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Home - Approfondimenti - Analisi - Alcuni dati del rapporto 2020 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

Alcuni dati del rapporto 2020 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

di Giuliano Cazzola
14 Maggio 2021
in Analisi
Inail, 276 mln di euro a fondo perduto a imprese che investono in sicurezza

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL)  ha pubblicato il Rapporto annuale delle attività di tutela e vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale (anno 2020) in collaborazione con l’INPS e l’INAIL. In premessa l’INL  elenca le difficoltà operative incontrate, durante l’emergenza sanitaria,  per effetto  della contrazione delle attività economico-produttive e delle connesse misure di restrizione degli spostamenti e delle frequentazioni sul territorio, di cui tanto gli accessi ispettivi quanto l’erogazione dei servizi all’utenza, stanti le loro tipiche  modalità di effettuazione (difficoltà di accesso e distanziamento sociale). Viene poi segnalato un ulteriore depotenziamento delle dotazioni di personale, in conseguenza del blocco dei concorsi e delle assunzioni (questa andrebbe meglio approfondita perché  le leggi di bilancio  degli anni critici, pur in un quadro di contenimento della spesa del personale, hanno sempre previsto delle deroghe in favore dei servizi ispettivi). Il Rapporto, comunque, riferisce che al 31/12/2020 la consistenza del corpo ispettivo effettivamente (occorrerebbe chiarire il significato dell’avverbio effettivamente visto che l’organico corrente è indicato nel PNRR nel numero 4.500) adibito alla vigilanza era complessivamente pari a circa 3mila unità (di cui 1.021 ispettori dell’INPS e 246 ispettori dell’INAIL) oltre il 10% delle quali prevalentemente adibite a funzioni di polizia giudiziaria (militari del Comando Carabinieri per la Tutela del lavoro). A questo proposito è il caso di ricordare che, dopo i recenti casi di decessi sul lavoro, il ministro Andrea Orlando, in risposta alle proteste e alle iniziative dei sindacati, ha annunciato l’assunzione (confermata nel PNRR) di 2mila ispettori. Prima di passare alle statistiche riguardanti le attività di vigilanza svolte lo scorso anno e i risultati conseguiti è corretto fare alcune premesse, per non incorrere in valutazioni approssimative e ingenerose. Le percentuali significative  riguardanti le aziende in cui sono state accertate irregolarità non sono necessariamente un aspetto negativo, ma possono dimostrare che la pianificazione degli interventi ispettivi è stata efficace, nel senso che sono state concentrate le risorse disponibili in aree produttive e territoriali particolarmente critiche. Se al contrario – su di un numero oggettivamente limitato di luoghi di lavoro ispezionati – si fosse riscontrato un numero ridotto di irregolarità, vi sarebbe una sola conclusione da trarre: i servizi avrebbero impiegato in modo inadeguato il loro tempo, per di più recando disagi ad aziende in regola (magari sottoponendole a ispezioni in momenti diversi). Occorre evitare, allora, di trarre conclusioni generali da dati parziali e soprattutto è necessario tener conto delle caratteristiche e degli ambiti della programmazione ispettiva che, se organizzata nel migliore dei modi possibili, denota una preparazione più congrua quanto più riesce ad individuare situazioni di irregolarità. Ovviamente quella descritta non è una verità rivelata; è sempre bene, tuttavia, tener conto di questa variabile prima di tranciare giudizi. Il secondo caveat è relativo alla tipologia delle irregolarità riscontrate che possono essere bagatellari o prefigurare veri e propri reati. E’ questa una distinzione che deve essere fatta e presentata come tale, sempre allo scopo di rappresentare una situazione per quello che è nella sostanza. Tutto ciò premesso, nel 2020 sono state definite 79.952 ispezioni e sono stati tutelati 267.677 lavoratori interessati da irregolarità, nel cui computo sono compresi:  22.366 lavoratori in “nero”, pari all’8,4% del totale degli irregolari;  20mila lavoratori tutelati con procedure e sanzioni amministrative. L’attività di vigilanza – secondo l’INL – ha consentito il recupero di contributi e premi evasi per un importo complessivo pari a 882.669.154 euro, nonché di riscontrare illeciti nei confronti di 55.664 aziende, con un tasso di irregolarità pari al 70%. Le vigilanze definite hanno evidenziato una media di oltre 3 lavoratori irregolari e di 11.040 di recuperi previdenziali per azienda oggetto di verifica. Tenendo conto soltanto delle aziende risultate irregolari e non anche delle posizioni tutelate con il ricorso alla diffida accertativa ed alla conciliazione monocratica, si ricava peraltro una media di 4,4 lavoratori irregolari (3,6 nel 2019) e di 15.857 euro di recuperi previdenziali (12.485 nel 2019). Quanto alle ispezioni definite: 61.942 (oltre il 77%) hanno riguardato la vigilanza in materia di lavoro, con una quota di irregolarità rilevata nel 66% dei casi esaminati; 10.524 (oltre il 13%) hanno riguardato la vigilanza in materia previdenziale, con tasso di irregolarità rilevato nell’81% dei casi esaminati; 7.486 (oltre il 9%) hanno riguardato la vigilanza in materia assicurativa, con una percentuale di irregolarità rilevata nell’87% delle fattispecie esaminate. Il rapporto evidenzia altresì che nel numero di 28.317 “verifiche e accertamenti” debbono intendersi compresi 17.080 controlli sul rispetto dei “protocolli anti-COVID” nei luoghi di lavoro a tutela dei possibili rischi di contagio. Un altro aspetto interessante riguarda le richieste di convalida di dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro. Sono noti i motivi per cui la legge  ha previsto  queste procedure, innanzi tutto per combattere il fenomeno deprecabile  delle dimissioni in bianco; quanto alla risoluzione consensuale la convalida consente al lavoratore l’accesso ai trattamenti di disoccupazione. A fronte di 39.214 richieste di convalida presentate da lavoratrici madri/lavoratori padri nei primi tre anni di vita dei figli, ne sono state convalidate dagli Ispettorati territoriali del lavoro 39.187, previa verifica della genuinità del consenso manifestato.

