, proprio per effetto dell’incremento della domanda di servizi in ambito socio-sanitario, a tale attività accede un numero sempre crescente di soggetti, prevalentemente donne, che, dopo avere perso il proprio posto di lavoro, a causa della crisi economica, trova la possibilità di reimpiegarsi, ad un’età spesso non più giovane, contraendo, a causa della tipologia del lavoro svolto e della gravosità dei turni, malattie in molti casi invalidanti.
Evidenzia, quindi, che con la risoluzione in discussione si propone di avviare i necessari approfondimenti in vista dell’inclusione della categoria degli operatori socio-sanitari tra i soggetti che svolgono attività usuranti, allo scopo di estendere anche ad essi la possibilità di accedere al pensionamento con requisiti, di età e di anzianità contributiva, ridotti rispetto alla generalità dei lavoratori. Funzionale a tale intendimento è, a suo avviso, l’individuazione di criteri di adeguamento dell’aspettativa di vita che tengano conto delle mansioni svolte, delle qualifiche, della durata dell’attività lavorativa e della prevista durata di erogazione della pensione. Osserva, da ultimo, che la discussione della risoluzione da lei presentata opportunamente coincide con il confronto in corso di svolgimento tra il Governo e i sindacati sui temi della previdenza e può, per questo, fornire ulteriori spunti di approfondimento.
Claudio COMINARDI (M5S), dichiarandosi in linea di principio d’accordo nel ritenere usuranti le mansioni svolte dagli operatori socio-sanitari, ritiene opportuno ampliare il discorso a un orizzonte più generale, allo scopo di individuare i criteri necessari per la definizione delle attività usuranti. Nell’evidenziare che sono diversi i profili professionali che presentano aspetti di particolare pesantezza e pericolosità, ritiene che nell’individuazione dei lavori usuranti ci si debba muovere a partire da valutazioni di carattere scientifico, come quelle presentate a supporto della proposta avanzata dal collega Tripiedi con riferimento ai lavoratori del settore dell’edilizia. A suo avviso, approfondimenti in tal senso potrebbero portare, ad esempio, all’istituzione di un apposito Osservatorio che, anche concentrandosi su macro categorie di lavoratori e non necessariamente sulle singole attività professionali, potrebbe fornire utili indicazioni in vista di successivi interventi legislativi.
Walter RIZZETTO (FdI-AN), pur apprezzando l’iniziativa della collega Maestri, ritiene che la risoluzione non sia lo strumento più adatto per ottenere l’estensione agli operatori socio-sanitari delle disposizioni in tema di accesso anticipato al pensionamento, dal momento che lo stesso risultato potrebbe, a suo avviso, ottenersi inserendo tale categoria tra quelle oggetto delle proposte di legge in materia di lavori usuranti, attualmente in discussione presso la Commissione. Partendo, poi, dal presupposto che ogni lavoro presenta connotazioni, sia pure con gradi diversi, di pesantezza, chiede alla collega Maestri per quale motivo non abbia ritenuto di fare riferimento, nella sua risoluzione, anche agli infermieri, che pure svolgono un’attività professionale caratterizzata da grande impegno fisico e psicologico e turni faticosi, spesso notturni. Infine, pur ribadendo i suoi dubbi sull’appropriatezza dello strumento utilizzato, condivide il richiamo all’opportunità di rivedere i criteri di adeguamento dell’età pensionabile al variare dell’aspettativa di vita, meccanismo a cui è assolutamente contrario e di cui auspica il superamento, tenuto conto anche del fatto che i più recenti dati dimostrano come l’attesa di vita si stia contraendo, anziché incrementarsi.
