“Novembre è stato ancora un mese negativo per l’industria italiana, con un livello produttivo che ormai ha bruciato tutti i passi in avanti del ciclo di ripresa precedente”. Lo ha dichiarato Luigi Sbarra, Segretario Confederale della Cisl, commentando i dati Istat relativi alla produzione industriale di Novembre che vede un calo dell’1,0% rispetto ad ottobre, e del 6,6% nei primi undici mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011.
“Su ciò – aggiunge – influisce anche la recessione dell’area europea, in cui tuttavia a novembre è cresciuta, sia pur di poco, la produzione in Francia, Germania e Regno Unito. La Spagna, al contrario, è nelle stesse condizioni nettamente recessive dell’Italia, a testimonianza che il riequilibrio economico dei conti pubblici senza politiche di crescita ha effetti devastanti sul sistema industriale”. “Sono in recessione – ha proseguito Sbarra – oltre i settori connessi con la domanda interna di consumi ed investimenti, anche le produzioni con maggior capacità di esportazione, che avevano dato un contributo importantissimo alla ripresa precedente. In questa situazione sono in aumento i casi di crisi e difficoltà delle aziende, come prova il forte aumento della richiesta di cassa integrazione”. “La situazione industriale – ha aggiunta – mostra segnali di grande tensione produttiva e sociale, che il nuovo governo dovrà affrontare con grande determinazione. Il punto di partenza, non più differibile, è il rilancio del settore delle costruzioni, la cui profonda crisi è una causa determinante dei bassi livelli di produzione attuale. In particolare l’attenzione va posta sulle infrastrutture necessarie alla crescita e sulla riqualificazione del patrimonio abitativo pubblico e privato”.
“Accanto a nuove politiche industriali nel segno dell’innovazione – ha concluso Sbarra – la gestione di questa difficilissima fase dovrà tenere conto anche del numero crescente di aziende in crisi e ristrutturazione, che non rappresentano un trascurabile incidente di percorso, ma la possibile scomparsa di importanti settori e produzioni dalla nostra struttura industriale. Occorrono strumenti nuovi e più efficaci d’intervento, in grado di coinvolgere capitali privati nazionali ed esteri e soprattutto di ricondurre ad unitarietà il governo delle risorse di provenienza nazionale, europea, regionale e locale, su obiettivi condivisi e con una governance interistituzionale aperta al contributo delle parti sociali”. (LF)



























