(Dal Resoconto Sommario)
LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11ª)
Presidenza del presidente
ZANOLETTI
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Sacconi
IN SEDE CONSULTIVA
(Doc. LVII, n. 2) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006
(Parere alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame: parere favorevole con osservazioni)
Si riprende l’esame del Documento in titolo, sospeso nella seduta di ieri.
Il senatore PAGLIARULO dichiara preliminarmente di ravvisare nel Documento all’esame segni evidenti della tendenza a modificare nel profondo le strutture di garanzia di diritti e di tutele che negli ultimi decenni hanno consentito non solo in generale la crescita del Paese, ma anche, più nello specifico, un apprezzabile incremento della coesione sociale. Inoltre, sussiste un rapporto molto stretto fra il cosiddetto “Patto per l’Italia” e il DPEF, riscontrabile nella convergente valutazione sul quadro macroeconomico e di finanza pubblica definiti dal Governo, nelle modifiche di fatto che ci si appresta ad introdurre all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nel sostegno di programmi formativi con prime forme di bilateralità, e nella certificazione dell’attività formativa, sempre da parte degli organismi bilaterali. Vi è, in altri termini, un cambiamento profondo delle modalità delle relazioni sociali, che si vuole portare oltre il dualismo naturale tra conflitto e negoziato, e in direzione di un’altra forma di rapporto fra istituzione e sindacato, in contrasto col disposto costituzionale che sancisce il principio della libertà dell’organizzazione sindacale. Da questo punto di vista è corretto, come peraltro ha sostenuto anche il vice Presidente del Consiglio Fini qualche tempo fa, parlare di neo corporativismo.
E’ di oggi la notizia delle critiche severe rivolte dalla Corte dei Conti – che si aggiungono a quelle di ieri sul DPEF – al disegno di legge delega di riforma fiscale, critiche attinenti soprattutto all’aleatorietà della copertura finanziaria. Si tratta di un rilievo che è stato da tempo avanzato dai gruppi politici del Centro sinistra, e che si aggiunge ad altri rilievi formulati in sede europea. Inoltre, la Corte dei Conti avanza riserve anche sul merito della riforma fiscale, e cioè sugli effetti redistributivi della struttura delle aliquote, correlati alla struttura complessiva della spesa sociale.
Relativamente al DPEF, che pure disegna la manovra dal 2003 al 2006, colpisce poi il dato riguardante il PIL del 2002, fermo a quell’1,3 per cento che pure era stato a lungo contestato nei mesi scorsi dal ministro Tremonti. Il Governo è passato progressivamente dalla previsione di un incremento superiore al 3 per cento, al 2,3 per cento, fino all’attuale 1,3 per cento, dando così ragione ad autorevoli enti ed osservatori italiani ed europei, che da tempo consideravano inattendibile le previsioni formulate in sede di predisposizione della manovra di finanza pubblica per il 2002. Gli eventi dell’11 settembre 2001 non possono più essere evocati a giustificare tali errori: di certo, essi hanno determinato un effetto depressivo sull’economia mondiale, ma ormai risalgono a un anno fa. Malgrado l’ottimismo propagandistico del Governo, la realtà è che la ripresa stenta, che la contrazione dei consumi comincia a colpire pesantemente l’industria nazionale, che è ragionevole prevedere per settembre una stretta occupazionale che non colpirà solo la FIAT, ma anche l’indotto, e che, se non saranno assunti gli opportuni provvedimenti, potrà estendersi in modo assai preoccupante. Da questo punto di vista, le prospettive di sviluppo del prodotto interno lordo dipinte per i prossimi anni appaiono sovrastimate in modo arbitrario, come arbitraria è stata l’indicazione per l’anno in corso. Il quadro macro programmatico parla di un incremento del prodotto interno lordo nel 2003 e nel 2004 del 2,9 per cento e per gli anni successivi del 3 per cento, ma il DPEF non motiva tali previsioni, che sembrano formulate più che altro con un intento propagandistico. L’opinione recentemente espressa dalla Corte dei Conti ha posto in rilievo la mancanza di fondamenti economici e finanziari di tali