I sindacati dei trasporti Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti hanno proclamato uno sciopero nazionale del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari dalle 9.01 alle 17 di giovedì 11 giugno.
“Il Governo ha scelto di ignorare le nostre richieste sui rischi derivanti dalle future gare ferroviarie intercity, dove è emersa la volontà del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di suddividere in tre lotti non equivalenti, anziché in un unico lotto”, scrivono i sindacati in un comunicato unitario. Inoltre, “l’assenza nelle gare di clausole sociali vincolanti, l’incertezza sugli investimenti infrastrutturali e un processo di liberalizzazione che rischia di scaricare i costi su lavoratrici, lavoratori e cittadini sono segnali che potrebbero aprire la strada ad una stagione di dumping contrattuale, accompagnata da una riduzione dell’offerta commerciale a causa del congestionamento della rete e dalla frammentazione del servizio, con inevitabili ripercussioni sulla qualità del trasporto ferroviario reso all’utenza”.
“Quello a cui stiamo assistendo – spiegano Filt, Fit, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast e Orsa – è un attacco al sistema Paese, che non riguarda solo il trasporto Intercity ma che, nell’immediato futuro, rischia di produrre impatti gravissimi anche nel trasporto regionale e sull’alta velocità, segmento redditizio in cui è previsto l’ingresso di un nuovo operatore straniero a cui sarà consentito effettuare il servizio senza vincoli di sistema, favorendo una concorrenza fondata sull’abbattimento del costo del lavoro, ai danni delle imprese, dei ferrovieri e della qualità del servizio offerto, anche a causa delle scellerate e recenti decisioni assunte dall’Art, l’autorità in materia di trasporti”.
“Seppure pronti a confrontarsi sulla materia – affermano infine le organizzazioni sindacali – non siamo disponibili ad assistere in silenzio allo smembramento del trasporto ferroviario e al depauperamento di un asset strategico del Paese sulla pelle di lavoratrici, lavoratori e cittadini”.
“Lo sciopero riguarda sia la questione delle gare sia degli investimenti infrastrutturali nel settore, che, dopo il Pnrr, sono a rischio”. Ad affermarlo il segretario generale della Filt Cgil Stefano Malorgio.“Come dimostra cosa è successo nel sistema dell’alta velocità con forti investimenti e aumento del servizio e cosa non è successo nel sistema delle merci ferroviarie con poche risorse e crisi del sistema, gli investimenti infrastrutturali sono il solo veicolo per dare risposta alla mobilità dei cittadini”.
Secondo il dirigente nazionale della Filt Cgil: “l’idea che la frammentazione in lotti del servizio intercity, aumentando il numero di operatori, aiuti la mobilità delle persone è illusoria. Tale impostazione produrrà solo il depauperamento del gruppo Fs e metterà a rischio i lavoratori per l’assenza di clausole sociali di salvaguardia del lavoro”.
“Sarebbe anche finalmente ora – afferma infine Malorgio – proprio alla vigilia dell’arrivo di un nuovo operatore sulla rete Av, di avere norme che indichino il contratto di riferimento per coloro che investono in Italia. La concorrenza deve essere fatta con regole comuni a tutela di chi ora ci lavora e di chi ci lavorerà in futuro”.
“Le nostre richieste in merito al bando di gara che prevede l’assegnazione in tre lotti non equivalenti del servizio universale degli Intercity non sono negoziabili: lotto unico, clausole sociali e contrattuali vincolanti e CCNL come riferimento obbligatorio per tutta la filiera”, attacca la segretaria generale della Fit-Cisl, Monica Mascia. “In Ferrovia non scioperiamo dall’ultimo rinnovo contrattuale e la protesta –prosegue la nota – che pone all’attenzione dell’opinione pubblica un tema che riguarda l’intera collettività, si è resa necessaria di fronte all’assenza di risposte e alla mancanza di un confronto strutturato con le istituzioni competenti”.
“Non siamo contrari alla divisione in lotti per ragioni astratte o per una presa di posizione contro il principio della concorrenza. Il lotto unico – prosegue Mascia – garantisce universalità e qualità del servizio, tenuta occupazionale e coesione territoriale, assicurando il diritto alla mobilità anche nelle aree non coperte dall’alta velocità. Non si può sacrificare questo diritto a mere logiche commerciali e di mercato. Destrutturare il servizio universale Intercity significa smontare un sistema che oggi funziona perché è integrato. Se il principio della frammentazione trovasse applicazione, a pagarne il prezzo sarebbero prima di tutto le lavoratrici e i lavoratori, oltre che i cittadini, che si troverebbero con un sistema meno efficiente, un servizio potenzialmente meno regolare e una qualità complessivamente più bassa, con significative ricadute sull’occupazione”.
“L’esperienza della liberalizzazione del mercato ferroviario merci nel nostro Paese conferma questi timori: anziché generare benefici, ha prodotto una riduzione delle tutele per i lavoratori e una diminuzione complessiva del trasporto su rotaia. La frammentazione di un modello industriale integrato non ha funzionato né per i lavoratori, né per i cittadini, né per il settore” afferma la segretaria generale Fit-Cisl.
“A questo si aggiunge un aspetto che va chiarito. Il ricorso alla gara e la frammentazione del servizio non possono essere presentati come un obbligo imposto dall’Europa, poiché proprio la normativa Ue consente allo Stato di adottare un modello unitario o fortemente integrato, quando più coerente con continuità territoriale ed efficienza del sistema”.
“Per tutte queste ragioni, e in mancanza di segnali concreti di apertura, abbiamo attivato la mobilitazione a difesa del lavoro, dei cittadini e del Paese, fermo restando che siamo disponibili da subito ad incontrarci con i responsabili del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per individuare, in tempi brevissimi, le soluzioni più idonee per tutti” conclude Mascia.


























