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Home - Blog - Al Cnel un convegno per fare il punto sulla “salute” del SSN

Al Cnel un convegno per fare il punto sulla “salute” del SSN

di Fabrizio Tola
5 Febbraio 2020
in Blog
Al Cnel un convegno per fare il punto sulla “salute” del SSN

Ieri nel Parlamentino del Cnel, si è svolto il convegno sul Sistema Sanitario Nazionale, organizzato da ” Il Diario del Lavoro”. Hanno partecipato rappresentanti di Aziende, Sindacati, Istituzioni, Aziende Sanitarie e Rappresentanti di Fondi dediti alla Sanità Integrativa, erano presenti pensionati e studenti. Il Ministro Speranza non vi ha potuto partecipare per lo straordinario impegno richiesto dalla situazione. Il dibattito a cominciare dalla relazione del dott. Polillo, ha evidenziato aspetti importanti, come ad esempio:

la differenza di prestazioni tra Nord e Sud del paese;

la rinuncia da parte dei cittadini, a prestazioni diagnostiche per tempi e burocrazia inaccettabili;

modelli organizzativi differenti da regione a regione, che creano sacche di inefficienza e spreco;

scarsa conoscenza e conseguente fallace programmazione del fabbisogno di competenze;

mancanza di momenti e luoghi di confronto tra i vari attori e protagonisti del SSN, per la gestione di un’attività così importante e così complessa; rapporto tra SSN e Welfare aziendale e Sanità Integrativa contrattuale;

rapporto con le Università e ruolo dei laureati e specializzandi anche in relazione all’età media del personale medico e paramedico, nonché alla svalutazione del ruolo.

Tutti hanno però confermato, che nonostante le difficoltà, il SSN rappresenta, così come fu previsto dal legislatore con la legge 833 del 1978, votata quasi all’unanimità, un pilastro fondamentale per la salvaguardia della salute dei cittadini.

Nelle pieghe dei vari interventi che sembravano grosso modo convergere, ho colto però il riproporsi delle solite diatribe che hanno contrassegnato da sempre le scelte del nostro Paese. Il rapporto tra pubblico e privato.

E’ meglio se è pubblico o è meglio se è privato? Gestione collegiale o manageriale? Ci sono sprechi o ci sono poche risorse? Ci sono sacche di inefficienza e troppo burocrazia, o ci sono operatori poco motivati? La Sanità Integrativa ostacola o aiuta la Sanità Pubblica?

Non sono un esperto del settore, ma credo che per queste domande non ci siano risposte nette. Credo ci sia un poco di tutto:

C’è che nel reparto geriatrico se si risparmia sull’assunzione del fisioterapista, si condanna l’anziano ad una difficile riabilitazione e non è vero che si risparmia, perché aumentano i costi del posto letto.

C’è l’operatore che non va a prendere un macchinario mezza ora prima del fine turno perché teme di andare un po’ oltre.

Non c’è dubbio che si devono costituire momenti e luoghi di confronto, con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le competenze che fanno riferimento al funzionamento di una struttura sanitaria, al fine di definire gli indirizzi, determinare il perimetro entro il quale collocarsi, ma successivamente serve una gestione manageriale, un’organizzazione aderente agli indirizzi, capace di far funzionare a dovere la macchina, in grado di evitare qualsiasi alibi che dà la colpa “al Sistema” .

Insomma attivare un principio di definizione dei compiti e quindi delle responsabilità. Insomma un cittadino che entra in una struttura sanitaria( che sia un ospedale o una ASL) deve sapersi muovere, deve sapere a chi chiedere e da chi ricevere informazioni e prestazioni!

Non mi convince poi, la tesi secondo cui il welfare aziendale e la sanità integrativa, costituiscono una minaccia per la sanità pubblica.

Di questo posso parlare, grazie al mestiere che faccio. Ho avuto occasione di partecipare ad alcune trattative, aziendali, regionali e nazionali, nelle quali si è trattato di sanità integrativa.

La Sanità integrativa in tutto o in gran parte (dipende dai contratti) è a carico delle aziende. Conviene loro, perché oltre a sostenere un servizio per i dipendenti, è un costo netto senza oneri sociali da quantificare nel costo complessivo di un contratto nazionale o aziendale.

Conviene ai lavoratori, perché una polizza del valore di 300 -400 € o anche di più, all’anno, se tradotto in busta paga significherebbero 10-15 € al mese. Se consideriamo una visita specialistica, più un’analisi del sangue, più il contributo per le lenti, il lavoratore ha già ampiamente guadagnato, per non parlare di interventi odontoiatrici o diagnostica strumentale.

Considerando poi che, se si va in una struttura convenzionata, si può contare sul giorno e l’ora programmata, senza dover aprire il portafoglio e con la certezza che dopo 10 giorni hai l’esito a casa via mail, formato Pdf.

In che modo tutto ciò danneggerebbe la struttura o il servizio pubblico? E’ evidente che questo tipo di welfare interviene su un corollario di prestazioni, più o meno di routine, di diagnostica, di prevenzione.
Per le cose più serie si va in ospedale come è giusto che sia.

Il fatto che migliaia di persone utilizzino questo strumento aziendale fa sì che, da una parte non si ingolfano le strutture pubbliche, dall’altra si produce una consuetudine virtuosa di ceck-up, per uomini e donne, che costituiscono un formidabile strumento di prevenzione, tale da, salvaguardare il benessere della persona e di conseguenza ridurre i costi della spesa sanitaria.

Non sottovaluterei che molti giovani medici e paramedici, lavorano grazie alla sanità integrativa, certo non tutti con contratto di lavoro subordinato, ma lavorano.

Ritengo quindi che, la sanità integrativa debba essere considerata uno strumento complementare alla sanità pubblica, non alternativo e questo sta bene in mente a tutti coloro che ne usufruiscono, semmai dovremmo fare sforzi per estenderla a tutti i contratti .

Infatti nei casi di cessione di ramo di azienda (2112 cpc. Art.47-L. 428) che mi sono capitati, tra le Prime richieste dei lavoratori ceduti, ci sta il piano sanitario in essere, nell’azienda subentrante.

Infine c’è il tema dei giovani laureati in medicina, di come indirizzarli, di come utilizzarli e adesso, anche di come convincerli a non andare all’estero. Eh sì, abbiamo anche questa contraddizione: medici anziani, di numero insufficiente, di giovani laureati disoccupati, di giovani laureati e specializzandi che vanno in altri paesi, meglio pagati e più rispettati.

Anche questo è emerso dal convegno di ieri.

Fabrizio Tola.

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Fabrizio Tola

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