La sintetica analisi dell’Ispettorato sulla popolazione dei soggetti tutelati dall’azione ispettiva ha evidenziato pure una caratterizzazione “di genere” dei fenomeni di irregolarità: una maggiore frequenza maschile negli aggregati relativi al lavoro nero, alla interposizione illecita, all’orario di lavoro; una distribuzione più equilibrata tra i generi in relazione alla riqualificazione del rapporto di lavoro; una netta prevalenza femminile con riferimento alle tutele della genitorialità e dei minori. Tale rappresentazione viene osservata attraverso l’indice di coesistenza tra i sessi che individua la presenza di n…. donne per 100 uomini. Con riferimento al biennio 2019-2020, emerge una “femminilizzazione” della tutela dei minori e della “genitorialità” , pari a 1.795 donne ogni 100 uomini.

La vigilanza INL ha intercettato 17.788 lavoratori occupati “in nero”, 778 dei quali extracomunitari privi di regolare permesso di soggiorno (il dato non corrisponde a quello esposto in precedenza, ndr). Se ne desume che circa il 29% dei 62.135 lavoratori irregolari è risultato essere occupato “in nero” e che la presenza di lavoratori “in nero” è stata mediamente riscontrata in quasi il 43% delle ispezioni in cui sono stati accertati illeciti, indice quest’ultimo sostanzialmente allineato a quello dell’anno precedente (pari a quasi il 45%). La percentuale dei lavoratori “in nero” rispetto al totale dei lavoratori irregolari nei singoli settori produttivi risulta così distribuita: Agricoltura (44%); Edilizia (39%); Industria (31%); Terziario (25%).

Volendo trarre qualche considerazione di carattere generale non sembra possibile non sottolineare che – sia pure con tutti i chiarimenti forniti in premessa e con l’eccezionalità di quanto è accaduto lo scorso anno – i “numeri” che contraddistinguono gli esiti dell’attività di vigilanza sono visibilmente modesti, tanto da far dubitare che un pur auspicabile rafforzamento del personale ispettivo sia in grado di ridurre drasticamente i fenomeni di irregolarità nella tutela e nella sicurezza del lavoro. E a dire la verità anche il Piano per la lotta al lavoro sommerso indicato nel PNRR indica un complesso di azioni  che lasciano ragionevoli dubbi circa la loro efficacia. Tali azioni riguarderanno, in particolare: 1) un processo di affinamento delle tecniche di raccolta e delle modalità di condivisione dei dati sul lavoro sommerso, volto a migliorare la conoscenza del fenomeno da parte di tutte le Autorità competenti; 2) l’introduzione di misure dirette e indirette per trasformare il lavoro sommerso in lavoro regolare in maniera che i benefici dall’operare nell’economia regolare superino i costi del continuare ad operare nel sommerso (per esempio: misure di deterrenza, come il rafforzamento delle ispezioni e delle sanzioni, e misure che promuovono il lavoro regolare, quali gli incentivi finanziari, anche attraverso una revisioni di quelli esistenti); 3) il lancio di una campagna informativa rivolta ai datori di lavoro e ai lavoratori, con il coinvolgimento attivo delle parti sociali, in linea con le più recenti iniziative adottate dalla Commissione Europea, per sensibilizzare i destinatari sul “disvalore” insito nel ricorso ad ogni forma di lavoro irregolare; 4) una struttura di governance che assicuri una efficace implementazione delle azioni. Le azioni sopra descritte si inseriscono – è scritto nel PNRR – in un contesto più generale di rafforzamento già programmato dell’Ispettorato nazionale del lavoro, quale agenzia nazionale per la vigilanza sul lavoro (è prevista  – come già ricordato, ndr – nei prossimi mesi l’assunzione di circa 2.000 nuovi ispettori su un organico corrente di circa 4.500) e si affiancano a quelle previste nel Piano Triennale (2020-22) di contrasto al lavoro sommerso in agricoltura. In particolare, nell’ambito del PNRR si provvede ad implementare una specifica linea di tale strategia volta al superamento degli insediamenti abusivi per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento dei lavoratori. Il fatto è che nella ripartizione dei 6,66 miliardi dedicati alle politiche del lavoro non sono indicati stanziamenti per finanziare il Piano.

QUADRO DELLE MISURE E RISORSE (MILIARDI DI EURO): Totale 6,66 Mld

Ambiti di intervento/Misure

  1. Politiche attive del lavoro e sostegno all’occupazione 6,01

Riforma 1.1: Politiche attive del lavoro e formazione 4,40

Riforma 1.2: Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso –

Investimento 1.1: Potenziamento dei Centri per l’Impiego 0,60

Investimento 1.2: Creazione di imprese femminili 0,40

Investimento 1.3: Sistema di certificazione della parità di genere 0,01

Investimento 1.4: Sistema duale 0,60

  1. Servizio civile universale 0,65

Investimento 2.1: Servizio civile universale 0,65

A tali risorse, si aggiungono quelle rese disponibili dal REACT-EU che, come previsto dalla normativa UE, vengono spese negli anni 2021-2023 nonché quelle derivanti dalla programmazione nazionale aggiuntiva, per un totale di oltre 12 miliardi.

Giuliano Cazzola

Giuliano Cazzola

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Ex Sindacalista

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