Il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma, interviene con una lettera al Corriere della Sera sulla contestazione alla premier Giorgia Meloni durante l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo a Taranto e riporta il confronto sulla vicenda ex Ilva al suo terreno, quello del lavoro, della salute e delle prospettive industriali della città. «Le contestazioni alla presidente del Consiglio sono state una manifestazione democratica, un segnale che la popolazione lancia allo Stato», scrive De Palma, sottolineando però che il dissenso verso la premier «non può pensare di trasformarsi in consenso» per l’opposizione.
Per il leader della Fiom, infatti, il segnale più importante arrivato dalla cerimonia è rappresentato dagli applausi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che «rappresentano la speranza nella Repubblica di chi per vivere deve lavorare». Un messaggio che, secondo De Palma, richiama direttamente le parole dello stesso Mattarella sull’«impegno nazionale per occupazione, salute e sviluppo di Taranto». Da qui la domanda rivolta alla politica: «Queste parole nate per Taranto non dovrebbero valere per l’intero Paese?».
Il ragionamento del segretario generale della Fiom si allarga quindi alla crisi della rappresentanza politica. «Abbiamo bisogno di una classe politica meno narcisista», scrive, accusando maggioranza e opposizione di essere troppo concentrate sulla competizione politica mentre «i cittadini chiedono di essere ascoltati ed essere protagonisti, non spettatori». E la crisi di Taranto, nella sua lettura, diventa il simbolo di una più ampia «tempesta economica, sociale e ambientale» che attraversa il Paese: «La rappresentanza politica prima si azzuffa per prendere il comando e poi, preso il timone, comincia a dire che la colpa è degli altri. Intanto la nave affonda».
È sull’ex Ilva, però, che De Palma concentra il cuore della lettera. Il segretario della Fiom rivendica la responsabilità assunta dai metalmeccanici nella vertenza, anche quando il sindacato è stato accusato di essere anti-industriale. «I metalmeccanici sull’Ilva hanno mostrato grande responsabilità nell’interesse di tutti», scrive, ricordando gli scioperi e le iniziative per «salute, ambiente e lavoro» e la battaglia sindacale e legale condotta per tutelare contemporaneamente occupazione e salute.
Per De Palma la chiusura dell’ex Ilva avrebbe conseguenze ben oltre il perimetro dello stabilimento: «Avrebbe un enorme impatto sociale, economico e industriale. Sarebbe una condanna per il futuro, perché dimostrerebbe che siamo un Paese che distrugge e non costruisce». Per questo, ricorda, Fim, Fiom e Uilm hanno individuato due pilastri per il futuro del siderurgico: «decarbonizzazione e occupazione».
«Occupazione, salute e sviluppo» devono diventare, secondo il dirigente sindacale, le priorità per chi governa e per chi ha responsabilità economiche. Ma per realizzarle «si possono realizzare solo con gli investimenti». L’appello è rivolto innanzitutto ai privati: «Se i privati hanno coraggio industriale, che siano imprese o banche, è il momento di dimostrarlo». Servono risorse per compiere «un salto in avanti», a partire dall’attuazione del Dri, senza scaricare il costo della crisi sui lavoratori «licenziandoli o mettendoli in Cig».
La soluzione, aggiunge De Palma, non può però limitarsi alla fabbrica. Serve «un nuovo piano per un nuovo equilibrio tra città e industria», perché il rischio è quello del «declassamento, un’industria in miniatura, un Sud suddito».
Da qui la richiesta più netta contenuta nella lettera: «È urgente un confronto tra le istituzioni locali e nazionali», verificando se esistano industriali realmente disponibili a investire nella realizzazione di un piano straordinario. «Ma in loro assenza – avverte De Palma – serve che lo Stato si assuma la responsabilità con un intervento pubblico diretto». La conclusione torna al rapporto tra la crisi dell’ex Ilva e il futuro del Paese: «Non possono essere cittadini e lavoratori a pagare il prezzo degli errori. L’Italia ha bisogno di Taranto e Taranto ha bisogno dell’Italia».
Nell’ultima parte della lettera, De Palma richiama infine l’articolo 41 della Costituzione: «È ora di attuare l’articolo 41 della nostra Carta: l’iniziativa economica diventi utile all’ambiente, alla salute e alla dignità umana».






























