Confcommercio, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo sui temi della rappresentanza e della contrattazione. L’accordo riprende le indicazioni dell’accordo che le confederazioni sindacali dei lavoratori avevano già firmato con la Confindustria nel Testo Unico nel gennaio del 2014, ma prevede delle specifiche relative al sistema del terziario. In particolare, è previsto che la rappresentatività di ciascuna organizzazione sia determinata, oltre che dal numero delle tessere sindacali e dai risultati delle elezioni delle Rsu, anche da altri due indicatori: dalle vertenze individuali, plurime e collettive di lavoro del precedente triennio (accordi per cassa integrazione, anche in deroga, mobilità, contratti di solidarietà, conciliazioni) e dalle pratiche di disoccupazione certificabili dall’Inps. Questo perché la frammentazione della categoria del commercio comporta la necessità di utilizzare un sistema più differenziato di quanto non sia stato necessario per l’industria. Saranno dei regolamenti a livello di categoria che definiranno le modalità di rilevazione di questi dati.
Era parecchio tempo che si stava trattando per la definizione di questo accordo, ma tutto è stato accelerato nelle ultime settimane anche per ostacolare in qualche modo un intervento del governo in questa materia con un provvedimento di legge che sarebbe interpretato molto negativamente dalle parti sociali. I vertici delle quattro organizzazioni commentando l’accordo raggiunto hanno specificato come la contrattazione e quindi anche le norme che la regolano devono restare di stretta competenza delle parti sociali. E per non essere fraintese hanno messo anche nero su bianco questa richiesta in un comma dell’accordo.
In particolare, le parti sociali sono tutte decisamente contrarie a una legge che stabilisca un salario minimo legale, che ritengono porterebbe a un indebolimento della contrattazione nazionale. Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, lo ha detto esplicitamente: “Un provvedimento del genere sarebbe un errore che costerebbe molto caro al paese, spazzando via anni di contrattazione e tutti i benefici che ne sono derivati”. Un accordo, sempre secondo il presidente di Confcommercio, che “testimonia che le parti sociali sono vive e attive”.





























