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Home - Approfondimenti - La nota - Ecco tutto quel che c’è da sapere sull’accordo dei Due Mondi

Ecco tutto quel che c’è da sapere sull’accordo dei Due Mondi

10 Luglio 2015
in La nota

“La struttura retributiva è il cuore dell’intesa.” Parole tratte dalle dichiarazioni rilasciate a Torino alle agenzie, nel pomeriggio di martedì 7 luglio, da Pietro de Biasi, il responsabile delle relazioni industriali di Fca, in occasione della firma del nuovo Contratto collettivo specifico di lavoro per gli 85.000 dipendenti della stessa Fca e di Cnhi. E c’è da credergli. Così come abbiamo già raccontato ai lettori del Diario del lavoro, il sistema di premi in larga misura variabili introdotto con l’intesa del 17 aprile, adesso recepita nel Ccsl, ha la funzione di mobilitare il consenso dei dipendenti intorno agli obiettivi perseguiti da Fca nel quadriennio 2015-2018.

Mentre l’articolo 9, titolo terzo, del nuovo Ccsl disciplina la retribuzione base dei dipendenti di Fca e Cnhi, e mentre gli articoli dal 9 al 14 dello stesso titolo disciplinano diverse voci incrementali delle retribuzioni (dai superminimi individuali a varie forme di incentivi), l’attenzione generale è stata richiamata dall’Azienda sull’articolo 16, quello intitolato, per l’appunto, Nuovo sistema retributivo. Ora quello che è interessante notare, innanzitutto, è il carattere programmatico e, per così dire, ideologico della atipica premessa con cui tale sistema viene presentato nel nuovo contratto.

“Nell’ottica del pieno coinvolgimento delle persone nel perseguimento e raggiungimento degli obiettivi dei piani industriali aziendali 2015-2018”, si afferma all’inizio dell’articolo 16, e “con l’obiettivo di far partecipare direttamente tutti i dipendenti coinvolti ai risultati di produttività, qualità e redditività nell’ambito di tali piani, nel quadro di un processo di ulteriore sviluppo del sistema di relazioni industriali partecipative, viene adottato un nuovo sistema retributivo che prevede due elementi addizionali al salario base”.

E vediamo dunque come funzionano questi due elementi addizionali. Il primo, definito “Elemento retributivo per efficienza”, viene calcolato su base annuale ed è relativo ai singoli siti produttivi. Il secondo, denominato “Elemento retributivo per raggiungimento obiettivi Piano industriale 2015-2018”, è invece calcolato su base quadriennale ed è relativo ai risultati raggiunti dal Gruppo nell’intera area Emea (Europa, Medio Oriente, Africa).

Se le cose non andassero bene, i dipendenti del gruppo potranno comunque contare su un’erogazione aggiuntiva e fissa di circa 1.320 euro lordi medi nel quadriennio. Erogazione che sarà versata su base trimestrale a partire dal corrente anno 2015. In pratica, si tratterà di un’erogazione di circa 80 euro lordi medi che arriverà nelle buste paga una volta ogni tre mesi per 4 anni.

Ma i due elementi retributivi sono stati ovviamente studiati in base all’ipotesi che le cose vadano bene, ovvero che il Gruppo raggiunga i suoi obiettivi. In tal caso, il primo premio verrà erogato, su base annuale, all’inizio dell’anno successivo a quello cui si riferisce. Il secondo premio verrà invece erogato, su base quadriennale, all’inizio del quinto anno. In pratica, così come già spiegato qui in un precedente articolo, nel quadriennio un operaio specializzato dovrebbe poter godere di un incremento salariale lordo di circa 7.000 euro, derivante dalla somma complessiva dei due nuovi elementi retributivi. Se le cose poi andassero benissimo, ovvero se i risultati raggiunti dovessero superare gli obiettivi prefissati, l’incremento retributivo raggiungibile dal nostro operaio specializzato potrebbe toccare un tetto di 10.700 euro lordi.

Per quanto riguarda l’inquadramento, il Ccsl in vigore nel gruppo Fca-Cnhi prevede un sistema di “classificazione dei lavoratori” (art. 6, titolo terzo) articolato su 5 gruppi professionali. Poiché ognuno dei tre gruppi più bassi, quelli che vanno dal quinto al terzo, è a sua volta suddiviso su due fasce, in totale ci troviamo di fronte a 8 livelli.

Ebbene, l’articolo 6 bis del Ccsl siglato il 7 luglio introduce invece un “Nuovo inquadramento sperimentale” che riguarderà, almeno per adesso, solo i dipendenti assunti in Fca (Ferrari esclusa) a partire dal 15 luglio 2015. Nel testo dell’articolo, si afferma che “i lavoratori rientranti nelle diverse categorie legali dei quadri, impiegati e operai sono inquadrati in una classificazione unica” articolata su 3 aree professionali.

