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Come affrontare insieme la non autosufficienza-Festival dello sviluppo sostenibile

Alessandra Servidori
Ottobre11/ 2022

E’ una importante opportunità oggi come Presidente Nazionale di Tutte per Italia, affrontare un percorso insieme che rappresenta una azione concreta che ci auguriamo si arricchisca strada facendo rinnovandola. Il mio compito oggi è di illustrare il nostro contributo  in ambito Ue come Associazione Italiana componente della rete ESN (EuropeSocial Network) irrobustendo le iniziative per favorire un invecchiamento sano e attivo della popolazione, al fine di migliorare la vita e abbassare i costi del sistema sanitario e sociale. Si stima infatti che, entro il 2080 un europeo su tre avrà più di 65 anni : dunque  è una emergenza comunitaria.

  • L’innalzamento dell’età media avrà un inevitabile impatto sui sistemi sanitari nazionali, anche a livello di costi e servizi erogati, così come è previsto un aumento della richiesta di eseguire le terapie direttamente a casa, in spazi appositamente attrezzati alla cura e a un controllo remoto

ESN ha pubblicato nel 2021 un rapporto sull’assistenza a lungo termine, e noi come Associazione Nazionale abbiamo contribuito a fornire alla struttura europea i nostri dati e le nostre esperienze ovviamente integrate con il settore sociale, posto che sia il lavoro eseguito dal gruppo Turco sia il PN per la non autosufficienza  si articolano su una integrazione dell’intervento socio sanitario, come peraltro si sta orientando la Commissione Ue dopo lo stravolgimento del Covid con un ripensamento sulla strategia di assistenza socio/sanitaria

  • Concentrarsi su un approccio alla qualità più incentrato sulla persona è la scelta nella maggior parte dei paesi europei, le normative legali definiscono la qualità dei servizi per anziani e soprattutto per non autosufficienti LTC a livello nazionale o regionale.
  • Un aspetto importante della qualità è la partecipazione delle persone che utilizzano i servizi alla pianificazione, erogazione e valutazione dei servizi, al fine di garantire che i servizi siano adeguati ai bisogni delle persone, in parallelo con le Missioni 5 e 6 del PNRR, con il passaggio graduale dai trasferimenti monetari all’erogazione di servizi diretti o indiretti ,ossia di contributi monetari condizionati all’acquisto di servizi di cura e assistenza domiciliari e previsti nell’ambito di un progetto personalizzato più complessivo
  • Noi attenzioniamo poi anche il fatto che la Comunità Europea ha creato un indice di “divario di genere” (i.e. gender gap index) e l’indice per il 2022 sta rilevando gli effetti della non digitalizzazione sulla vita lavorativa di donne e uomini. L’indice rivela come le donne risultino sottorappresentate nelle nuove tecnologie e non siano sufficientemente presenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, delle start-up digitali e dei prodotti ad alta tecnologia di cui i servizi socio sanitari integrati previsti per la non autosufficienza dovrebbero essere la punta di diamante.
  • Quindi dobbiamo favorire con strumenti formativi di up-skilling e re-skilling la presenza delle donne nello sviluppo di queste piattaforme tecnologiche per sviluppare occupazionalità. Si è evidenziato essere ora in fase di attuazione in diversi paesi dell’UE,  e può essere collegato a opportunità di formazione e sviluppo della carriera e riconoscere anche le competenze pratiche e l’esperienza acquisite in un contesto informale, formando figure con professionalità multidisciplinari a beneficio degli operatori sanitari, dei loro datori di lavoro e degli utenti dei servizi.
  • Nella Carta dei diritti degli anziani e dei doveri della comunità, che noi sottoscriviamo gli anziani debbono poter scegliere, devono essere rispettati, hanno diritto ad una vita di relazione, hanno diritto a continuare a imparare, lavorare, e  il ddl che deve essere approvato in parlamento  disegna una vera integrazione del sociale con il sanitario e l’assistenziale a cominciare da una valutazione funzionale multidimensionale, ad oggi erogata quasi esclusivamente nell’ambito del Ssn, spesso priva della necessaria dimensione relativa agli aspetti sociali, socioeconomici e dell’housing.
  • Questo aiuta a rispondere alle necessità di chi è fragile o non autosufficiente, elaborando piani assistenziali personalizzati molti dei quali incardinati sull’Adi.

Oggi l’Adi è concepita come intervento prestazionale (esclusivamente sanitaria peraltro) ed utilizzata principalmente come supporto alle dimissioni ospedaliere verso la abitazione.

