“In Italia il peso del settore ricerca e sviluppo all’interno delle imprese è ridotto al minimo e questo rischia di essere un grande limite nella ricerca del recupero della competitività”. L’allarme è stato lanciato dalle Acli nel Rapporto “Il lavoro scomposto” presentato oggi nell’incontro che si tiene a Castel Gandolfo. Con appena 105.000 persone impegnate nella ricerca e sviluppo nel settore privato (solo 35.350 dei quali ricercatori oltre a 45.852 tecnici e 24.155 lavoratori impegnati in altre funzioni nel comparto) l’Italia è il fanalino di coda tra i paesi più sviluppati con un numero di addetti nel settore inferiore di sei volte a quello del Giappone (683.704) e tre volte e mezzo quello della Germania (341.831).
Se si considera solo il numero dei ricercatori l’Italia resta molto al di sotto della Spagna (51.273 a fronte dei 35.350 in Italia) e di poco superiore a una nazionale demograficamente piccola come l’Olanda (29.228). (LF)
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