In occasione dell’assemblea 2016 di Confesercenti, “Città più sicure, economia più forte”, il presidente Massimo Vivoli lancia l’allarme sullo stato di incertezza dell’Italia post-crisi.
Nel corso dell’assemblea, Vivoli sottolinea che la cifra del potere d’acquisto andato in fumo con la crisi ammonta a 118 miliardi di euro, con una perdita di oltre 2.100 euro per ogni cittadino che, in due anni di timida ripresa, ne ha recuperati solo 180.
Secondo il rapporto elaborato per Confesercenti da Cer ed Eures, tra il 2007 e il 2013, anno che ha segnato il culmine degli effetti dell’austerità fiscale, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è diminuito del 10,6%. In termini monetari, la perdita è stata superiore ai 118 miliardi di euro, equivalenti a oltre 2.100 euro per cittadino residente. Nel biennio 2014-15, meno dell’uno per cento della perdita subita è stata recuperata, a conferma ulteriore della debolezza della ripresa seguita alla grande crisi. Ciò significa che ogni residente ha recuperato meno di 180 euro degli oltre 2.100 persi nei precedenti sei anni.
Il crollo del potere d’acquisto ha portato anche ad una riduzione della spesa media familiare, che nel 2014 si assesta sui 2.489 euro, 160 euro al mese in meno rispetto a prima della crisi, nonostante il piccolo recupero (+0,7%) del 2015 sul 2014.
La lunga crisi ha ridotto la presenza di esercizi commerciali in varie aree del territorio, a cominciare dai centri storici e dalle periferie delle città. In media, negli ultimi 5 anni, ogni giorno hanno aperto 114 imprese e 190 hanno chiuso, per un saldo giornaliero negativo di 76 attività. “E’ ora a rischio il pluralismo distributivo italiano, una ricchezza per il Paese, e non solo”, commenta Vivoli.
La perdita di attività commerciali nei centri urbani “avanza quasi inesorabile”: nel 2016 si stimano in Italia oltre 650mila locali commerciali sfitti. Per agevolare il ripopolamento di botteghe, Confesercenti propone un meccanismo “combinato” per riportare i negozi nella città: “una norma che permetta di introdurre canoni concordati e cedolare secca anche per gli affitti di locali commerciali”, ha spiegato Vivoli.
Nel corso dell’assemblea è stato poi presentato un sondaggio condotto da Confesercenti e Swg su un campione di cittadini italiani, il quale rileva che rispetto a un anno fa, quasi un italiano su due (il 43%) segnala di stare vivendo un clima di maggiore incertezza e con prospettive poco rassicuranti non solo a livello personale, ma anche relativamente all’economia italiana e al contesto internazionale, a partire dall’apparente fragilità dell’Unione Europea.
Solo il 21% di italiani- uno su cinque – afferma di sentirsi più sicuro dello scorso anno relativamente alle prospettive personali e dell’economia italiana ed europea in generale, mentre il 36% non rileva cambiamenti. Per il 55% degli italiani intervistati, l’aumento del sentimento di incertezza è legato a doppio filo anche alle ultime vicende internazionali: dall’aumento dei flussi di migranti e rifugiati, segnalato dal 31% dei rispondenti, agli attacchi terroristici – 14% – fino alla Brexit (10%). Più di tutti, però, gli italiani temono il fantasma della crisi: l’eventuale rallentamento della ripresa economica è il maggiore fattore d’incertezza per il 45% degli intervistati.





