  • Ne è prova la esiguità delle ore offerte annualmente per gli anziani: 18 come media italiana, con ridotti scarti fra le diverse regioni. La presa in carico delineata dalla legge delega ha invece carattere continuativo con un ingresso in uno dei cinque segmenti che compongono il continuum: servizi di monitoraggio, rete, prevenzione e inclusione sociale e digitale, Adiss (Assistenza domiciliare integrata sociale e sanitaria), servizi di cure palliative, centri diurni integrati ed assistenza residenziale articolata in residenze a carattere sociale o sociosanitario di diverse intensità
  • La vera rivoluzione è questa: poter essere assistiti a casa, in modo continuativo, senza essere sradicati dalla propria storia e identità ma anche senza essere lasciati soli.
  • Perché il processo riformatore riesca ad intervenire sulle pesanti disparità tra regione e regione, occorre valorizzare le grandi risorse sociali e umane del Paese, avendo però uno Stato che sa controllare, regolare e monitorare. Sarà necessaria una riforma complessiva  anche appunto del terzo settore perché le norme di autorizzazione e accreditamento sia della assistenza in case di riposo e Rsa che di quella domiciliare, possano fornire un quadro omogeneo per tutto il Paese dell’impegno del volontariato nei servizi e che attraverso il nuovo Codice sia valorizzato anche in ambito socio/sanitario.
  • Il segmento residenziale deve offrire la possibilità di agire come centro multiservizi, integrando capacità digitali di telemedicina ed altri servizi di rete ed inclusione, centri diurni, servizi a categorie diverse anche per età, aperti al territorio, in sinergia con le famiglie, il volontariato, i percettori del reddito di cittadinanza e coloro che intraprendono il servizio civile. Tale tipo di approccio avrà la possibilità di adattare il sistema assistenziale alle realtà dei piccoli Comuni, al di sotto dei 5mila abitanti, dove massima è la concentrazione di over 80 e minima l’offerta di servizi .
  • E le RSA attraverso una idonea procedura di accreditamento possono qualificarsi come enti per le cure cosiddette di transizione (ricoveri di sollievo, dimissioni protette da ospedale verso casa, post acuzie e riabilitazione), mitigando così due forti criticità del sistema, rappresentate dalle carenze di personale infermieristico e Oss e dalla necessità di nuove strutture edilizie legata a quanto previsto dal Pnrr case della comunità e ospedali di comunità.
  • La riforma della non autosufficienza va fatta adesso, insieme a quella della assistenza territoriale e della disabilità. IL testo per la legge delega c’è, sicuramente migliorabile ma non migliorerà se non la si discute nelle sedi preposte, dunque in Parlamento.

Ad ora non si possono ricoverare nella stessa struttura anziani e disabili, perché se è vero che l’anzianità è uno status anagrafico la disabilità è una condizione che tocca anche ai neonati. Per esempio i caregiver che non lavorano, perché fanno assistenza h24, non sono considerati e quindi esistono caregiver familiari di serie A e di serie B? Ma ha senso nella proposta  arrivato al cdm, un articolo dedicato ai caregiver familiari in una legge sulla Non Autosufficienza quando esiste una legge dedicata (il DDL 1461) che attende di essere perfezionata?

  • A questo ultimo Fondo, la legge di bilancio 2021 ha affiancato un ulteriore Fondo, le cui risorse (pari a 30 milioni per ciascun anno del triennio 2021-2023) sono indirizzate ad interventi legislativi per il riconoscimento dell’attività non professionale del prestatore di cure familiare (caregiver). Quest’ultimo Fondo è stato incrementato, ad opera della sezione II della legge di bilancio 2022, di 50 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2022-2024. La dotazione finale del Fondo per il 2022 è pertanto pari a 80 milioni.

Il fondo è stato distribuito alle Regioni che ne decidono l’utilizzo ma si propone di non utilizzarlo per corsi di formazione perché i caregivers familiari hanno bisogno di avere la disponibilità di risorse dirette per il loro sollievo personale.

