Per la segretaria CISL Scuola, Ivana Barbacci, è un bene la riattivazione della card docenti, “bene che ne possano ora beneficiare anche gli insegnanti con contratto a tempo determinato, ivi compresi quelli con supplenza fino al termine delle attività didattiche. Avere ampliato la platea dei beneficiari è un risultato positivo, coerente con la rivendicazione di un trattamento non discriminante per il personale precario. A fronte della indisponibilità a incrementare la copertura economica di un beneficio destinato in origine al solo personale di ruolo, era inevitabile una riduzione dell’importo pro capite”.
Come ricorda la CISL Scuola, è infatti in dirittura d’arrivo il Decreto di concerto con il MEF che individua il nuovo importo della CARD per l’anno scolastico 2025/26. Il nuovo importo della card, che sarà destinata anche al personale con contratto a tempo determinato al 30/06 e al 31/08, sarà di circa 400 euro. Trova così applicazione quanto previsto dal Decreto-legge 127/2025 che, all’art.3, comma 5-bis, introdotto in sede di conversione, ha previsto l’estensione del beneficio ai docenti con contratto di supplenza fino al termine delle attività didattiche e al personale educativo.
Il decreto-legge è intervenuto inoltre sulla lista dei beni acquistabili con la carta, ponendo dei limiti di cadenza temporale all’acquisto di hardware e software e inserendo tra i beni acquistabili anche i servizi di trasporto di persone. A decorrere dall’anno scolastico 2025/26, la carta potrà essere utilizzata per l’acquisto di hardware e software esclusivamente in occasione della prima erogazione della stessa e, successivamente, con cadenza quadriennale. In ogni caso, coloro che hanno percepito la Carta in uno degli anni scolastici precedenti al 2025/2026, possono utilizzarla per l’acquisto di hardware e software nell’anno scolastico 2025/2026 e, successivamente, con cadenza quadriennale.
“È dunque evidente – prosegue Barbacci – la necessità di rivendicare, in prospettiva, un adeguamento delle risorse disponibili, se si vuole ripristinare in via generale l’importo originariamente previsto. La questione, infatti, non può essere affrontata e gestita con una logica ragionieristica, ma richiede scelte chiare e impegnative di natura politica, nell’ottica di un rafforzamento degli investimenti destinati al sistema d’istruzione e al lavoro che vi si svolge”.
“Il contratto resta in ogni caso la sede naturale per dare risposte al personale della scuola, che chiede giustamente retribuzioni più adeguate rispetto all’importanza del proprio lavoro. Chiuso finalmente il negoziato per il triennio 2022/24, rilanciamo con forza la richiesta di arrivare nel più breve tempo possibile all’avvio delle trattative per il triennio 2025/27, riportando complessivamente al negoziato tutte le questioni che incidono sul trattamento economico del personale”. Conclude così la segretaria Barbacci.
Di parere diverso il sindacato di categoria FLC Cgil, la Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL: “Un decreto interministeriale di prossima pubblicazione fissa il nuovo importo della Carta docente: il beneficio è stato ridotto a 400 euro con un taglio netto di 100 euro rispetto allo stanziamento originario previsto dalla Legge 107/2015. Il MIM estende finalmente il beneficio ai docenti precari ma taglia l’importo spettante”.
Per la FLC CGIL si tratta di “una riduzione ingiusta e non compensata da misure sostitutive. Invece di adeguare il fondo per la Carta al costo della vita, considerando che dal 2015 l’inflazione ha eroso del 20% il potere d’acquisto, la cifra è stata drasticamente decurtata anche nel suo valore nominale, limitando sensibilmente la capacità dei docenti di investire nella propria formazione. Per ampliare la platea dei beneficiari ai docenti con contratto a tempo determinato e al personale educativo, il MIM ha scelto di non incrementare i fondi complessivi, preferendo tagliare la quota spettante al singolo lavoratore. In questo modo – sottolinea il sindacato di categoria – l’estensione di un diritto è stata di fatto posta a carico del personale stesso”.
“Inoltre, il decreto prevede 200 milioni di euro (fondi PON) in favore degli istituti per l’acquisto di dotazioni tecnologiche, come PC e tablet, da destinare ai docenti in comodato d’uso. Una misura che però non compensa il venir meno di una dotazione finanziaria individuale e flessibile sulla quale il personale, in questi anni, aveva fatto affidamento per la propria formazione e per la propria attività professionale”, conclude la FLC CGIL.
