Marialuisa GNECCHI (PD) ritiene utile ricordare il lavoro finora svolto dalla Commissione sul tema dell’aspettativa di vita e dell’accesso al pensionamento dei lavoratori addetti a mansioni usuranti, richiamando in primo luogo l’esame delle proposte di legge Atti Camera n. 2494 Tripiedi, n. 3600 Damiano e n. 3204 Albanella, concernenti l’accesso anticipato al pensionamento per i lavoratori delle imprese edili e per i lavoratori che svolgono lavori in altezza. Sottolinea che, con tali proposte di legge, la Commissione intende innanzitutto impedire che le risorse destinate al finanziamento dei benefici previdenziali per i lavoratori impiegati in attività particolarmente pesanti, di cui all’articolo 1, comma 3, della legge n. 247 del 2007, siano utilizzate per altre finalità, come avvenuto in passato. Osserva, quindi, che, trattandosi di interventi finalizzati ad utilizzare le risorse già stanziate a legislazione vigente, essi possono essere rivolti solo a categorie circoscritte e non ad un allargamento più generalizzato delle platee previste dalla legislazione vigente. Quanto al tema dell’aspettativa di vita, ricorda che, a seguito della pubblicazione del decreto ministeriale 30 dicembre 2014, che ha disposto, a decorrere dal 1o gennaio 2016, l’aumento di quattro mesi dei requisiti per l’accesso al pensionamento, per adeguarli all’aumento della speranza di vita, ha presentato un’interrogazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il quale ha rappresentato che ad avviso dell’INPS non è possibile condurre approfondimenti in relazione all’aspettativa di vita di alcune categorie professionali, quali, ad esempio, le maestre degli asili nido, gli infermieri e i macchinisti, per la mancanza di dati relativi alla permanenza in vita di tali lavoratori dopo l’accesso alla pensione. Si tratta di una posizione, a suo avviso, difficilmente accettabile, stante l’esistenza di numerosi studi che mettono in relazione specifiche attività professionali a livelli diversi di speranza di vita. Fa riferimento, in particolare, ad uno studio del Ministero dell’economia e delle finanze del 2013, basato proprio su dati INPS, ad uno studio della Banca d’Italia del 2012 e a specifici approfondimenti dell’ISTAT del 2014 e del 2016. Sottolinea, in particolare, che proprio il più recente studio dell’ISTAT evidenzia che l’aspettativa di vita cresce al crescere del livello di istruzione. Ritiene, pertanto, che la risoluzione in discussione possa anche a indurre l’INPS a svolgere quegli approfondimenti che si è dichiarato impossibilitato a svolgere, pur essendo in possesso di tutti i dati necessari. Passando poi al tema dei lavoratori edili, ricorda con quanta fatica la Commissione è riuscita a ottenere l’estensione a tale categoria di lavoratori, con il settimo provvedimento di salvaguardia, dell’applicazione dei requisiti pensionistici antecedenti la riforma Fornero in caso di riconoscimento del trattamento speciale edile, pur trattandosi di una richiesta formulata fin dal gennaio 2012. In ultima analisi, il lavoro fin qui svolto dalla Commissione, di cui la risoluzione in discussione è solo uno dei tasselli, è volto a fornire elementi utili a un lavoro di modifica legislativa che, se non sarà concluso nell’attuale legislatura, potrà dare i suoi frutti nella prossima.
Cesare DAMIANO, presidente, sottolinea l’opportunità della discussione della risoluzione in concomitanza con il confronto attualmente in atto tra Governo e sindacati che ha all’ordine del giorno anche il tema dei lavori usuranti e l’individuazione delle risorse da destinare agli interventi previdenziali da inserire nel disegno di legge di bilancio di prossima presentazione. Ricorda la contrarietà sua e del suo gruppo all’introduzione, ad opera del Governo Berlusconi, del meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile al variare dell’aspettativa di vita prima, poi rafforzato dal Governo Monti in un contesto di ulteriore innalzamento dei requisiti per l’accesso al pensionamento. Si tratta, infatti, a suo avviso, di un meccanismo perverso, che mette in sicurezza i conti pubblici a prezzo di gravissimi sacrifici da parte dei lavoratori.
Sottolinea con soddisfazione, tuttavia, che, dopo tre anni dalla presentazione della sua proposta di legge sulla flessibilità di accesso al pensionamento, grazie al caparbio impegno della Commissione e, in primo luogo, della collega Gnecchi, l’argomento è entrato nell’agenda del Governo, anche se con soluzioni meritevoli di ulteriori approfondimenti. Si dichiarerà parimenti soddisfatto se nel disegno di legge di bilancio sarà prevista anche una soluzione che sganci dalla variazione della speranza di vita l’età pensionabile di alcune categorie di lavoratori che svolgono attività particolarmente pesanti, come quelle incluse nell’elenco da lui creato, quando era Ministro del lavoro. Sarà la prima affermazione di un principio presente nell’ordinamento di diversi Stati nordeuropei ma finora sconosciuto nei Paesi dell’area mediterranea. Passando al tema dei lavoratori edili, sottolinea che, dal momento che gli approfondimenti condotti dalla Commissione hanno mostrato la difficoltà di estendere il catalogo delle attività usuranti in ragione dell’impatto finanziario delle correzioni prospettate, si potrebbe più utilmente ricondurre l’intervento in un diverso perimetro, che, sulla base dei dati INAIL relativi agli infortuni e alle malattie professionali, delimiti le attività lavorative caratterizzate da particolari livelli di pericolosità e impegno, tali da giustificare un accesso al pensionamento con requisiti ridotti, senza considerare gli incrementi dell’aspettativa di vita.
Tiziana CIPRINI (M5S), pur apprezzando l’intento alla base della risoluzione, condivide le osservazioni dei colleghi che avrebbero preferito un approccio generale alla problematica delle attività usuranti. Auspica che il Governo affronti tempestivamente il tema, essendo necessario riconoscere ad alcune attività, quali quelle svolte dai Vigili del fuoco, la connotazione di particolare carattere usurante, essendo a tutti evidente che si tratta di attività che non consentono la permanenza in servizio oltre determinati limiti di età.
