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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

IN SEDE REFERENTE

(1106) VANZO ed altri. – Norme in materia di bilancio dei sindacati e delle loro associazioni nonché in materia di trattenute sindacali, fatto proprio dal Gruppo della Lega Padana, ai sensi dell’articolo 79, comma 1, del Regolamento.
(626) GIULIANO ed altri. – Norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni.
(Rinvio dell’esame congiunto)

Il presidente ZANOLETTI rileva preliminarmente che il disegno di legge n. 1106, di iniziativa del senatore Vanzo ed altri, recante norme in materia di bilancio dei sindacati e delle loro associazioni nonché in materia di trattenute sindacali, fatto proprio dal Gruppo della Lega padana ai sensi dell’articolo 79, comma 1 del Regolamento, e iscritto all’ordine del giorno congiuntamente al disegno di legge n. 626 di analogo contenuto, risulta di identico oggetto rispetto alla proposta di legge n. 1900, di iniziativa dei deputati Martinelli e Didonè, presentata alla Camera dei deputati in data 6 novembre 2001 ed il cui esame è già iniziato presso la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera, nella seduta del 22 gennaio 2003.
Pertanto fa presente che provvederà ad informare il Presidente del Senato di tale circostanza, affinchè possano essere raggiunte le opportune intese con il Presidente della Camera dei deputati, ai sensi dell’articolo 51, comma 3, del Regolamento.

Prende atto la Commissione.

L’esame congiunto è quindi rinviato.


(848-bis) Delega al Governo in materia di incentivi alla occupazione, di ammortizzatori sociali, di misure sperimentali a sostegno dell’occupazione regolare e delle assunzioni a tempo indeterminato nonché di arbitrato nelle controversie individuali di lavoro, risultante dallo stralcio deliberato dall’Assemblea il 13 giugno 2002 degli articoli 2, 3, 10 e 12 del disegno di legge di iniziativa governativa.
(514) MANZIONE. – Modifica all’articolo 4 della legge 11 maggio 1990, n. 108, in materia di licenziamenti individuali.
(1202) RIPAMONTI. – Modifiche ed integrazioni alla legge 11 maggio 1990, n. 108, in materia di licenziamenti senza giusta causa operati nei confronti dei dipendenti di organizzazioni politiche o sindacali.
(2008) DI SIENA ed altri. – Misure per l’estensione dei diritti dei lavoratori.
e petizione n. 449 ad essi attinente
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Si riprende l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo, sospeso nella seduta del 3 aprile scorso.

