“Non serve ulteriore flessibilità”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a Radio Popolare, in merito al confronto con il ministro del welfare, Enrico Giovannini, sul mercato del lavoro. Sul piano del metodo poi Camusso ha affermato che “non c’è più una pregiudiziale nei confronti del sindacato”, ma, ha aggiunto: “pensiamo che il ministro del Welfare non ascolti ciò che gli stiamo dicendo, che senta un po’ troppo le sirene del continuismo”.
“Mi pare – ha detto Camusso – che da un lato ci sia la propensione positiva a dire che le forme di incentivazione e sostegno per nuova occupazione giovanile dev’essere per occupazione a tempo indeterminato; dall’altro lato continuiamo a sentire il ministro fare ragionamenti su ulteriori forme di flessibilità, che sarebbe più corretto chiamare precarietà, e questo ci pare esattamente l’opposto di cui abbiamo bisogno. Che il modello di precarietà sia fallito anche dal punto di vista economico mi sembra evidente”.
Quanto al metodo, “non si può dire che siamo nella stessa condizione in cui eravamo con il Governo Monti: abbiamo avuto modo di incontrare Letta, ci sono incontri al Ministero del Welfare… Non c’è la pregiudiziale, ma mi sembra manchi è la traduzione in pratica, in scelte coerenti di ciò che è emerso da questi incontri”.
E sul referendum svizzero che intende stabilire un tetto al rapporto tra lo stipendio di un operaio e quello di un manager, Camusso commenta: “non so se il referendum è lo strumento giusto, ma che il differenziale nelle retribuzioni sia un problema non c’è dubbio”.


























