“Dopo lo stop alla tassa sulle borse di studio gli specializzandi rischiano un altro salasso: l’aumento previsto nel ddl lavoro dei contributi alla gestione separata Inps, che pagano perché considerati borsisti in formazione e non lavoratori”. L’allarme è della Cgil medici e dalla consulta delle professioni del sindacato, in piazza con gli specializzandi.”Senza modifiche – dice all’Ansa Massimo Cozza – per gli specializzandi ci sarà un’altra supertassa che a regime costerà 100 euro al mese in più”.
Oltre a pagare l’Enpam, la cassa autonoma dei medici, i camici bianchi in formazione, infatti, pagano contributi previdenziali anche alla gestione separata dell’Inps, in quanto il loro reddito non è da lavoro dipendente ma “altro reddito”, appunto da borsisti. E devono versare questa quota alla gestione separata e non alla principale “in quanto già assoggettati ad altro ente”.
Per questa tipologia di contribuenti, cioè con altri redditi e che sono già assoggettati a una cassa autonoma, come ad esempio anche gli ingegneri, il ddl lavoro all’articolo 36, spiega Cozza, segretario della Cgil Medici, “aumenta l’attuale aliquota ridotta del 18% fino a portarla nel 2018 al 24%”. Ma gli specializzandi in medicina, osserva Daniele Indiani, presidente di Federspecializzandi, “non possono essere considerati come pensionati che oltre alla pensione continuano a lavorare con delle collaborazioni, oppure come ingegneri o architetti che lavorano con le consulenze”.
Per questo dopo aver incassato il successo della cancellazione della tassa sulle borse di studio, gli specializzandi, affiancati dalla Cgil, si batteranno per ottenere un emendamento al provvedimento di riforma del mercato del lavoro che “escluda i medici in formazione da questo aumento dei contributi Inps”. Anche perché, aggiunge Indiani, “il sistema pensionistico è un salvadanaio, ma per noi i contributi all’Inps sono un salvadanaio che “non si aprirà mai visto che paghiamo questo contributo solo nei cinque anni di specializzazione per passare poi, una volta diventati specialisti in toto all’Enpam se liberi professionisti o medici di medicina generale, oppure alla previdenza dei dipendenti pubblici se ospedalieri o comunque assunti dal servizio sanitario nazionale”. (LF)
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