Il senatore MONTAGNINO, intervenendo in discussione generale, rileva preliminarmente che le politiche economiche intraprese durante la scorsa Legislatura dai Governi di centro-sinistra hanno perseguito sia l’obiettivo inerente al risanamento della finanza pubblica, sia quello attinente alla crescita economica del Paese, orientata sempre nella direzione di garantire uno sviluppo sostenibile.
La prospettiva di fondo sottesa alle politiche economiche intraprese dall’attuale maggioranza risulta invece divergente rispetto a quella sopra descritta, essendo incentrata essenzialmente su un indirizzo che implica l’attenuazione delle tutele dei lavoratori.
Il settore del lavoro necessita invece di un intervento riformatore ispirato da principi di organicità, efficacia ed equità, principi completamente disattesi dal disegno di legge n. 848-bis, che denota evidenti lacune e carenze.
Per quel che concerne l’articolo 1 del disegno di legge n. 848 bis, il senatore Montagnino fa presente che la mancata previsione di risorse finanziarie aggiuntive è suscettibile di diminuire in maniera considerevole l’efficacia e la concreta incidenza della riforma degli incentivi all’occupazione, contenuta in tale disposizione normativa.
L’insieme degli interventi prefigurati nel sopracitato articolo 1 andrebbe opportunamente modulato, anche in relazione alle diverse tipologie soggettive di datori di lavoro, differenziando in particolare la disciplina relativa alle piccole e medie imprese da quella attinente alle altre. In tale ottica complessiva, l’oratore prospetta l’opportunità di introdurre, tra i criteri per la determinazione degli incentivi, anche quello attinente all’adozione o meno da parte delle imprese di tecnologie innovative finalizzate ad incrementare gli standard di risparmio energetico.
L’intervento di riforma contemplato nel testo del disegno di legge n. 848-bis risulta frammentario e parziale, poiché tralascia di affrontare alcuni profili di rilievo attinenti alle politiche del lavoro. In particolare, desta forte perplessità l’assenza di un principio di delega specifico, relativo al riassetto della disciplina in materia di autoimprenditorialità e autoimpiego, in ordine ai quali i precedenti interventi normativi posti in essere durante la scorsa Legislatura avevano introdotto positive misure volte a promuovere lo sviluppo di un settore rivelatosi strategico ai fini dell’incremento del tasso di occupazione. Altrettanto carente è il profilo relativo al monitoraggio dei risultati derivanti dalle politiche di incentivo all’occupazione, non contemplato nel disegno di legge in questione, malgrado la sua rilevanza per la realizzazione di una efficace e adeguata verifica degli standard di raggiungimento degli obiettivi.
Il disegno di legge n. 848-bis tace completamente anche sulle questioni inerenti al confronto con le organizzazioni sindacali; l’atteggiamento politico sotteso a tale circostanza si inquadra nel contesto di un rapporto tra Governo e organizzazioni sindacali non sempre coerente, caratterizzato dal tentativo da parte dell’Esecutivo di eludere l’attuazione della disciplina concordata nell’ambito del Patto per l’Italia. I nodi problematici attinenti al rapporto tra l’attuale maggioranza e le organizzazioni sindacali emergono in tutta la loro evidenza anche alla luce delle opinioni critiche, recentemente espresse proprio da uno dei soggetti firmatari del Patto per l’Italia – nel caso di specie dalla CISL – relativamente all’assenza di una politica dell’occupazione per il Mezzogiorno, nonché all’inadeguatezza di alcune discipline contemplate dalla legge n. 30 del 2003 – quali quella inerente allo staff-leasing -, considerate lesive dei diritti dei lavoratori.
L’intento del Governo di aggirare gli impegni assunti con la firma del Patto per l’Italia emerge anche con riferimento alla delega per il riordino degli ammortizzatori sociali, di cui all’articolo 2 del disegno di legge n. 848-bis. In particolare la reiterazione della clausola di invarianza degli oneri a carico del bilancio dello Stato e la conseguente mancata previsione di adeguate risorse finanziarie costituiscono una grave violazione del sopracitato accordo, che si pone altresì in contraddizione con gli stessi obiettivi che il Governo in più occasioni ha dichiarato di voler perseguire. In relazione a tali obiettivi, il senatore Montagnino rileva che il rafforzamento delle misure di sostegno al reddito doveva, nelle intenzioni espresse dall’Esecutivo, fungere da meccanismo di compensazione, atto a fronteggiare gli squilibri derivanti dall’introduzione di elementi di flessibilizzazione del lavoro. Tale orientamento risulta nei fatti disatteso, in quanto non viene introdotta alcuna disposizione orientata nell’ottica della universalizzazione del sistema degli ammortizzatori sociali e del conseguente ampliamento della platea dei destinatari di tali misure di sostegno.
Proseguendo nella sua esposizione, il senatore Montagnino osserva che l’Esecutivo aveva in origine prefigurato una disciplina di revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sensibilmente diversa rispetto a quella concordata in una fase successiva nell’ambito del Patto per l’Italia. Il mutamento dell’indirizzo originariamente perseguito dal Governo denota però il tentativo di porre in essere una strumentale trasfigurazione della realtà, atto a celare il reale intendimento di realizzare una forte compressione dei diritti dei lavoratori. Come i Gruppi politici dell’opposizione hanno evidenziato in più occasioni, tale politica risulta non solo dannosa per i lavoratori, ma anche del tutto inidonea a consentire il raggiungimento dell’obiettivo inerente all’aumento dell’occupazione.
Il testo normativo attualmente proposto dal Governo, pur non contemplando una modifica sostanziale della disciplina attinente all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, introduce tuttavia rilevanti elementi di ingiustificata disparità di trattamento tra dipendenti a cui spetta una tutela “reale” e dipendenti per i quali la possibilità di ottenere il reintegro in sede giurisdizionale viene preclusa.
Tale disciplina inoltre può indurre talune aziende a porre in essere strumentali operazioni di dismissione e scissione, finalizzate ad eludere, attraverso l’artificiosa riduzione del numero di dipendenti, la normativa inerente all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Per tali motivi il Gruppo Margherita-DL-l’Ulivo è radicalmente contrario rispetto a qualsivoglia iniziativa atta a modificare la disciplina dell’articolo 18, ed è altresì critico nei confronti dell’iniziativa referendaria, che ritiene inutile e dannosa, in quanto suscettibile di realizzare l’obiettivo opposto a quello che si propone e di rafforzare le forze politiche favorevoli al ridimensionamento della portata dell’articolo 18 della legge n. 300 del 1970.

