Segnali di ripresa dell’economia sono arrivati oggi dal mondo industriale: la produzione è in recupero, la fiducia delle imprese sale, ma per i consumatori è ancora crisi nera. Secondo il Centro Studi di Confindustria la produzione industriale ha riportato ulteriore recupero a luglio, salendo dello 0,2% su giugno, quando già era stato stimato un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente. Bene anche gli ordini in volume, che hanno registrato un aumento dello 0,3% su giugno (-0,7% annuo).
L’Istat, da parte sua, ha constatato che l’indice composito del clima di fiducia delle imprese a luglio è salito a 79,6 da 76,4 di giugno. L’aumento dell’indice complessivo – ha rilevato l’Istat – riflette “il miglioramento della fiducia diffuso in tutti i settori economici oggetto di indagine: dalle imprese manifatturiere e di costruzione, a quelle del commercio al dettaglio e dei servizi di mercato”.
Secondo il centro studi Nomisma questi dati sono “la conferma che si attendeva rispetto al lento miglioramento dell’economia italiana” ma “portano alla luce anche la perdita di potenziale subita dalla nostra industria nell’ultima recessione”.
D’altro avviso le associazioni dei consumatori, decisamente più scettiche. “I dati diffusi oggi dall’Istat parlano di una fiducia delle imprese in crescita. La notizia ci stupisce e, vista la crisi drammatica che il nostro Paese sta attraversando, non riusciamo proprio a comprendere da dove provenga tanto ottimismo”. Così Federconsumatori e Adusbef hanno commentato il dato odierno dell’Istat sulla fiducia delle imprese. “Gli imprenditori hanno forse delle informazioni di cui noi non siamo a conoscenza?! Non ci risulta che il governo stia agendo per una decisa detassazione delle famiglie, annullando l’Imu sulla prima casa, abolendo l’aumento dell’Iva e rinviando la Tares. Allo stesso modo, – hanno rilevato le due associazioni – non stiamo vedendo una politica di investimenti che dia risposte ai problemi relativi al lavoro, in particolare per quanto riguarda l’occupazione giovanile”. L’emergenza occupazione, insomma, resta tutta: lo confermano i dati della Cgil, che avvertono: per rifinanziare la Cig in deroga occorre un altro miliardo e mezzo di euro, altri tre miliardi saranno necessari nel corso del 2014. Insomma, malgrado le buone notizie sulla ripresa dell’economia, i rischi di un autunno da incubo non sono ancora scongiurati.























