Dal rapporto “L’Italia nell’economia internazionale” stilato dall’Ice, agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, emerge che il numero degli esportatori ha continuato a crescere nel 2015, raggiungendo così un nuovo massimo di oltre 214.000 operatori. È salito anche il valore medio delle esportazioni per impresa, che ha sfiorato 1,9 milioni di euro. Il rapporto, d’altra parte, mette in luce anche le molte difficoltà delle nostre imprese sul fronte dell’internazionalizzazione.
Condizionate dalle ridotte dimensioni medie aziendali, le imprese italiane “partecipano ancora in misura limitata alle varie forme di produzione internazionale”, considerato il forte divario rispetto agli altri principali paesi europei nella “capacità di attrarre investimenti e risorse qualificate dall’estero.”
A confronto con i principali paesi dell’Area dell’euro, l’anomalia dell’Italia emerge soprattutto considerando le grandi imprese (con oltre 250 addetti), che hanno un peso nettamente inferiore che in Francia, Germania e Spagna, sia in termini numerici che di valore delle esportazioni. Al polo opposto le micro-imprese esportatrici (fino a 9 addetti), pur essendo moltissime, incidono poco sul valore delle vendite all’estero.
Pesano invece molto di più le imprese piccole e medie, che realizzano quasi la metà delle esportazioni italiane, ma appena un quinto di quelle tedesche e un quarto di quelle francesi.
Il numero medio di mercati esteri per esportatore è cresciuto ulteriormente nel 2015, raggiungendo un nuovo massimo (5,85).
Di questo aumento nel grado di diversificazione geografica delle esportazioni si ha riscontro anche nella flessione della quota di imprese presenti soltanto in un mercato estero, scesa al 42,8%. A confronto con Francia e Spagna, l’Italia si caratterizza per un numero relativamente più basso di imprese che esportano in un solo mercato, ma la quota di esportazioni realizzata dalle imprese presenti in più mercati è inferiore a quelle della Francia e della Germania.
La dinamica dell’occupazione è stata migliore nelle imprese esportatrici rispetto alle altre, già prima della crisi. A partire dal 2008, il numero degli addetti è diminuito in modo generalizzato, ma la perdita più forte è stata subita dalle imprese attive soltanto sul mercato interno. A sua volta, la recente ripresa nel numero dei posti di lavoro è stata più forte nelle imprese esportatrici, e in particolare in quelle di minori dimensioni.
Anche le importazioni, e in particolare quelle di beni intermedi, possono concorrere a rafforzare la capacità innovativa e la competitività delle imprese. La relazione positiva tra importazioni e produttività si manifesta in particolare per le imprese esportatrici, soprattutto quelle che svolgono il ruolo di fornitori di input nelle reti produttive internazionali.





























