“L’analisi della crisi, degli squilibri macroeconomici e dell’evoluzione del contesto economico, finanziario e sociale, a livello nazionale come internazionale, nonché il quadro delle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, sono complessivamente sbagliati”. E’ il giudizio della Cgil sul Def contenuto nel testo consegnato oggi dal sindacato presso le Commissioni speciali di Senato e Camera, in seduta congiunta, in occasione dell’audizione sul documento di economia e finanza. Nel mirino del sindacato “le scelte all’insegna dell’austerità”, tutte, sostiene la Cgil, “a scapito della crescita, dell’equità, della coesione sociale, del lavoro”.
“Sembra – si legge – più una giustificazione delle azioni compiute dal governo che un vero e proprio documento programmatico per il futuro; rimanda tutto al prossimo esecutivo cercando di accreditare l’idea proposta da Mario Draghi che sia stato inserito il ‘pilota automatico’, pilota automatico di un volo, però, che va nella direzione sbagliata”.
Nel dettaglio del testo si osserva inoltre come “l’operazione di pagamento dei crediti delle imprese avrà un impatto debole sulla economia sia per l’incertezza applicativa che, al di la della farraginosità della norma, deve scontare con il vincolo del deficit al 2,9%, sia per la depressione della domanda che non renderà facile la trasformazione della nuova liquidità in investimenti”. La Cgil ritiene che “oltre a evitare la ‘stretta fiscale’ sui redditi fissi prevista tra giugno e luglio, il rapido pagamento dei debiti della Pa alle imprese sia necessario per evitare di bloccare cantieri e produzioni di beni e servizi, quindi per difendere l’occupazione”. Ecco perché il sindacato richiede che “nella erogazione delle risorse sbloccate dal governo sia resa esplicita la priorità dell’utilizzo di tali fondi per il mantenimento dei posti di lavoro e, in generale, la difesa del lavoro”.
Secondo la Cgil, nel Def “non si vedono né i necessari mutamenti strutturali verso nuovi investimenti e creazione di lavoro, né la volontà di aggredire le emergenze sociali, a partire dalla garanzia per gli ammortizzatori sociali e dagli esodati”. Per questo la Cgil, “unitamente a Cisl e a Uil, ritiene necessario ed urgente individuare una normativa ad hoc per far si che non si interrompano dopo il 31 luglio i tanti contratti di tipo precario nelle pubbliche amministrazioni”. Al contrario “sono invece riproposte le vecchie ricette dei ‘tagli lineari’, liberalizzazioni e l’accanimento verso il lavoro pubblico, riducendone occupazione e reddito”. In conclusione la Cgil sostiene la necessità di “un cambio di rotta profondo per assumere l’idea di una nuova trasformazione del modello di sviluppo, fondando la nuova crescita proprio sulla creazione di lavoro e sulla sua valorizzazione, in contrasto con un Def in linea con una politica cieca che aggrava la spirale della crisi e dal carattere molto autoreferenziale che non toglie i dubbi sulla necessità di aggiustamenti ed, ancor di più, ci propone un insufficiente profilo di crescita tale da aggravare le preoccupazioni sulle conseguenze derivanti dalla applicazione del fiscal compact’”. (LF)


























