Volendo considerare le notizie emerse dall’elezione della squadra di Vincenzo Boccia, ce ne sono almeno due significative. La prima: non e’ andato in porto il tentativo, lungamente praticato in queste settimane, di riunificare i due fronti che si erano spaccati a marzo: quello dei sostenitori di Boccia contro i fan di Alberto Vacchi. Lo provano sia i numeri del voto nel consiglio generale, sia i nomi della squadra stessa. I numeri parlano chiaro: Boccia era stato eletto con 100 voti, la squadra ne ha ottenuti 107. Qualcuno in piu’, certo: ma non abbastanza per dire che e’ riuscito ad allargare il consenso. La percentuale ottenuta e’ del 70% dei votanti, certo, ma va anche detto che erano molto meno che in marzo: 157, contro 192. Inoltre, vanno conteggiati 37 voti contrari, 12 astenuti e una scheda bianca. Dunque, il fronte dell’opposizione e’ ancora tutto o quasi al suo posto.
Anche dai nomi emerge un quadro simile. Nelle intenzioni, Boccia avrebbe dovuto inserire in squadra almeno un paio di rappresentanti del fronte che aveva sostenuto Vacchi, e infatti erano girati parecchi nomi al riguardo. Nella realta’, pero’, i vicepresidenti eletti stamattina sono per meta’ riconferme della squadra di Squinzi, e cioe’ le tre imprenditrici Antonella Mansi, Licia Mattioli e Lisa Ferrarini, che mantengono le stesse deleghe che avevano con la precedente gestione, e per l’altra meta’ tre new entry nessuna delle quali ascrivibile all’area lombarda o emiliana, e cioe’
Giovanni Brugnoli, ex presidente della Confindustria di Varese, Giulio Pedrollo, di Confindustria Verona, entrambi ‘’bocciani’’, e Maurizio Stirpe, presidente di Unindustria Roma e Lazio, nel ruolo di pontiere tra i due schieramenti.
Il ‘’fronte” Lombardia- Emilia Romagna non compare nemmeno nella lista dei 16 membri dell’advisory board, nuovo organismo introdotto dalla riforma Pesenti come “luogo di elaborazione strategica, laboratorio di idee e competenze da cui, attraverso un confronto dialettico tra imprenditori ed esperti, si attendono contributi sui temi prioritari dell’agenda economica”. Ebbene, in questo prestigioso organismo, la grande industria lombarda e’ del tutto assente. Tra i 16 membri, ci sono invece i rappresentanti di molte aziende pubbliche e molta area romana: Francesco Caio (Poste), Claudio Descalzi (Eni), Giuseppe Recchi (Telecom), Francesco Storace (Enel), Mauro Moretti (Finmeccanica), Vittorio Di Paola (Astaldi), Francesco Gaetano Caltagirone, Carlo de Benedetti, Claudio De Albertis, Claudio Gemme (Fincantieri ), Edoardo Garrone, Mario Moretti Polegato, Roberto Snaidero, Gianfranco Carbonato, Elio Catania (Confindustria digitale) e Luca Garavoglia, della Campari, in pratica unico milanese doc.
Piu’ che una esclusione da parte di Boccia, si dice si tratti di una ‘’autoesclusione’’: in pratica, della volonta’ di Assolombarda e altri di mostrare plasticamente la loro distanza dal presidente incaricato. Vedremo se, in futuro, la frattura si potra’ rimarginare. Per ora, e’ ancora lì, fresca ed evidente.
Ma veniamo alla seconda notizia di peso, che riguarda l’atteggiamento della nuova Confindustria nei confronti dei sindacati. La delega di vicepresidente per le relazioni industriali e il lavoro e’ stata infatti affidata a Maurizio Stirpe, presidente di Unindustria di Roma e Lazio, un uomo di dialogo, in ottimi rapporti con i sindacati, anche personali (ha dichiarato piu’ volte stima per Susanna Camusso), portato alla trattativa piu’ che alla rottura. A lui spetterà il compito di ricucire il filo con Cgil, Cisl e Uil, cercando di avviare quella trattativa sulla riforma della contrattazione che con Squinzi non e’ mai nemmeno iniziata, e che oggi, però, potrebbe sbloccarsi alla luce di alcuni fattori decisivi. Primo dei quali, disinnescare le intromissioni del governo nella partita, cosa sgradita ai sindacati, ma anche allo stesso Boccia, che ha più volte dichiarato senza mezzi termini di ritenere la materia appannaggio esclusivo delle parti sociali. Ma l’unico modo per impedire l’intervento di Palazzo Chigi e’, appunto, quello di fare un accordo tra le parti. L’altro fattore rilevante e’ lo stato di stallo nella trattativa dei metalmeccanici, dove la linea dura di Federmeccanica non sembra al momento aver ottenuto altro risultato evidente se non quello di ricompattare Fiom, Fim e Uilm, portandole a proclamare il primo sciopero unitario da otto anni. Dopo il successo della protesta – che perfino Federmeccanica, ha tutto sommato riconosciuto, pur riducendo le adesioni al 25%, contro il 75% dichiarato dai sindacati- il 6 maggio prossimo la trattativa riprendera’, e si vedra’ se le posizioni saranno cambiate. Ma uno scontro all’ultimo sangue non sembra quello che vorrebbe la nuova presidenza Boccia. Non e’ un caso che come vicepresidente per le relazioni industriali si stato scelto, appunto, non un ‘’falco’’ ma un uomo di dialogo come Stirpe, che per di piu’ non e’ nemmeno un metalmeccanico.
Nunzia Penelope





