promesse di sviluppo, il che desta forti preoccupazioni quanto all’immediato futuro. Peraltro, la drastica riduzione di spesa prevista dal 2003 al 2006 colpirà inesorabilmente la sanità, la scuola, le pensioni, il pubblico impiego: si tratta di un vero e proprio disegno che aliena il servizio pubblico e lo sposta sul terreno del mercato, ritenendo incompatibili il mercato stesso e il servizio sociale. Così vanno interpretate le inquietanti parole del DPEF relative alle modifiche della struttura sanitaria, che configurano, nei fatti, il passaggio da un meccanismo universalistico di garanzia e di tutela della salute, ad un meccanismo di tipo privatistico, che commisura al reddito individuale le possibilità effettive di fruire delle prestazioni: tale è, in sostanza, il significato del ventilato passaggio dal Servizio sanitario nazionale alla mutualità sostitutiva, che finirà con l’avvantaggiare soltanto le assicurazioni private. Si assume come modello uno dei peggiori sistemi del mondo: quello degli Stati Uniti d’America, ove la sanità non è un diritto ma una merce da acquistare sul mercato. D’altra parte, l’avvento delle assicurazioni private è stato recentemente descritto dal ministro Sirchia come una scelta ineludibile ed una necessità: tutto il contrario di quanto affermò un anno or sono, presentando alle Camere il suo Governo, il Presidente del Consiglio, che indicò, in quell’occasione, nella tutela della salute come uno dei diritti che lo Stato deve garantire ai suoi cittadini indipendentemente dalle loro condizioni sociali.
Nel DPEF, si deve poi registrare l’assenza di qualsiasi indicazione sulle misure da adottare per favorire la stabilizzazione del lavoro precario, la diffusione del quale sta cambiando i profili contrattuali dell’occupazione in Italia. Il tasso d’inflazione programmata all’1,4 per cento, è poi del tutto inattendibile, e destinato a mantenere gli aumenti salariali al di sotto del tasso reale d’inflazione. Vi è poi la vicenda oramai sconcertante dell’aumento delle pensioni minime a un milione, rispetto alla quale va osservato che ancora non sono state distribuite le pur esigue risorse stanziate dalla legge finanziaria: peraltro, un tema così delicato è stato affrontato senza eccessivo rispetto per la parte più debole della popolazione. Occorre infine sottolineare il fallimento delle norme finalizzate a promuovere l’emersione del lavoro nero.
In conclusione, il senatore Pagliarulo rileva che il quadro generale di iniziativa economica appare gravemente fallimentare, e che in esso ben si innesta un DPEF incoerente, fumoso, sbagliato, e caratterizzato da scelte destinate soprattutto a penalizzare la classi sociali meno abbienti.
Il senatore TREU osserva che la valutazione della parte del Documento in titolo di più stretta competenza della Commissione è fortemente condizionata dal quadro generale tendenziale e programmatico che viene delineato dal Governo relativamente all’andamento dei principali indicatori economico-sociali. Questi ultimi, peraltro, vanno considerati anche in rapporto alle promesse ed agli impegni assunti dall’Esecutivo all’inizio della legislatura, e alle successive realizzazioni.
In tale prospettiva, si evidenziano numerose lacune del DPEF, in particolare per quel che riguarda le previsioni di crescita del PIL, che appaiono del tutto irrealistiche, anche relativamente all’1,3 per cento indicato per il 2002. Non a caso, su tali valutazioni si sono appuntate gran parte delle osservazioni critiche rivolte dall’Unione Europea al Governo italiano. Appaiono inoltre poco credibili le indicazioni del Documento riguardanti le ipotesi di riduzione della spesa corrente, mentre gli accenni alla spesa sociale risultano troppo vaghi e lo stesso Governatore della Banca d’Italia, intervenendo presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato, ha sollecitato maggiore chiarezza su questo punto. Si tratta infatti di una questione estremamente rilevante, soprattutto per quel che riguarda le note difficoltà della spesa sanitaria, a fronte delle quali, nel DPEF, il Governo propone misure di tamponamento assai discutibili, e basate, in sostanza, sulla reintroduzione dello screditato sistema delle mutue.
