Dodici milioni: sono ormai un esercito i dipendenti, pubblici e privati, che attendono il rinnovo del contratto di lavoro. Il dato emerge da un’ indagine curata dal Servizio politiche contrattuali della Uil e dal Servizio politiche pubbliche della Uil. Le ripercussioni macroeconomiche di questa condizione di stallo sono evidenti: l’Istat ha infatti rilevato che la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie nel primo trimestre del 2016 è stata la più bassa mai registrata dall’inizio delle serie storiche e cioè da 34 anni a questa parte. ‘’In tali condizioni la ripresa, nella migliore delle ipotesi, non potrà che essere lentissima”, commenta il segretario generale della confederazione Carmelo Barbagallo.
Il rinnovo di un contratto, spiega, non è solo un diritto per i lavoratori, ma è un investimento per la crescita dell’intero sistema economico: “Ciò che le imprese, da un lato, e lo Stato, dall’altro, riconoscono ai propri lavoratori in termini di crescita salariale ritorna alle stesse imprese sotto forma di aumento della domanda di beni e servizi e allo Stato in termini di gettito fiscale. Se, dunque, si rinnovassero entro la fine di questo anno i contratti per tutti gli oltre 12 milioni di lavoratori, l’entità della massa monetaria immessa nei gangli vitali della nostra economia sarebbe enorme. Essere “conservatori”, insomma, non paga per l’insieme delle stesse imprese né per lo Stato: rinnovare i contratti, invece, farebbe bene all’economia del nostro Paese.”
Ma veniamo ai dati raccolti dalla Uil. Per quanto riguarda i 66 contratti del settore privato, l’indagine della Uil rileva che 37 sono scaduti nel 2015 e ne sono stati rinnovati a oggi solo 8 (gomma-plastica, industria chimica, industria alimentari, cooperative alimentari, cemento aziende industriali, cemento Pmi, area porti e fiori recisi). Nel 2016, invece, sono scaduti 21 contratti di cui 5 rinnovati (laterizi industria, laterizi Pmi, trasporto a fune, lapidei industria e ormeggiatori), mentre ulteriori 8 contratti scadranno a fine 2016.
Dall’analisi risulta che i lavoratori privati che hanno visto scadere il proprio contratto nel 2015 e che sono tuttora in attesa di rinnovo sono circa 3.860.000 (3.409.900 nei settori industria, manifatturiero e servizi; 220.000 lavoratori artigiani; 155.910 impiegati in aziende medie e piccole; 52.000 afferenti all’agricoltura; 20.000 ascrivibili al settore cooperativo). I contratti già scaduti nel 2016 riguardano circa 1.765.000 lavoratori (966. 180 nei settori industria, manifatturiero e servizi; 116.690 impiegati in aziende piccole e medie; 680.000 lavoratori artigiani). Entro fine 2016 scadranno ulteriori 8 contratti per un totale di circa 2 milioni. A fine 2016, se non ci saranno ulteriori rinnovi di contratti nazionali, la platea dei lavoratori del settore privato in attesa di contratto sarà pari a circa 7.600.000.
Nel pubblico impiego, ricorda la Uil, i contratti non si rinnovano da oltre 6 anni. Il servizio politiche pubbliche ha elaborato dati ufficiali del ministero dell’Economia e della Ragioneria generale dello Stato del 2014, anche alla luce della recente e nuova definizione dei 4 comparti interessati. Nel primo comparto sono ricompresi i lavoratori dei ministeri (157.808), della presidenza del consiglio dei ministri (2.200), delle agenzie fiscali (52.570), degli enti pubblici non economici (45.739).
Nel secondo comparto si trovano i lavoratori delle Regioni a statuto ordinario e degli enti locali (472.523) e delle Regioni a statuto speciale (93.427). Nel terzo comparto sono collocati gli addetti del servizio sanitario nazionale (663.793). Infine, del quarto comparto fanno parte la scuola (1.038.606), gli istituti di formazione artistica e musicale (9.365), gli enti di ricerca (20.810), le università (101.383). Lavoratori pubblici in attesa di rinnovo, la cui controparte contrattuale però non è più l’Aran, sono anche i vigili del fuoco (33.139), i lavoratori della sicurezza (313.000), le Forze armate (187.000), i lavoratori delle autorità indipendenti (2.085), delle prefetture, della magistratura e della diplomazia (12.753), della penitenziaria (349) e di altri enti e istituzioni (45.133).





























