“Evitare di imboccare la strada della recessione” e mettere in campo “riforme coraggiose e ambiziose che, nel quadro di una disciplina di rilancio, siano in grado di sospingere la crescita”. Questi i passi da seguire per uscire dalla crisi secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha parlato a Napoli per la seconda tappa degli Stati Generali indetti dalla Confederazione.
“Anche nel Mezzogiorno – spiega Sangalli – c’è necessità di più crescita, perché se cresce il Sud cresce l’intero Paese”. “Servono quindi – secondo il presidente di Confcommercio – misure certamente coraggiose e ambiziose per riqualificare, controllare e ridurre la spesa pubblica”, da attuare “soprattutto nel Mezzogiorno per far fronte alla necessità di investimenti infrastrutturali e logistici” e per “cogliere le opportunità, come nel turismo e nell’economia dei servizi, pigiando quindi sul pedale dell’innovazione tecnologica”.
La crisi, a suo giudizio, ha colpito, nel Mezzogiorno, dove c’è una disoccupazione giovanile che ha raggiunto il 40%, l’11% in più della media nazionale. Ci sono imprese che fanno fatica, che chiudono in nove mesi: quest’anno, tra natalità e mortalità, vi è un saldo negativo di 16mila imprese”. I consumi e il Pil, conclude, “sono fermi e tutto questo ci fa ribadire la necessità e l’urgenza di riforme responsabili, coraggiose e ambiziose in un quadro di riconfermata tutela della legalità e della sicurezza”. Parlando poi delle misure che il governo dovrà prendere, Sangalli ha sottolineato che “Confcommerio è pronta a discutere, con il nuovo governo Monti, misure che mettano in sicurezza i conti pubblici anche perché l’obiettivo è ridurre una pressione fiscale troppo elevata. Ma è necessario anche rimettere in moto la crescita”.
“Siamo pronti a metterci attorno a un tavolo per discutere i provvedimenti che mettano in sicurezza i conti pubblici, ma mostriamo – ha spiegato – forte perplessità su quei provvedimenti che rallentano la crescita e riducono i consumi perché oggi il vero problema è la debolezza strutturale della domanda interna. Se i consumi non ripartono non c’è crescita”.
Secondo i dati forniti da Confcommercio attualmente i consumi delle famiglie si rivolgono “per l’80% alla produzione nazionale” per questo motivo “rilanciando i consumi si rilancia la produzione interna”. Una ricetta potrebbe quindi essere “favorire quei provvedimenti che consentono di liberare le energie del lavoro e delle imprese per arrivare all’obiettivo – ha concluso Sangalli – di ridurre una pressione fiscale che è troppo elevata”.



