Un ulteriore elemento di perplessità deriva dall’indicazione del tasso d’inflazione programmata all’1,4 per cento per il 2003: si tratta di una stima molto riduttiva, anche rispetto alle indicazioni provenienti da altri Paesi membri dell’Unione Europea. D’altra parte, uno scostamento rilevante del tasso d’inflazione reale rispetto a quello indicato dal Governo potrebbe produrre conseguenze gravi in ordine all’andamento delle retribuzioni, che non mancherebbero di pregiudicare seriamente anche le premesse sulle quali poggia il cosiddetto “Patto per l’Italia”: al di là del giudizio su tale accordo, occorre osservare che vi sono i presupposti affinchè esso diventi non tanto il principale sostegno del Documento di programmazione economico-finanziaria, quanto la sua prima vittima. Del resto, la stessa idea che la concertazione con le parti sociali debba offrire un supporto ad un Documento che investe direttamente la responsabilità politica del Governo appare alquanto discutibile. Passando ad esaminare la parte del DPEF dedicata ai temi del lavoro, il senatore Treu osserva che sono del tutto indefiniti gli strumenti e gli interventi con i quali il Governo intende perseguire l’obiettivo dell’innalzamento del tasso di occupazione. La flessibilità, più volte evocata, è senz’altro un fattore importante, ma da sola, al di fuori di un contesto generale di crescita, non è in grado di sostenere un processo di incremento dell’occupazione. Un altro strumento è costituito indubbiamente dagli incentivi all’occupazione, che, però, il DPEF liquida in modo molto sbrigativo, senza chiarirne i contorni e senza indicare quali risorse verranno stanziate per essi. Anche l’aumento delle retribuzioni lorde indicato dal Documento nella misura del 3 per cento costituisce una mera enunciazione, non sostenuta da alcun dato. La stessa genericità rende poi inattendibili gli impegni in materia di riduzione del costo del lavoro.
In materia di selettività degli incentivi all’occupazione, vengono formulate due indicazioni condivisibili, sui soggetti deboli e sui contratti formativi. Mancano del tutto, però, indicazioni sulla stabilizzazione dei contratti di lavoro a tempo determinato, che pure costituisce un elemento rilevante della strategia dell’Unione Europea in materia di occupazione, e sulle misure da adottare per aumentare il tasso di occupazione degli anziani.
Sugli ammortizzatori sociali – prosegue il senatore Treu – a fronte di un apprezzabile incremento dell’indennità di disoccupazione, persiste l’assenza di impegni sull’estensione delle tutele ai soggetti che ne sono attualmente privi. Su questo argomento i Gruppi politici del Centro-sinistra si accingono a presentare un disegno di legge di riforma complessiva del settore.
Dagli accenni alla promozione di nuova occupazione regolare non si comprende se il DPEF alluda ad una ripresa degli interventi per l’emersione del lavoro nero o si riferisca ad altre misure. Su un altro versante, la parte del Documento dedicata alle pari opportunità è estremamente sintetica e lascia molto a desiderare quanto ai contenuti, limitandosi a perorare genericamente un rafforzamento dei servizi alle famiglie come strumento per favorire l’innalzamento del tasso di occupazione femminile. Il capitolo dedicato ai servizi sociali è senza dubbio più analitico, ma desta forte perplessità il fatto che per i numerosi interventi in esso elencati non siano previsti finanziamenti aggiuntivi, dato che essi dovrebbero essere coperti, secondo il Documento, dalle risorse esistenti.
