A dieci anni dal sisma che ha colpito il centro Italia, la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, rivolge un ricordo “alle vittime, alle loro famiglie e a tutte le comunità che hanno vissuto e continuano a vivere le conseguenze di quel dramma”, sottolineando che la ricorrenza “deve rappresentare anche un momento di responsabilità: la ricostruzione deve procedere fino in fondo e deve diventare occasione per costruire territori più sicuri, più forti e capaci di offrire lavoro e futuro”.
Il Rapporto sulla ricostruzione 2026, evidenzia la segretaria, rileva un’accelerazione del processo: oltre 23 mila cantieri privati autorizzati e più di 3.600 interventi pubblici programmati. “Numeri importanti – ha precisato Buonomo – che confermano l’avanzamento della ricostruzione e impongono ora di concentrarsi sulla qualità degli interventi e sul loro impatto sulle comunità”.
“Ricostruire, infatti, non significa soltanto contare cantieri e risorse, ma garantire sicurezza degli edifici, qualità del lavoro, diritti e sviluppo. Per questo dobbiamo rafforzare le politiche di prevenzione del rischio sismico e mettere in sicurezza il patrimonio pubblico e privato, prima che siano le emergenze a imporcelo. Allo stesso tempo – ha ribadito Buonomo – gli ingenti investimenti pubblici devono tradursi in buona occupazione e non possono diventare terreno di compressione dei diritti, dumping contrattuale o aggiramento delle tutele attraverso una proliferazione incontrollata di appalti e subappalti a cascata. Servono controlli efficaci, responsabilità lungo tutta la filiera e l’applicazione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative”.
“Da tempo, la Uil chiede al governo una cabina di regia unica e permanente, presso la presidenza del Consiglio dei ministri, che tenga insieme le politiche di prevenzione e gestione del rischio sismico e del dissesto idrogeologico, superando frammentazioni e sovrapposizioni di competenze. Una cabina di regia – ha concluso Buonomo – che veda anche la partecipazione delle parti sociali, perché il confronto e la condivisione delle scelte consentono di programmare meglio, intervenire prima e utilizzare in modo più efficace le risorse pubbliche”.






























