Ogni contrattualista sa che esistono delle condizioni senza le quali le possibilità di raggiungere in una negoziazione un accordo soddisfacente sono estremamente basse.
Condizioni che solo in parte dipendono dalla qualità dei negoziatori e che sono invece strettamente correlate al contesto in cui si svolge la trattativa.
In via preliminare le parti devono avere un reale interesse nel raggiungere un accordo e l’interesse non può essere limitato all’ hic et nunc ma deve tenere conto del pregresso ovvero sia di tutto quello che le precedenti trattative hanno comportato in termini di vantaggi acquisiti per ciascuno delle parti in causa. Devono essere al pari considerate le conseguenze immediate e future dirette e indirette del mancato raggiungimento dell’intesa medesima
Nel corso della trattativa si deve poi seguire una corretta procedura iniziando a trattare dai punti meno controversi e lasciando alla fase finale quelli in cui i contrasti sono più stridenti. Gli interlocutori con cui costruisce l’accordo devono poi avere un effettivo potere negoziale da far valere nel rush finale in cui si chiuderà la trattativa con i titolari effettivi, evitando così perdite di tempo e false illusioni
Rimane infine la questione più importante riguardante la soddisfazione delle parti all’atto della stipula dell’accordo. E’ buono solo un contratto che soddisfa entrambe le parti ed è buono soltanto un contratto che sia effettivamente esigibile. Se noi ora proviamo ad applicare questo schema alla trattativa tra Grecia ed Europa possiamo constatare come nessuna di queste condizioni sia stata minimamente onorata
Al primo punto la valutazione di cosa abbia comportato in termini di vantaggi per i diversi paesi l’introduzione della moneta unica. Credo che tutti i commentatori si siano trovati d’accordo nel sostenere che il paese che più si è avvantaggiato di tale passaggio sia stata la Germania. In primis in termini di bilancia dei pagamenti che dal negativo del 2001 viaggia ora a un livello superiore al 6% contravvenendo tra l’altro a una della clausole di Maastricht; e questo grazie anche al mancato apprezzamento del marco il cui valor senza la moneta unica sarebbe stato sicuramente superiore del 40% con inevitabili conseguenze sulla competitività dei prodotti tedeschi sul mercato estero. Identico vantaggio hanno accumulato le banche che hanno realizzato enormi profitti nel prestare soldi al greci a un tasso del 16% di gran lunga superiore a quello dell’1% a loro praticato dalla BCE.
Certo i Greci sono colpevoli di azzardo morale per aver accesso prestiti che non avrebbero potuto restituire , ma pari azzardo morale hanno avuto i creditori tedeschi che erano a conoscenza della scarsa solvibilità dei debitori. L’abilità dei negoziatori tedeschi è stata quella di aver mantenuto nascosti questi dati di fatto e di essere riusciti a rendere egemonica una narrazione assolutamente parziale in cui la Germania riveste il ruolo della vittima e i suoi cittadini quello dei tartassati costretti a salvare coi propri soldi le economie di paesi inconcludenti e spendaccioni.
Per quanto riguarda la conduzione della trattativa, la recente intervista del ministro Varoufakis al giornale King World News chiarisce come nel corso del negoziato non fosse possibile mai affrontare in modo definitivo ed esaustivo alcun argomento in quanto le controparti ogni volta ne mettevano sul piatto di nuovi, lasciando inconclusi i precedenti e chiedendo una serie di chiarimenti a cui non si dava nessuna importanza. Di fatto il complesso dei provvedimenti è stato affrontato in modo definitivo solo nel corso dell’ultima estenuante trattativa in cui la delegazione greca era sottoposta a una pressione assolutamente intollerabile anche in virtù della messa in circolazione di testi che venivano smentiti e poi ripresentati in primis il Grexit per un quinquennio.
La delegazione greca ha potuto contare sul contributo della Francia nella elaborazione delle sue proposte; un contributo che però non si è dimostrato di nessuna utilità in quanto l’unico interlocutore con potere di firma era la Cancelliera Merkel e il suo algido ministro delle Finanze Schaeuble. La mediazione francese dunque si è tradotta solo in una perdita di tempo e in una falsa rassicurazione per i Greci. Ancora più ininfluente il ruolo dell’Italia che pavidamente si è accodata alla Germania senza mostrare la benché minima autonomia decisionale.
Rimane ad ultimo il nodo principale di ogni trattativa: la soddisfazione delle parti e la reale esigibilità di quanto si è pattuito. E qui il bilancio è ancora più misero. Tutti i commentatori, ivi compresi autorevoli giornali tedeschi, sono concordi nel giudicare quella della Grecia una umiliazione e una resa incondizionata. Tsipras , come riconosciuto dallo stesso Fassina suo amico, non è riuscito a portare a casa null’altro che le briciole. Per la Grecia si è trattata di una vera insopportabile capitolazione che Varoufakis ha paragonato al golpe del colonnelli greci del 1967.
La perdita di sovranità del paese è totale e la Grecia è di fatto una colonia subordinata al controllo della Troika ora definita con un neologismo “ le istituzioni europee” . Per quanto riguarda infine la reale esigibilità dell’accordo ancora più netto il giudizio di economisti e premi Nobel: le misure introdotte sono talmente gravose che ben difficilmente potranno essere onorate e ancora più difficilmente riusciranno a fare uscire il paese dalla recessione che lo schiaccia.
La scelta di Tsipras è stata quella di pervenire comunque ad un accordo e il suo errore clamoroso è stato quello di avere fatto chiaramente intendere alle controparti queste sue intenzioni. E questo ha tolto a lui ogni possibilità di negoziare da condizioni paritarie come gli ha contestato Varoufakis, costretto alle dimissioni, perché all’accordo ad ogni costo si opponeva.
La trattativa dunque era partita col piede sbagliato e totalmente squilibrata a vantaggio della Germania che dell’Europa è di fatto l’amministratore unico, essendo gli altri paesi dei soci di minoranza di nessuna importanza. Nell’immediato ne paga pegno la Grecia ma nessuno ha tenuto in debito conto le conseguenze future che da tale accordo deriveranno. Su questo punto si è ben espresso Romano Prodi commentando la firma dell’accordo: è l’Europa nel suo complesso che ne esce sconfitta ivi compresa la grande Germania che all’Europa e alla irreversibilità della moneta unica , ora messa in discussione, deve la sua prosperità e la sua capacità di competere sul mercato globale.
Roberto Polillo





























