Migliaia di banchi, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, tra la gente, su tutto il territorio nazionale. E’ il risultato della giornata di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sugli appalti promossa dalla Cgil, che si è svolta oggi dal nord al sud del paese.
Una giornata importante che rientra in una campagna, promossa dal sindacato guidato da Susanna Camusso, partita il 12 febbraio scorso ad Aosta e che si concluderà a Roma la fine di aprile. Obiettivo è la raccolta di almeno 300mila firme a sostegno di una legge che regolamenti una volta per tutte la giungla degli appalti nel nostro paese e che permetta a tre milioni e mezzo di lavoratori di godere di tutele e diritti fondamentali.
“Oggi – sottolinea Moulay El Akkioui della Cgil nazionale, coordinatore della campagna – abbiamo organizzato una giornata nazionale per la raccolta di firme. La nostra legge è una sfida per tutta la società italiana. Questo è un problema serio che riguarda tutti i cittadini. Gli appalti sono attualmente il seme della corruzione e della malavita che appesta questo paese. La Cgil si è impegnata per mettere fine a questo cancro che sta travolgendo l’economia italiana”.
La Cgil crede fermamente che sia indispensabile un intervento legislativo chiaro, con poche norme ma vincolanti. Come, per esempio, il diritto a mantenere l’occupazione nel cambio di appalto, il diritto ad un’equa retribuzione e il contrasto alle pratiche di concorrenza sleale tra le imprese, attraverso la clausola sociale e la responsabilità solidale. Poche regole di facile interpretazione per restituire dignità ai lavoratori degli appalti e smettere di competere scaricando tutto e solo sul costo del lavoro.
I lavoratori in appalto e in sub appalto, secondo una stima della Cgil, sono oltre tre milioni e mezzo e sono presenti in quasi tutti i settori, pubblici e privati, dalle forniture ai servizi passando per le costruzioni. Sono esposti per una vita al precariato, pur essendo per la gran parte assunti a tempo indeterminato, senza carriere contributive dignitose, con basse retribuzioni e senza valorizzazione professionale. Perché quello negli appalti è lavoro povero, intenso, frammentario, faticoso e mal retribuito. Ma soprattutto i lavoratori in appalto, o peggio ancora in sub appalto, sono spesso le vere vittime del malaffare, degli sprechi e delle inefficienze che caratterizzano questo segmento del mondo del lavoro, senza adeguate tutele e senza che vengano riconosciuti e rispettati i diritti minimi.
























