La ricorrenza è sfuggita a tutti. Il 3 luglio di 10 anni fa veniva firmato il primo contratto nazionale cosiddetto “separato” dei metalmeccanici senza la firma della Fiom. Non fu il primo accordo separato in assoluto nel sistema di relazioni industriali italiano (alcuni accordi aziendali senza la firma di tutti i sindacati si erano già realizzati), ma fu quello che per dirompenza e importanza segnò una fase nuova: quella in cui la Fim e la Uilm lanciavano una sfida definitiva alla egemonia della Fiom nel più importante settore sindacale del paese, mentre Cgil Cisl Uil vivevano una stagione fortemente unitaria, senza nessuna distanza o lacerazione sindacale.
Divisi da 18mila lire, Fim e Uilm contrattarono tale somma quale anticipo rispetto alle somme dell’inflazione programmata in vigore all’epoca (si trattava in verità di un semplice rinnovo del secondo biennio), mentre la Fiom, sotto la spinta della “strategia dell’indipendenza” di Sabatini, ruppe per voler continuare a rivendicare, a dispetto dell’accordo del ’93, soldi nel contratto nazionale riconosciuti quale incremento della produttività.
Se negli ultimi anni gli accordi separati sono diventati una costante del panorama contrattuale, allora per tutti fu un vero “salto nel vuoto” dalle conseguenze non conosciute. Diversi protagonisti pensavamo a scenari catastrofici. La sfida invece fu vinta e resse. Quel contratto non venne superato da nessun altro. Resse il patto con Federmeccanica, al suo interno non omogenea dato l’alto numero di aziende (a partire da Fiat che non sapeva nemmeno chi fosse Marchionne) e di unioni territoriali che resistevano a mettersi contro la più grande organizzazione sindacale del settore.
Ma la sfida fu anche educativa. Infatti tale ricorrenza andrebbe maggiormente ricordata proprio in questi giorni, in cui il nuovo accordo sulle regole e sulla rappresentanza siglata dalle confederazioni unitariamente con Confindustria chiude una stagione durata esattamente dieci anni.
Nel 2001, al di là della manciata di soldi, venne attaccata l’egemonia della Fiom sul settore metalmeccanico, con un accordo che, tra l’altro, chiedeva, come la Fim ha sin da allora riconosciuto, la definizione di nuove regole per dirimere il dissenso tra organizzazioni.
L’intesa confederale del 28 giugno risponde proprio a quella ormai antica questione: basta la maggioranza delle Rsu per stabilire la validità di un contratto aziendale, anche quando le organizzazioni hanno opinioni diverse.
Il sindacalismo italiano a volte ci mette molto tempo a darsi risposte concrete a questioni pendenti. Ma tutti possono ora dire che finalmente anche i problemi aperti da quella vertenza hanno trovato una onesta e pragmatica soluzione, utile per il futuro.
Roberto Benaglia
Segretario regionale Cisl Lombardia, già segretario generale Fim Lombardia

