Il capitolo sulla previdenza ripropone indicazioni molto generiche, e non chiarisce alcuni interrogativi di fondo: in particolare, non è chiara la posizione del Governo circa l’eventualità che il trattamento di fine rapporto sia devoluto obbligatoriamente alla previdenza integrativa, né si comprende quali categorie di lavoratori siano destinatarie delle misure di riequilibrio delle aliquote contributive alle quali fa cenno il Documento in discussione. Gli incentivi previsti per l’innalzamento dell’età pensionabile appaiono infine del tutto insufficienti.
In conclusione, il Documento di programmazione economico-finanziaria delinea un quadro macroeconomico preoccupante, è reticente sulle più importanti questioni di politica economica ed appare generico e limitato in particolare nelle parti relative allo Stato sociale. Appaiono pertanto del tutto giustificati i rilievi critici recentemente avanzati dalle autorità europee sulla manovra di finanza pubblica progettata dal Governo italiano.
Il sottosegretario SACCONI interviene brevemente per sottolineare lo stretto legame tra il “Patto per l’Italia”, siglato il 5 luglio scorso, e il Documento di programmazione economico-finanziaria, richiamando in particolare l’attenzione della Commissione sul carattere innovativo delle misure previste per il riordino degli ammortizzatori sociali. Di tali interventi, l’aumento dell’indennità di disoccupazione costituisce peraltro una importante premessa.
Il senatore BATTAFARANO, anche a nome dei senatori PAGLIARULO, DATO e RIPAMONTI, dà lettura del seguente schema di parere contrario sul Documento in titolo:
“La Commissione lavoro esprime parere contrario, per quanto di competenza, sul Documento di programmazione economico-finanziaria per il triennio 2003-2006, per le seguenti ragioni:
il DPEF manifesta il carattere fallimentare della politica economica del Governo;
sovrastima la crescita del PIL nel prossimo quadriennio e prevede una riduzione drastica della spesa corrente e della spesa sociale;
gli interventi sul fisco, ammortizzatori sociali, mercato del lavoro e opere pubbliche risultano finanziariamente non coperti;
recepisce il Patto per l’Italia, su cui il giudizio è severamente negativo;
conferma l’attacco all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori;
è del tutto deludente lo stanziamento di risorse finanziarie (700 milioni di euro) per la riforma degli ammortizzatori sociali;
il Governo continua a trascurare i tanti lavoratori atipici e precari privi di tutela;
la delega per la riforma della previdenza prevede l’inaccettabile riduzione dei contributi del 3-5 per cento;
solo una minoranza dei pensionati sotto i 516 euro mensili ha ottenuto l’aumento promesso;
il Governo rinuncia ad estendere il Reddito minimo d’inserimento e lo scarica a regioni ed enti locali;
non assicura lo stanziamento di risorse finanziarie sufficienti per coprire il costo del contratto dei pubblici dipendenti;
non adegua le risorse finanziarie per attuare la legge-quadro di riforma dell’assistenza sociale;
impegna il Governo a:
1. aumentare sensibilmente le risorse finanziarie per la riforma organica degli ammortizzatori sociali;
2. estendere le tutele ai lavoratori atipici e precari;
3. varare la riforma del processo del lavoro con una riduzione dei gradi di giudizio e un’accelerazione dei tempi;
4. attuare la legge-quadro sull’assistenza, aumentando le risorse finanziarie e prevedendo programmi specifici per le persone anziane non autosufficienti;
5. accantonare l’idea della riduzione dei contributi previdenziali del 3-5 per cento;
6. stanziare le risorse finanziarie per assicurare a tutti i pensionati sotto i 516 euro mensili l’integrazione promessa;
7. garantire la copertura finanziaria dei contratti del pubblico impiego per gli anni 2002-2003.”.