Il senatore Paolo BRUTTI rileva preliminarmente che la tecnica di legislazione adottata in riferimento all’articolo 3 del disegno di legge n. 848-bis, atta a configurare una delega puntuale e circostanziata, risulta divergente rispetto a quella utilizzata per gli altri articoli, che prevedono disposizioni di delega connotata da eccessiva genericità.
Il sopracitato articolo 3, dopo aver preliminarmente individuato l’obiettivo di introdurre in via sperimentale una disciplina volta a prevedere una forma di tutela risarcitoria in alternativa alla tutela reintegratoria, introduce alla lettera a) una disposizione di deroga, atta ad estendere l’applicabilità dell’articolo 18 anche alle imprese con un numero di dipendenti superiore ai quindici. Alla lettera c) viene poi prefigurata l’identificazione delle ragioni oggettive, atte a giustificare la deroga all’articolo 18 della legge n. 300 del 1970, connesse a diverse opzioni di politica economica, fra le quali rientra anche quella finalizzata all’incoraggiamento della crescita dimensionale delle imprese minori. Orbene, il percorso logico, seguito dal legislatore, rivela un tentativo di trasfigurare strumentalmente la realtà del mercato del lavoro, incentrando l’identificazione delle ragioni oggettive della deroga all’articolo 18 prevalentemente sulle sopracitate politiche di incentivazione alla crescita dimensionale, ridotte però essenzialmente al non computo nel numero dei dipendenti occupati delle unità lavorative assunte per il primo biennio.
Tale impostazione di fondo suscita altresì dubbi interpretativi di rilievo, soprattutto per quel che concerne la situazione successiva alla fase di sperimentazione.
La recente iniziativa referendaria, volta ad abrogare la disposizione che limita l’applicazione della reintegrazione prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alle imprese con più di quindici dipendenti, è suscettibile di interferire in modo considerevole con l’iter legislativo relativo ai disegni di legge in titolo. In particolare, la puntuale disciplina contemplata in riferimento all’articolo 18 dal disegno di legge n. 848-bis risulta sostanzialmente incompatibile con l’iniziativa referendaria attivata e quindi, nell’eventualità in cui tale iter venga completato prima della data prevista per il pronunciamento del corpo elettorale, deve considerarsi a giudizio dell’oratore, possibile l’estensione del quesito referendario a tale normativa sopravvenuta. Qualora invece il procedimento legislativo in questione non venga completato prima dello svolgimento del referendum, l’eventuale esito positivo dello stesso determinerà la preclusione della possibilità di adottare per un quinquennio disposizioni normative incompatibili, quali si configurano quelle contenute nell’ambito del disegno di legge del Governo.
Una larga maggioranza dell’opinione pubblica appare sempre più orientata in senso favorevole al referendum sopracitato, in quanto lo stesso appare oggi l’unico strumento idoneo a tutelare i lavoratori dalle iniziative attinenti alla modifica dell’articolo 18.
Il senatore Brutti auspica infine l’accoglimento degli emendamenti formulati dalle forze politiche di opposizione, che risultano orientati in una direzione compatibile con le esigenze di fondo sottese all’iniziativa referendaria.