Patrizia MAESTRI (PD), dichiarandosi soddisfatta della discussione suscitata dalla sua risoluzione, esprime apprezzamento per gran parte delle osservazioni espresse dai colleghi e ricorda che il Governo, in risposta ad una interrogazione presentata nel giugno 2015, si era dichiarato pronto ad approfondire i temi connessi all’aggancio dell’età pensionabile alla variazione della speranza di vita in appositi tavoli tecnici con l’INPS. Tornando, quindi, al tema affrontato dalla sua risoluzione, ribadisce la necessità di affrontare le problematiche inerenti l’attività degli operatori socio sanitari e, a tale scopo, propone l’effettuazione di un ciclo di audizioni che veda, in particolare, la partecipazione dell’INAIL e dell’INPS nonché di ulteriori soggetti che i colleghi riterranno utile ascoltare.
Cesare DAMIANO, presidente, fa presente che le decisioni in ordine allo svolgimento di eventuali audizioni nell’ambito della discussione della risoluzione potranno essere assunte in una prossima riunione dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti, dei gruppi. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito della discussione della risoluzione ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.25.
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Martedì 13 settembre 2016.
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.10 alle 14.20.
ATTI DELL’UNIONE EUROPEA
Martedì 13 settembre 2016. — Presidenza della vicepresidente della XII CommissioneDaniela SBROLLINI.
La seduta comincia alle 13.40.
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali» e relativo allegato «Prima stesura del pilastro dei diritti sociali».
COM(2016) 127 final e COM(2016) 127 final – Annex 1.
(Seguito dell’esame, ai sensi dell’articolo 127, comma 1, del Regolamento, e rinvio).
Le Commissioni riunite proseguono l’esame dei documenti, rinviato il 22 giugno 2016.
Daniela SBROLLINI, presidente, ricorda che nella seduta del 22 giugno scorso i relatori, deputati Baruffi per la XI Commissione e Mariano per la XII Commissione, hanno svolto le loro relazioni e che sempre nella medesima seduta, davanti alle Commissioni riunite XI e XII della Camera dei deputati e della 11a Commissione (Lavoro, previdenza sociale) del Senato della Repubblica, si è svolta l’audizione informale del Consigliere del Presidente della Commissione europea per il pilastro europeo dei diritti sociali, Allan Larsson, sulla costituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali.
Nella seduta odierna, quindi, avrà luogo il dibattito che si potrà concluderà nelle prossime sedute con l’approvazione di un documento finale, ai sensi dell’articolo 127, comma 2, del Regolamento, nel quale le Commissioni riunite potranno esprimere il proprio avviso sull’opportunità di possibili iniziative da assumere in relazione a tale atto.
Davide BARUFFI (PD), relatore per la XI Commissione, richiama sinteticamente i contenuti della comunicazione della Commissione europea all’esame delle Commissioni riunite, evidenziando la rilevanza del documento sottoposto alla consultazione pubblica, che intende promuovere la costituzione di un pilastro in materia di diritti sociali, affiancando gli altri elementi portanti della costruzione europea al fine di promuovere l’obiettivo del raggiungimento di un’Unione economica e monetaria più profonda e più equa. Ricorda, in particolare, che nell’allegato recante la prima stesura del pilastro dei diritti sociali sono individuati tre ambiti di tutela, relativi, rispettivamente, alle pari opportunità e all’accesso al mercato del lavoro, alla garanzia di condizioni di lavoro eque, nonché alla messa in opera di una protezione sociale adeguata e sostenibile.
Auspica, quindi, che la discussione, che riprende oggi, possa fornire spunti per un approfondimento delle questioni affrontate dalla comunicazione della Commissione, anche in vista dell’elaborazione di una proposta di documento finale da porre in votazione al termine dell’esame da parte delle Commissioni riunite.
Marisa NICCHI (SI-SEL) richiama l’attenzione delle Commissioni sull’importanza del tema oggetto della comunicazione in esame, specialmente alla luce del grave disagio sociale diffusosi nel continente negli ultimi anni che ha portato anche a molte critiche relativamente all’operato delle Istituzioni europee. Pone quindi in rilevo l’opportunità di rafforzare la dimensione sociale, evitando un approccio basato esclusivamente sulle politiche monetarie. Auspica, pertanto, sul piano del metodo, una discussione approfondita, con lo svolgimento di ulteriori audizioni, ritenendo utile un coinvolgimento anche dell’Assemblea su questi temi.