Orario. All’articolo 4, titolo secondo, il Ccsl specifica che “la durata settimanale del lavoro ordinario è di 40 ore”, calcolate “anche come media plurisettimanale nell’arco di 12 mesi”. Nello stesso articolo si afferma che “la ripartizione dell’orario di lavoro a livello giornaliero e settimanale è stabilita dalla Direzione aziendale previo esame con il Consiglio delle Rsa”. D’altra parte, “i lavoratori non potranno rifiutarsi all’istituzione di più turni giornalieri”. In particolare, lo stesso articolo prevede la possibilità che, nei singoli stabilimenti, vengano adottate forme di utilizzo degli impianti a 18 turni produttivi settimanali o a “ciclo produttivo continuo” anche “oltre i 18 turni” fino a 21 turni settimanali.

Orbene, “fermi restando i sistemi di orario di lavoro a 10, 12, 15, 18 turni o altre turnazioni già applicate, in caso di necessità tecnico organizzativa e produttiva che comporti il cambiamento dello schema di turnazione/orario, l’Azienda, prima di applicare il nuovo schema, avvierà un esame con il Consiglio delle Rsa e, su eventuale richiesta di quest’ultimo, con le Organizzazioni sindacali firmatarie del presente Contratto”. Tale procedura “dovrà esaurirsi entro un periodo massimo di 15 giorni”, al termine del quale “si applicherà lo schema di orario indicato dall’Azienda.

Relazioni sindacali. Scorrendo l’articolo relativo all’orario, ci siamo imbattuti un paio di volte in una dizione fin qui inedita: quella di Consiglio delle Rsa. Di cosa stiamo parlando?

Sulla base di quanto previsto dall’art. 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, il famoso Statuto dei diritti dei lavoratori, l’articolo 1, titolo primo, del Ccsl già contemplava la costituzione di Rappresentanze sindacali aziendali nei singoli siti appartenenti al gruppo Fca-Cnhi.

La novità introdotta dall’accordo del 7 luglio all’articolo 1 bis del Ccsl è appunto quella relativa alla costituzione di un Consiglio delle Rsa. Ora qui va detto che in teoria, in base al citato art. 19, le Rsa vengono nominate dai sindacati territoriali. Tuttavia, premesso che il numero degli Rsa riconosciuti dall’Azienda è proporzionale al numero degli addetti in forza nei singoli stabilimenti, e che una parte di tali Rsa spetta alla Fiom, i cinque sindacati firmatari del Ccsl – e cioè Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Acq – hanno deciso di sottoporre al voto dei lavoratori i propri candidati rappresentanti. I quali, dopo il voto, vengono formalmente nominati dai sindacati stessi in proporzione ai risultati della consultazione.

In conseguenza dell’accordo Cgil, Cisl, Uil – Confindustria del 23 luglio 1993, per anni negli stabilimenti industriali sono state elette le Rsu, ovvero le Rappresentanze sindacali unitarie eredi dei vecchi Consigli di fabbrica nati, a loro volta, dopo l’autunno caldo del 1969. Le differenze teoriche e pratiche fra Rsa e Rsu sono dunque queste. Le prime traggono la propria origine dalla legislazione sul lavoro, le seconde dalla contrattazione interconfederale. Le prime sono nominate dai sindacati, le seconde elette dai lavoratori. Le prime non costituiscono di per sé un organo collegiale, le seconde sì.

La singolare novità definita il 7 luglio è una specie di formula mista che porta alla costituzione di una struttura rappresentativa formata dai delegati prima sottoposti al voto e poi nominati in misura proporzionale al voto stesso dai “soli” sindacati firmatari, ovvero Fiom-Cgil esclusa. Ma la cosa ancora più singolare è che all’origine di questo parto sta la volontà dell’Azienda di creare un unico interlocutore, il Consiglio delle Rsa, appunto, con cui confrontarsi a livello di singolo stabilimento. Una possibilità resa ancora più concreta dal fatto che il citato articolo 1 bis prevede anche l’istituzione, all’interno del Consiglio, di un Comitato esecutivo destinato a diventare il vero interlocutore dell’Azienda.

Viste sommariamente le principali novità del Ccsl datato 7 luglio, cerchiamo adesso di capire il senso di queste novità. Il gruppo Fca-Cnhi è una multinazionale attiva in diversi campi dell’industria metalmeccanica, tra loro, peraltro, contigui. Auto e veicoli commerciali, da un lato. Dall’altro, veicoli industriali, macchine movimento terra, macchine agricole. In particolare, il pezzo forte del gruppo, Fca, ha presentato nella primavera del 2014, a Detroit, un Piano industriale per il quadriennio 2015-2018. Ora, in sostanza, il Ccsl del 7 luglio è uno strumento di attuazione del piano di Fca e di quelli predisposti poi per i diversi sub-settori di Cnhi. E ciò è particolarmente vero, come si è detto, per la parte salariale del Contratto. La quale, come è scritto in termini inequivocabili nella premessa sopra citata, è finalizzata a realizzare il “pieno coinvolgimento” dei dipendenti del Gruppo “nel perseguimento e raggiungimento degli obiettivi dei piani industriali aziendali 2015-2018”. E ciò sventolando davanti ai loro occhi il vessillo su cui è scritto che potranno partecipare ai, ovvero, come definito dal Contratto stesso, ottenere quota parte dei “risultati di produttività, qualità e redditività” che il Gruppo si propone di raggiungere da qui fino alla fine del 2018. Ciò chiarito, il resto viene con sé.

