Nel corso della consueta assemblea annuale, l’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) illustra un piano con cinque priorità per far ripartire le infrastrutture in Italia.
“Quello che serve oggi – ha detto il presidente, Claudio De Albertis – è un grande piano di sviluppo industriale e infrastrutturale capace di rinnovare in profondità il paese, consentendogli di superare una volta per tutte il ritardi decennale accumulato nella dotazione di infrastrutture materiali e immateriali e rilanciando nello stesso tempo la produttività delle imprese e la ripresa dell’occupazione”.
Le cinque priorità proposte dall’Ance sono: manutenzione e miglioramento delle infrastrutture esistenti; accelerazione e ampliamento del piano di riqualificazione degli edifici scolastici; assegnazione di risorse necessarie alla realizzazione del piano pluriennale di riduzione del rischio idrogeologico; investimento sui beni culturali e sul turismo, soprattutto al Mezzogiorno e recupero e risanamento infrastrutturale e sociale delle periferie.
“Secondo le nostre valutazioni – ha aggiunto De Albertis – sarebbe possibile mettere in campo 30 miliardi di euro nei prossimi 3 anni, attraverso l’utilizzo delle risorse esistenti e una rinnovata flessibilità per gli investimenti a livello europeo”.
L’Ance stima che con le sue cinque proposte programmatiche gli investimenti in costruzioni nel 2017 potrebbero far registrare un incremento dell’1,1%, rispetto a un calo dell’1,2% stimato se la situazione dovesse rimanere invariata, proprio a causa del termine degli incentivi.
In particolare, per il settore delle abitazioni, si passerebbe da un valore negativo dell’1,1% per gli investimenti, a un aumento dell’1,7%. Per gli edifici non residenziali, invece, si passerebbe da un calo dell’1,4% a un incremento dello 0,3%.
Nell’assemblea si è discusso anche di un piano nazionale per la riqualificazione delle periferie.
“È necessario – continua il presidente dell’Ance – un piano nazionale per le periferie da almeno 5 miliardi di euro, gestito da una cabina di regia governativa, che individui non solo le aree a maggior rischio, ma anche le modalità di intervento da mettere in atto. È evidente che in questa prospettiva il settore delle costruzioni è chiamato a svolgere un ruolo fondamentale”.
“Le imprese di costruzione – ha aggiunto – sono pronte a fare la loro parte, mettendo a disposizione del paese la propria esperienza costruttiva, il know how tecnico, insieme alla profonda conoscenza del territorio e delle sue esigenze”.
Altra proposta discussa in assemblea è una moratoria sugli appalti integrati per non bloccare i cantieri fino al 31 dicembre. De Albertis, riconoscendo che il nuovo Codice degli appalti sia “una rivoluzione da condividere”, aggiunge che “il miglioramento diventa effettivo e apprezzabile solo dopo un periodo assestamento che consenta al nuovo ordine di venire assimilato”. Oltre a ciò, fa notare De Albertis, “la norma del nuovo Codice che prevede l’obbligo per le stazioni appaltanti di mettere in gara esclusivamente appalti basati su un progetto esecutivo, per quanto giusta nei principi e condivisibile negli obiettivi, rischia infatti di rappresentare un ostacolo non superabile nel giro di qualche mese.”
“Per questo chiediamo al Governo – ha concluso – una moratoria che fino al 31 dicembre 2016 consenta alle pubbliche amministrazioni di bandire gare già pronte basate su progetti definitivi.”





