Il relatore TOFANI osserva che il senatore Paolo Brutti, nel suo intervento, ha commentato il testo originario dell’articolo 3 del disegno di legge n. 848-bis, senza considerare che esso è però del tutto superato dall’emendamento 3.1 del Governo, interamente sostitutivo dell’articolo 3 sopra richiamato. Tale emendamento, che recepisce quanto convenuto nell’ambito del Patto per l’Italia, modifica infatti radicalmente la natura dell’intervento per incentivare l’incremento dimensionale delle imprese e per favorire l’occupazione regolare, rispetto a quanto fu originariamente prospettato dal Governo con le proposte a suo tempo avanzate in relazione all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Il senatore BONAVITA, nel prendere atto delle precisazioni del relatore, dichiara tuttavia di condividere la raccomandazione alla cautela sottintesa nell’intervento del senatore Paolo Brutti, poiché un tale invito risulta ampiamente giustificato da una valutazione attenta e non strumentale dell’attuale congiuntura economica internazionale, caratterizzata da un generale aumento dell’incertezza – favorito, ma non determinato, dal precipitare della crisi irachena – che si traduce in una netta flessione della propensione al consumo, soprattutto per i redditi meno elevati, con conseguenze negative sulla crescita economica generale. In Italia, la sfiducia dei consumatori si alimenta anche dell’allarme di molti cittadini per la tendenza, incoraggiata dal disegno di legge n. 848-bis, alla riduzione delle tutele sul posto di lavoro: solo se si fa riferimento a questo stato d’animo si può comprendere per quale motivo il dibattito sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è assurto ad una dimensione simbolica per moltissimi lavoratori.
Proprio gli elementi di preoccupazione causati dalla caduta dei consumi dovrebbero invece indurre il Governo a limitare interventi che, per la loro stessa natura, sono destinati ad aumentare l’incertezza.
Occorre poi considerare – prosegue il senatore Bonavita – che, diversamente dagli anni Settanta, oggi l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori assicura una protezione molto più circoscritta dal punto di vista soggettivo, valutabile attorno a circa il 30 per cento dei lavoratori occupati. Un tale dato rende ancora più evidente che la riduzione delle tutele ed il ridimensionamento dei diritti dei lavoratori non apportano alcun significativo contributo alla soluzione dei problemi che affliggono la piccola e media impresa e l’impresa artigiana. Tali problemi riguardano essenzialmente la difficoltà di accesso al credito, la promozione dell’innovazione di prodotto e la condizione di grave svantaggio che si verifica nel rapporto di sub fornitura rispetto alle imprese di dimensioni maggiori.
Inoltre, per la piccola impresa, il profilo della fedeltà del singolo dipendente rispetto all’azienda è di fondamentale importanza, poiché attiene all’esigenza di poter fruire con continuità di contributi di esperienza e professionalità che maturano nel corso degli anni. Anche per questo motivo, non si può parlare di una contrarietà pregiudiziale da parte degli imprenditori nei confronti delle tutele previste dalla legge n. 300 del 1970 nel caso di licenziamenti illegittimi.
Rispetto alle alternative possibili, anche il Patto per l’Italia persegue una scelta di manomissione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, pur se in misura diversa rispetto alle intenzioni originarie del Governo, quali risultano dall’articolo 3 del disegno di legge n. 848-bis. Per entrambe le proposte, tuttavia, vale la riflessione del senatore Paolo Brutti, relativamente al diffondersi tra l’elettorato della convinzione che l’esito positivo del referendum sull’articolo 18 avrebbe comunque l’effetto di inibire l’ulteriore corso delle proposte governative, e di sollecitare un intervento legislativo volto a ridefinire in senso estensivo la platea dei beneficiari della tutela reintegratoria in caso di licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo. Anche per questo motivo, nelle ultime settimane, il consenso nei confronti dell’iniziativa referendaria è aumentato, e sono venute meno talune riserve inizialmente espresse, soprattutto da alcuni giuristi. D’altra parte, il Governo ha ridimensionato l’originaria baldanza con cui aveva affrontato la questione, probabilmente perché si sta rendendo conto che proprio l’insistenza sul tema dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha eroso le sue posizioni iniziali di consenso, favorendo invece la crescita di un atteggiamento positivo verso l’iniziativa referendaria.
Così stando le cose, conclude il senatore Bonavita, sarebbe saggio da parte del Governo abbandonare l’attuale posizione, che costituisce un irrigidimento controproducente, ed avviare invece una riflessione per promuovere un’iniziativa legislativa che prevenga il referendum, assecondandone le richieste di fondo.

Il seguito dell’esame congiunto è, quindi, rinviato.


CONVOCAZIONE DELLA SOTTOCOMMISSIONE PER I PARERI

Il PRESIDENTE avverte che la Sottocommissione per i pareri è convocata domani, mercoledì 9 aprile 2003, al termine della seduta della Commissione, per l’esame dei disegni di legge n. 2146, recante disposizioni per i perseguitati politici antifascisti o razziali; n. 2120, istitutivo dell’assegno Giulio Onesti, in favore di sportivi che versino in condizioni di disagio economico; n. 1973, sull’ordinamento del Corpo forestale, nonché dei disegni di legge nn. 1509, 1847 e 1986, recanti disposizioni in materia di amnistia ed indulto.

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Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

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