Orario. Con l’accordo del 7 luglio, l’Azienda ha ottenuto dai sindacati firmatari un percorso con cui, sostanzialmente, potrà modulare la turnazione a seconda delle cangianti esigenze di mercati tendenzialmente incerti. Ciò a partire dai 10 turni settimanali, il che vuol dire 2 turni giornalieri di 8 ore ciascuno per 5 giorni alla settimana, fino al massimo possibile dei 21 turni, cioè 3 turni giornalieri per 7 giorni. Per Fca e Cnhi è quel che serve per stare nella competizione globale. Per la vecchia Fiat, se esistesse ancora, sarebbe una vittoria storica. Orario e turnazioni, infatti, sono questioni con cui ha combattuto almeno dalla fine degli anni Novanta, trovandosi talvolta in minoranza anche all’interno di Federmeccanica, così come avvenne con il Contratto del gennaio 2008. Per non parlare dei reiterati scontri in materia alla Sata di Melfi.

Inquadramento. Qui la parola chiave è semplificazione. Questo, infatti, appare essere lo scopo del passaggio tendenziale dagli 8 livelli attuali ai 3 che saranno applicati ai nuovi assunti. Ma qui c’è anche un’altra considerazione che può forse essere avanzata. Un sistema di classificazione basato su 8 livelli tende a riconoscere molteplici differenze di merito tra lavoratori diversamente qualificati e a spingere i migliori su, su lungo la scala dell’inquadramento professionale. Ma adesso la logica è cambiata. Al di là dei convegni che ogni tanto si fanno sulla vexata quaestio del “merito”, par di capire che, nella competizione globale, quello che conta è il merito collettivo rilevabile, come minimo, a livello di stabilimento. E infatti, il primo dei due elementi retributivi addizionali istituiti dal nuovo Ccsl sarà basato su rilevazioni di auspicati efficientamenti effettuate a livello di sito produttivo.

Relazioni industriali. Questo è il risultato di gran lunga più paradossale dell’accordo del 7 luglio. Nel dopoguerra, a partire dalle scissioni del 1948, la divisione fra i sindacati fu vista con favore dalla Fiat perché contribuiva a isolare e ridimensionare la forza della Fiom-Cgil. Negli anni Sessanta, la stessa Fiat guardò con sospetto ai processi unitari che portarono, nel 1972, alla nascita della Flm. Dopo alterne vicende e varie vicissitudini che hanno portato, a partire dal 2009, a un nuovo isolamento della Fiom, il tema dell’unità sindacale viene adesso ripreso in mano dalla nuova Fca, erede della Fiat, anche se limitatamente ai sindacati firmatari del Ccsl. “Si cerca di fare un passo avanti nel senso della responsabilizzazione delle Rsa – ha detto ancora il dottor de Biasi – offrendo loro un’interlocuzione forte che può avvenire solo se vi è un’organizzazione sindacale unitaria.”

Almeno due dei suddetti sindacati firmatari, e cioè la Fim e, con particolare nettezza, la Uilm, si sono peraltro affrettati a smentire di volersi unire in un nuovo sindacato dei dipendenti di Fca. E tuttavia, rimane il fatto che la multinazionale, che guarda all’Italia come a uno dei paesi in cui agisce, anche se rimane il più importante, ha bisogno di semplificare le cose. E, se è lecito esprimere qui una considerazione personale, di semplificare le cose all’interno del mondo Fca, non in Italia. Con il che voglio dire che sbaglierò, ma non credo che Fca punti a costruire in Italia qualcosa che possa essere definito come modello Marchionne. Questa è un’espressione che piace ai giornalisti, nonché ai fautori e ai detrattori delle conseguenze economiche, sindacali e, quindi anche, politiche che l’azione condotta dal Ceo di Fca ha nel nostro paese. Ma quel che interessa a Marchionne e ai suoi collaboratori, a partire da de Biasi, non è riformare l’Italia. Per loro l’importante è far sì che Fca e Cnhi navighino in modo sicuro e veloce nel grande mare della competizione globale.

Ultimo punto. Tutto sembra andare per il meglio, in casa Fca. Nell’ambito del sopra citato piano industriale, sono finalmente arrivati i nuovi modelli, le vendite vanno bene sulle due sponde dell’Atlantico, le fabbriche sono tornate ad assumere ed è stato trovato un accordo importante con i cinque sindacati firmatari. Tuttavia, nelle elezioni dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, i famosi Rls, in corso in tutti gli stabilimenti del Gruppo, la Fiom riesce a conseguire una serie di risultati, a dir poco, incoraggianti. Anche i lavoratori che, appena ne hanno l’occasione, votano Fiom, varcano tutti i giorni i cancelli degli stabilimenti di Fca e Cnhi. Ed è anche dal loro impegno che dipende la possibilità che gli obiettivi dei piani 2015-2018 vengano raggiunti. Qualcuno al Lingotto, a Auburn Hills, o dove che sia, dovrebbe tenerne conto.

@Fernando_Liuzzi

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