“La difficoltà dei lavoratori stranieri di parlare in italiano, l’incapacità di esprimersi e di decifrare messaggi e situazioni, come possono essere quelli legati al mondo della sicurezza, sono spesso dei presupposti che favoriscono esclusione sociale e, nel caso specifico del mondo del lavoro, la mancanza di padronanza nell’uso della lingua italiana può essere fonte dell’insorgere di situazioni di rischio e pericolo per persone e cose”. Lo sostiene l’Anmil che ha voluto dedicare uno specifico progetto finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dal titolo “CIS – Cultura Integrazione Sicurezza” e patrocinato dall’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio).
Oggi il progetto C.I.S. si conclude con un convegno presso la sala conferenze della Banca del Monte dei Paschi di Siena. Partecipano ai lavori il presidente nazionale Anmil Franco Bettoni; il pesidente Inail Massimo De Felice; il responsabile scientifico Progetto CIS Sergio Mustica; il direttore scientifico Anmil sicurezza Maria Giovannone; il coordinatore servizi statistico informativi Anmil Franco D’Amico; la mediatrice culturale del gruppo interdisciplinare del progetto C.I.S Dina Guzzardi; il coordinatore “Dossier Statistico Immigrazione” Caritas e Migrantes Franco Pittau; il segretario confederale Cisl Fulvio Giacomassi; il segretario confederale Ugl Paolo Varesi; il responsabile salute e sicurezza Cgil Claudio Iannilli e Marco Lupi del Dipartimento Salute e Sicurezza Uil.
Il progetto, avviato a gennaio 2012, e sviluppato nell’arco di 14 mesi, è nato al al fine di contribuire ad aiutare i lavoratori stranieri che da poco tempo vivono in Italia, ad integrarsi meglio nella società e nel mercato del lavoro mediante un percorso formativo basato sull’insegnamento della lingua italiana e legato ai concetti base della normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro (T.U. 81/2008). Per aiutare i lavoratori è stato anche creato un glossario della sicurezza realizzato in cinque lingue.
I 40 lavoratori stranieri che hanno aderito e partecipato al progetto sono stati individuati e coinvolti grazie all’attività delle varie associazioni di immigrati di Roma e, mediante la pubblicizzazione del progetto con volantini e brochure in tutte le chiese e le comunità religiose per stranieri con il supporto fondamentale della Caritas-Migrantes. Trovati i 40 destinatari del corso di formazione, in base alle lingue più parlate (romeno, inglese, spagnolo, francese, pashto e urdu) sono stati selezionati 5 mediatori culturali, figure chiave del percorso formativo che, innanzitutto, hanno contribuito a far integrare tra di loro i partecipanti e li hanno aiutati anche ad approcciarsi nel modo giusto alle materie e ai docenti, oltre ad aver fornito loro il supporto necessario alla comprensione dei testi e dei contenuti delle lezioni. Nel periodo di svolgimento della formazione in presenza, sono stati organizzati dei focus group con il supporto di una psicologa per analizzare l’andamento del corso, per valutarne l’efficacia e l’impatto sulla vita dei partecipanti.
Con l’ultima lezione di italiano e di sicurezza sul lavoro e con un test di verifica finale dopo il quale si è tenuto un ultimo focus group con la psicologa, così da poter procedere ad una valutazione dell’intero percorso formativo, è stato infine organizzato un workshop di confronto finalizzato a raccogliere osservazioni utili al perfezionamento del percorso di formazione svolto in via sperimentale al fine di cristallizzare, ove possibile, delle buone prassi da replicare e diffondere cui hanno partecipato oltre ai membri interni al progetto, rappresentanti dei sindacati più rappresentativi (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e di alcune associazioni (Caritas Migrantes, Aifos, Progetto Diritti).
Dai test di valutazione, dal focus group e dal workshop di confronto con le altre organizzazioni, dice l’Anmil, “è risultato come lo strumento più efficace sia la dispensa elaborata dai professionisti coinvolti che, insieme al glossario composto da meno di un centinaio di vocaboli basilari, ha consentito in poco tempo di acquisire consapevolezza e conoscenza dei diritti/doveri legati alla prevenzione.
In pratica, la metodologia innovativa appositamente studiata dal progetto C.I.S, è stata “raccolta” in meno di 70 pagine con esercitazioni elementari e corredata da illustrazioni spiegate in modo facilmente accessibile a soggetti di varie culture e con formazioni diversificate, riuscendo ad infondere concetti basilari per affrontare in modo responsabile il lavoro.
D’altra parte, conclude l’associazione, “se la normativa impone il rispetto delle misure antinfortunistiche con l’obbligo per le aziende di informare e formare i lavoratori, allo stesso tempo non indica metodi che semplifichino o garantiscano l’efficacia della formazione a fronte delle problematiche linguistiche e di approccio culturale dovuto alla provenienza da altri paesi”. (LF)
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