“La crisi è stata durissima. La più intensa – scrivono gli economisti ricordando le parole del governatore Ignazio Visco – dalla fine della seconda Guerra Mondiale: dal 2007 il pil è sceso di 7 punti. A preoccupare gli esperti di Bankitalia è la perdita della produzione, anche nel confronto con i vicini francesi e tedeschi. Dall’aprile 2008 a dicembre 2012 la flessione è stata del 52,2% nel comparto degli elettrodomestici (a fronte di un calo del 9,8% francese e del 19,1% tedesco) e del 51% per gli autoveicoli (contro la contrazione francese del 41,8% francese e l’aumento tedesco dell’1,5%). Per l’industria del legno, che contiene anche il settore dei mobili, il crollo è stato del 45%.”.
L’impatto della crisi è poi stato “fortissimo su alcune roccaforti del Made in Italy come il tessile e le calzature: la flessione è stata rispettivamente 30,7% e del 39,1%”. “Ma – segnala Bankitalia – è una tendenza di lungo periodo: dalla seconda metà degli anni ’90 i livelli produttivi si sono ridotti del 50 e del 70%. Per l’auto, invece, il calo da allora è del 60%”.
Le caratteristiche che non aiutano la produttività sono moltissime. “Più che il costo del lavoro – si legge – c’è la pressione fiscale che in Italia è superiore di 2,5 punti percentuali ai Paesi dell’area dell’euro. Considerando anche l’Irap l’aliquota legale sui redditi delle società è più alta di 5 punti. Lo stesso vale per il cuneo fiscale che è il vero nodo del costo del lavoro. La retribuzione netta di un lavoratore medio celibe era nel 2011 in Italia inferiore del 15% rispetto al Belgio e alla Francia, di circa il 20% rispetto all’Austria e di poco più del 30% rispetto alla Germania”.
Anche sui costi dell’energia la situazione non migliora. “I prezzi sostenuti dalle aziende italiane per gli acquisti di energia elettrica, che costituiscono oltre la metà delle spese energetiche delle imprese industriali, sono superiori di circa il 30% rispetto alle loro concorrenti europee “. Lo studio evidenzia poi alcuni problemi storici del paese: “la bassa capitalizzazione, la dimensione microscopica, lo scarso ricorso al mercato, le poche risorse impegnate nella in ricerca e sviluppo, la proprietà ancora troppo familiare”.
“La politica economica – conclude Bankitalia – non può non riservare una particolare attenzione al settore industriale. Ma non con sussidi vecchia maniera. Bisogna agire sui costi delle imprese: dall’energia alla pressione fiscale, in particolare sul costo del lavoro. Bisogna definire un insieme ristretto di misure di sostegno che siano ben mirate, ben definite, attentamente monitorate e, per quanto possibile, automatiche Tre gli aspetti da agevolare: le start up innovative, la ricerca e sviluppo e l’internazionalizzazione”.
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