  • Va considerato l’impatto dell’invecchiamento sulla famiglia e sui bisogni di welfare familiare e dunque anche delle risorse per la famiglia tutti compresi. Da un lato quattro milioni di anziani, 28,9% del totale, vivono soli costoro rappresentano il 16% delle famiglie italiane. Dall’altro la frammentazione delle strutture familiari determina una crescente difficoltà delle famiglie nel sostenere la cura degli anziani, conviventi o non conviventi
  • Eppure l’accompagnamento e l’assistenza sono tuttora prevalentemente un impegno personale diretto dei familiari. Nelle famiglie con anziani o con persone bisognose di aiuto per il 67,3% dei casi l’assistenza è prestata esclusivamente da familiari, mentre il 32,7% utilizzano servizi domiciliari o residenziali. Le pari opportunità passano anche per il sostegno alla famiglia. A questa famiglia in pieno cambiamento, ai numerosi profili di relazione familiare e ai molteplici bisogni emergenti che non trovano risposta nell’attuale sistema di welfare.
  • Il tema della conciliazione vita- lavoro è divenuto centrale non solo per le aziende ma per l’intera organizzazione sociale, e pone la necessità di un cambiamento su entrambi i fronti. Nelle aziende richiede che si affermino modelli organizzativi flessibili e culture di management capaci di valorizzare l’autonomia e la responsabilità delle persone nella scelta dei tempi, dei luoghi e delle modalità di lavoro.
  • Nella società richiede lo sviluppo di una rete di servizi di prossimità, configurati sui bisogni familiari: l’espansione della spesa di welfare delle famiglie non è tanto un segnale di difficoltà del sistema pubblico quanto una risorsa da cui partire per generare un mercato ampio, profittevole ed efficiente.
  • È un mercato destinato a crescere perché i trend che lo determinano sono di lungo periodo a industria del welfare: un settore che fattura 136,6 miliardi, pari al 7,8% del PIL, dunque tra i più rilevanti nella nostra economia. Un insieme complesso di filiere produttive e di comparti nei quali cooperano e competono imprese private e aziende pubbliche, organizzazioni non profit e una miriade di professionisti e operatori individuali della sanità, dell’assistenza alle persone, della cultura e dell’educazione. Un settore trainante per la crescita del Paese.
  • Tra le questioni da affrontare bisogna prevedere un sistema multilivello di governance istituzionale che mira a ricomporre, in organismi unitari di competenza delle diverse amministrazioni coinvolte nello SNA e SSN. Un assetto di governance che deve costruire una filiera di risposte – differenziate e complementari – che tenga insieme servizi residenziali, semiresidenziali, domiciliari, trasferimenti monetari, che riguardano, da un lato, la rimodulazione delle rette a carico della persona in presidi residenziali e non residenziali (inclusa una revisione complessiva che presti attenzione alle condizioni di impoverimento in cui alcuni anziani si trovano)
  • e, dall’altro, l’istituzione di un secondo pilastro integrativo, con funzione complementare rispetto alle prestazioni assicurate attraverso il finanziamento pubblico dei livelli essenziali.

Peraltro come ESN già nel 2021 abbiamo sostenuto queste linee poi recepite dalla Ue infatti il 7 settembre la Commissione ha lanciato  la tanto attesa comunicazione su una strategia europea per l’assistenza, accompagnata da proposte di raccomandazioni del Consiglio sulla revisione degli obiettivi di Barcellona in materia di educazione e cura della prima infanzia (ECEC) e assistenza a lungo termine (LTC).

  • Occorre anche e subito una piattaforma digitale nazionale dati: rivolta a PA Centrali, Città metropolitane, ASL, Regioni, Province autonome e Università,  per perseguire il fine di garantire l’interoperabilità dei dati pubblici, per erogare servizi in modo sicuro, veloce ed efficace e ai cittadini di non fornire nuovamente informazioni che la PA già possiede, con evidente snellimento della macchina burocratica pubblica. E’  un tema che ho affrontato anche nel gruppo di lavoro del sottosegretario Tabacci su emergenze e strumenti per affrontare le disuguaglianze al Dip. Economico della Presidenza Del Consiglio.

In buona sostanza un cambiamento culturale e concreto nei modi e nei tempi previsti, che farà  compiere al Paese un sostanziale passo in avanti in termini di efficienza, competitività, possibilità, sia dal punto di vista dell’ampliamento dei posti di lavoro e di rinnovamento di alcune figure professionali  con professionalità multidisciplinare sia in termini di competenze, sia di appetibilità del Paese per l’afflusso di nuovi capitali da parte di investitori, che porterebbero nuova vitale linfa alle nostre casse. Tutto questo e altro si fa insieme, si può fare. Siamo qui per questo.

Alessandra Servidori

Alessandra Servidori