Licenziare sarà ormai più difficile e oneroso in Francia: il parlamento ha infatti definitivamente adottato oggi una legge sulla modernizzazione sociale che prevede procedure più lunghe e laboriose per le aziende che vogliano ridurre il numero dei propri dipendenti.
La nuova legislazione, che lascia perplesso lo stesso ministro dell’economia e delle finanze Laurent Fabius, è frutto di un laborioso compromesso all’interno della coalizione governativa che rischiava una spaccatura se non
accedeva alle richieste dei comunisti.
Contro le norme anti-licenziamento, contro cui sono scesi in campo pubblicamente oltre 50 grandi imprenditori, compresi quelli vicini alla sinistra, ha votato compatta l’opposizione che ha già annunciato che intende abrogarle non appena tornerà al potere. Intanto ha già deciso un ricorso davanti al Consiglio costituzionale.
Secondo il Medef, la confindustria d’oltralpe, la nuova legislazione va contro le regole del mercato, danneggia la
concorrenza e alla fine rischia di avere ripercussioni negative per gli stessi dipendenti. Le nuove macchinose norme, che rischiano di bloccare per mesi i piani di ristrutturazione delle aziende, potrebbero anche spingere molte aziende a non investire più in Francia.
Anche Fabius aveva criticato, a titolo personale, la legge che considerava poco conforme “a un’economia
moderna, che nell’interesse stesso dei dipendenti deve
essere rapido, reattivo e competitivo”. Il ministro aveva
anche espresso il timore che le nuove disposizioni “aprano
un periodo di incertezza giuridica” e “abbiano effetti
dissuasivi sull’occupazione”.
Secondo il ministro del lavoro invece, Elizabeth Guigou , la legge “alla prova dei fatti, apparirà come una legge di progresso che permette di conciliare alle aziende la loro
ristrutturazione al dialogo sociale”.
Le misure anti-licenziamento, adottate anche sull’onda
dell’emozione suscitata dai piani sociali di Danone, Moulinex o Marks & Spencer, limitano altre le motivazioni
per cui si potrà procedere ai licenziamenti: serie difficoltà che non possono essere superate in altro modo, cambiamenti tecnologici che mettono a rischio il futuro dell’azienda e infine riorganizzazioni indispensabili alla salvaguardia dell’azienda. Superato lo scoglio delle motivazioni da invocare, la nuova legge impone che le due procedura di consultazione con i rappresentanti sindacali previste dal codice del lavoro non possano più avvenire simultaneamente ma a 15 giorni di distanza. Il comitato sindacale potrà inoltre chiedere l’assistenza di un esperto che allungherà ulteriormente i tempi e in caso l’azienda voglia sopprimere 100 posti di lavoro, rivolgersi a un mediatore.
Secondo gli imprenditori queste misure possono far slittare il provvedimento di oltre tre mesi.
Gli imprenditori dovranno anche raddoppiare l’indennità minima di licenziamento (che passerà infatti da un decimo a un quinto della remunerazione mensile lora per anno di anzianità) mentre le imprese con oltre 1000 dipendenti dovranno contribuire alla reindustrializzazione dei siti dismessi. Nessuna procedura infine potrà essere avviata se
l’azienda non ha già adottato l’orario settimanale di 35 ore.
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