Entrando nel merito del testo in esame, si pone un primo interrogativo in ordine al grado di vincolatività delle azioni che vengono individuate, sottolineando il rischio che si sia in presenza di una lista di buoni propositi, a partire da ciò che concerne il reddito minimo. Esprime quindi il timore che sia sottointesa la visione di un’Europa a due velocità, particolarmente inaccettabile in tema di politiche sociali. Occorrerebbe, invece, ampliare gli strumenti esistenti effettuando un’armonizzazione verso l’alto delle prestazioni erogate. Ribadisce quindi la richiesta dello svolgimento di un ciclo di audizioni per approfondire i temi affrontati in maniera troppo vaga nel documento e agevolare la predisposizione di un documento efficace da parte della Commissioni.
Davide BARUFFI (PD), relatore per la XI Commissione, con riferimento alle sollecitazioni da ultimo rivolte dalla collega Nicchi in ordine allo svolgimento di un ciclo di audizioni nell’ambito dell’esame della comunicazione, invita a considerare che esso si inscrive nel quadro di una più ampia consultazione promossa dalla Commissione che vede il coinvolgimento delle altre Istituzioni dell’Unione europea, le autorità degli Stati membri, i sindacati, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni non governative, i prestatori di servizi sociali, esperti del mondo accademico e singoli cittadini. In particolare, nella comunicazione si evidenzia che le parti sociali dell’Unione europea saranno invitate a svolgere un ruolo attivo nella formulazione del pilastro. Quanto all’ambito di applicazione del pilastro evidenzia che i documenti in esame indicano chiaramente che il pilastro è concepito per la zona euro, ma contempla la possibilità dell’adesione volontaria degli altri Stati membri. Auspica, in ogni caso, che gli spunti che emergeranno nel corso del dibattito possano contribuire all’elaborazione di una proposta di documento finale che rappresenti in modo efficace la posizione delle Commissioni.
Claudio COMINARDI (M5S) osserva che la discussione sui temi affrontati dalla comunicazione in esame è stata finora limitata e poco lungimirante, essendo mancato un reale dibattito sull’istituzione di un reddito di base. Ricorda, in proposito, che il dibattito sviluppatosi in sede internazionale è particolarmente ampio e qualificato, richiamando in primo luogo che l’istituzione di un reddito universale di base è stata discussa nell’ambito della sessione delWorld Economic Forum svoltasi a Davos all’inizio del presente anno e che in Finlandia si stanno sviluppando progetti pilota volti a sperimentare l’introduzione di un reddito universale incondizionato, verificandone gli effetti sulla disponibilità a prestare lavoro. Sottolinea, in particolare, che nell’ambito della sperimentazione elaborata in Finlandia vengono valutati con particolare favore gli aspetti relativi alla semplificazione dell’erogazione dei benefici economici e alla riduzione degli adempimenti burocratici connessi alla loro gestione. Ricorda, altresì, che anche gli imprenditori della Silicon Valley prestano molta attenzione alla sperimentazione di forme di reddito di cittadinanza, che potrebbero contribuire anche a far fronte agli effetti negativi sull’occupazione derivanti dallo sviluppo delle tecnologie informatiche e della robotizzazione. Segnala, in proposito, che sia sbagliato identificare le proposte in materia con una sola parte politica, ricordando che già Nixon all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso avesse sostenuto l’introduzione di un reddito di cittadinanza condizionato a specifici requisiti, proponendo l’avvio di un progetto sperimentale, che tuttavia, dopo aver ricevuto il voto favorevole della Camera, fu bocciato di stretta misura dal Senato. Auspica, pertanto, che si colga l’occasione dell’esame della comunicazione della Commissione europea per porre le basi per la costruzione di un’Europa veramente solidale.
Ileana Cathia PIAZZONI (PD) ritiene utile precisare che il tema del reddito di cittadinanza rappresenta solo un aspetto del pilastro europeo dei diritti sociali e che occorre in primo luogo rafforzare e ampliare gli strumenti esistenti, senza attaccare in maniera pretestuosa le strutture che hanno il compito di erogare i servizi. Ritiene quindi utile non sprecare l’occasione rappresentata dal dibattito sul documento in esame, tenendo bene a mente che le competenze in materia di welfare sono in primo luogo nazionali. Reputa legittimo un dibattito sul reddito di base, ribadendo però l’esigenza di evitare contrapposizioni con gli strumenti esistenti, che hanno assicurato al nostro continente un livello di protezione sociale mai raggiunto prima.
Giulia DI VITA (M5S) si associa alla richiesta di svolgere un ciclo di audizioni per approfondire i temi oggetto di un documento così rilevante.
Daniela SBROLLINI, presidente, rilevando che la richiesta di svolgere ulteriori audizioni sarà sottoposta alla valutazione dell’ufficio di presidenza delle Commissioni riunite, rinvia il seguito dell’esame dei documenti in titolo ad altra seduta.
La seduta termina alle 14.05.


























