Arriva sulla scrivania del ministro del Lavoro la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Sono stati i sindacati a chiedere l'intervento del Governo, dopo la rottura di ieri sera. Rottura che si è registrata anche sul fronte sindacale. La Fiom soprattutto, ma anche la Fim, non hanno gradito il documento presentato nel pomeriggio da Federmeccanica e, soprattutto, il fatto che il suo presidente Massimo Calearo abbia indetto una conferenza stampa per presentarlo prima ancora di aver ricevuto i commenti dei sindacati. La presentazione alla stampa ha fatto percepire ai sindacati la proposta come definitiva. Nel merito è stata giudicata insufficiente da Fim e Fiom, soprattutto sul salario, 120 euro con sei mesi di allungamento, sulla flessibilità e sulle ferie per i neoassunti. La Uilm, invece, ha sì giudicato insufficiente la proposta, ma ha anche annunciato a Federmeccanica la sua disponibilità a proseguire il negoziato. Ovviamente, è impensabile che la trattativa continui con solo una delle organizzazioni.
La richiesta di chiamare in causa il ministro Damiano, ex dirigente della Fiom allontanato dai metalmeccanici Cgil, ha come primo obiettivo quello di evitare che il direttivo e la giunta degli imprenditori decidano nel pomeriggio di oggi di erogare ai lavoratori aumenti contrattuali decisi unilateralmente dalle imprese. Dipenderà dalle capacità di mediazione di Damiano, che incontra stamani prima i sindacati e poi le aziende, porre rimedio rispetto a una scelta che avrebbe forti ripercussioni sul sistema delle relazioni industriali del Paese. Il difficile non sarà convincere Federmeccanica, ma le aziende, Fiat in testa, che, dopo aver dato per prima già 30 euro di aumento, nei giorni scorsi ha proposto ai sindacati di firmare un precontratto in caso di mancato accordo sul rinnovo. Se oggi, nel parlamentino di Federmeccanica, le aziende, o almeno parte di esse, propenderanno per questa linea, difficilmente l'organizzazione datoriale potrà decidere diversamente dall'avallo o dal dare libertà di scelta ai suoi associati. Tra i sindacati, invece, il chiarimento ci sarà mercoledì, quando si riuniranno le segreterie unitarie. Certo è che questa rottura indebolisce sia i sindacati che Federmeccanica e dimostra, una volta di più, la necessità di rimettere mano alle regole contenute nell'accordo del '93.
Giorgia Fattinnanzi



