Il PRESIDENTE dà quindi lettura del seguente schema di parere favorevole con osservazioni:
“La 11a Commissione, esaminato il Documento in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole, con le seguenti osservazioni:
– le linee programmatiche in materia di lavoro e previdenza sono conformi a quelle delineate nei relativi disegni di legge (collegati alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2002-2006) attualmente all’esame delle Camere nonché nel recente accordo del 5 luglio 2002 (“Patto per l’Italia”);
– l’obiettivo di un tasso di occupazione pari al 58,8 per cento nel 2005 appare in linea con l’indirizzo comunitario di un tasso vicino alla soglia del 70 per cento nel 2010. Tale processo di elevamento costituisce una condizione essenziale sia per l’ulteriore crescita economica dei Paesi avanzati sia per la sostenibilità finanziaria dei relativi sistemi di sicurezza sociale;
– entrambi i valori percentuali summenzionati possono essere conseguiti solo a condizione che vengano adottati ed attuati i suddetti provvedimenti legislativi;
– in ogni caso, l’introduzione di nuovi elementi di flessibilità nel mercato del lavoro, la contestuale revisione del sistema degli ammortizzatori sociali nonché di quello degli incentivi all’occupazione e dei contratti a contenuto formativo richiedono la collaborazione delle parti sociali sia per una compiuta elaborazione e definizione normativa sia per la piena attuazione;
– particolarmente apprezzabile appare l’impegno di elevare la misura e la durata dell’indennità ordinaria di disoccupazione attraverso la legge finanziaria. Questa soluzione ridurrà notevolmente le differenze di tutela oggi esistenti tra i lavoratori che beneficiano di tale istituto e quelli che godono dei trattamenti ordinari e straordinari di integrazione salariale e dell’indennità di mobilità;
– una specifica attenzione deve essere rivolta – come fa anche il Documento in titolo – alle classi che presentano oggi un tasso di occupazione particolarmente basso, quali le donne e i soggetti di età compresa tra i 55 e i 64 anni;
– in tale ambito, giustamente il Documento sottolinea l’esigenza di procedere a una celere realizzazione del piano nazionale degli asili nido, in quanto tale tipologia di servizio è oggi generalmente considerata come una variabile avente influenza molto importante sull’occupazione femminile;
– in ragione dei motivi sopra esposti, anche la riforma delle pensioni, come del resto già prospettato nell’attuale disegno governativo di delega, deve essere intesa ad assicurare sia la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale sia l’elevamento del tasso di occupazione dei lavoratori anziani;
– di conseguenza, come opportunamente ricorda il Documento in titolo, l’adozione di misure di incentivo alla prosecuzione dell’attività lavorativa, un’adeguata rimodulazione della cumulabilità tra trattamenti e redditi da lavoro e lo sviluppo della previdenza complementare costituiscono elementi fondamentali della riforma pensionistica;
– sicuramente apprezzabile è l’insieme degli interventi prospettati in materia di politica sociale. A tali fini, sarebbe particolarmente positiva l’attuazione dell’ipotesi, avanzata nel Documento, di elevamento della dotazione finanziaria del Fondo nazionale per le politiche sociali.”.
Previa verifica della sussistenza del numero legale, la Commissione approva a maggioranza il parere favorevole con osservazioni predisposto dal Presidente.
Il PRESIDENTE avverte che risulta conseguentemente preclusa la votazione dello schema di parere illustrato dal senatore Battafarano.
PROCEDURE INFORMATIVE
Comunicazioni del sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Sacconi sui contenuti dell’accordo siglato il 5 luglio 2002 tra il Governo e le parti sociali.
Il sottosegretario SACCONI illustra i contenuti dell’accordo siglato il 5 luglio 2002 tra il Governo e le parti sociali.
Intervengono quindi i senatori VIVIANI, RIPAMONTI, PAGLIARUOLO, BATTAFARANO e Tommaso SODANO. La senatrice PILONI pone quindi alcuni quesiti al rappresentante del Governo.
Il PRESIDENTE, ringraziato il Sottosegretario per la sollecitudine con cui ha risposto all’invito rivoltogli dalla Commissione di riferire sui temi oggetto dell’odierna audizione, considerato l’imminente inizio dei lavori dell’Assemblea, rinvia ad altra seduta il seguito della procedura informativa in titolo.



























