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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11a)


MERCOLEDÌ 14 GENNAIO 2004
213a Seduta

Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
Interviene il ministro del lavoro e delle politiche sociali Maroni.

La seduta inizia alle ore 15,15.

IN SEDE REFERENTE

(2058) Delega al Governo in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e all’ occupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria, approvato dalla Camera dei deputati
(421) MAGNALBO’. – Modifiche e integrazioni all’ articolo 71 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di totalizzazione dei periodi di iscrizione e contribuzione
(1393) VANZO ed altri. – Abrogazione delle disposizioni concernenti il divieto di cumulo tra redditi di pensione e redditi di lavoro autonomo
-e petizioni nn. 66, 84, 200, 255, 393 e 574 ad essi attinenti
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Si riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta del 17 dicembre scorso.

Il PRESIDENTE rivolge un cordiale saluto al ministro Maroni e lo ringrazia per la tempestività con cui ha voluto informare la Commissione sull’esito del confronto con le organizzazioni sindacali sulla riforma previdenziale, dando così seguito all’impegno assunto nella precedente seduta.

Il ministro MARONI ricorda preliminarmente che il confronto con le confederazioni sindacali CGIL, CISL e UIL sui temi della riforma previdenziale è stato avviato con l’incontro del 10 dicembre 2003: in tale circostanza, l’Esecutivo sottolineò, tra l’altro, l’esigenza che l’esame parlamentare del disegno di legge n. 2058 non subisse interruzioni ulteriori rispetto a quella, fisiologica, dovuta alla sospensione dei lavori per le festività natalizie, e, contestualmente, fissò al 10 gennaio, d’intesa con le organizzazioni sindacali, il termine per la conclusione del confronto. Le stesse organizzazioni sindacali convennero che, nell’arco di tempo considerato, non avrebbe avuto luogo una trattativa in senso proprio, bensì l’approfondimento delle principali questioni poste dal disegno di legge delega presentato dal Governo e delle eventuali proposte alternative a quelle in esso contenute.
Nel successivo incontro del 23 dicembre, sono stati individuati i temi del confronto, riassumibili nei seguenti punti: promozione della previdenza complementare attraverso l’utilizzo del trattamento di fine rapporto (TFR); disciplina dei fondi previdenziali chiusi ed aperti; individuazione della natura e dei compiti della COVIP; principi di delega riguardanti la redazione di un testo unico in materia previdenziale; decontribuzione per i nuovi assunti; separazione tra assistenza e previdenza e, infine, stabilizzazione della spesa previdenziale rispetto al PIL, in relazione alle proposte formulate dal Governo nell’emendamento a suo tempo depositato in Commissione.
Su tali temi, da parte delle organizzazioni sindacali, sono stati espressi motivi di contrarietà e di contestazione e, in alcuni casi, sono state avanzate proposte specifiche.
In particolare, i sindacati hanno manifestato la loro contrarietà riguardo alla previsione del conferimento obbligatorio del TFR ai fondi pensione, proponendo, in alternativa, l’introduzione del meccanismo del silenzio-assenso. Essi sono stati particolarmente critici anche nei confronti del principio di delega che subordina il conferimento del TRF all’assenza di oneri per le imprese e prevede le necessarie compensazioni attraverso la facilitazione dell’accesso al credito, ritenendo comunque necessaria, su questo punto, una diversa formulazione della norma.
Anche l’equiparazione tra forme pensionistiche complementari, contenuta nel disegno di legge n. 2058, è osteggiata dalle organizzazioni sindacali, che ritengono necessario privilegiare i fondi chiusi, di origine negoziale. Per quanto riguarda poi il ruolo di agenzia che verrebbe attribuito alla COVIP, i sindacati propendono per una trasformazione dell’organo di vigilanza sui fondi pensione in una vera e propria autorità amministrativa indipendente, che resterebbe comunque separata da una eventuale Autorità unica per la tutela del risparmio. CGIL, CISL e UIL lamentano inoltre la scarsa incentivazione fiscale dei fondi pensione, raccomandando l’adozione di misure volte ad evitare la doppia tassazione del risparmio, e deplorano l’assenza di interventi per promuovere la previdenza complementare nel pubblico impiego.
Nel corso del confronto, è stata presa anche in considerazione l’eventualità di fare confluire il TFR su fondi regionali di previdenza complementare, in mancanza di indicazioni specifiche del lavoratore. Tali fondi potrebbero in tal modo affiancare quelli di natura negoziale, per tali intendendosi anche quelli a carattere territoriale, ma di origine pattizia. I fondi regionali, però, in gran parte non hanno natura pubblica, e sono inegualmente distribuiti sul territorio. Pertanto, la questione deve essere ulteriormente approfondita.
Sul testo unico in materia previdenziale, le organizzazioni sindacali ravvisano nella formulazione dell’articolo 8 del disegno di legge n. 2058 – articolo peraltro introdotto nel corso della discussione alla Camera dei deputati e assente nel testo originario del Governo – il conferimento di una delega intesa non solo al riordino, ma anche alla modifica della legislazione vigente, e propongono pertanto di circoscrivere l’ampiezza dei criteri e dei principi direttivi della delega medesima.
La decontribuzione per i nuovi assunti – prosegue il Ministro – era stata introdotta dal Governo come misura per incidere sul costo del lavoro e favorire pertanto l’occupazione stabile e di qualità; secondo le organizzazioni sindacali, però, essa è suscettibile di ridurre in misura eccessiva la copertura previdenziale per le nuove generazioni di lavoratori, e pertanto, la medesima finalità di contenimento del costo del lavoro potrebbe essere conseguita più congruamente attraverso la fiscalizzazione dei contributi di carattere non previdenziale.
Sul tema della separazione tra assistenza e previdenza, i sindacati, al fine di una maggiore trasparenza dello Stato sociale, reclamano una più precisa definizione dei due ambiti, basata, essenzialmente, sulle modalità di finanziamento della spesa, tramite contribuzione degli interessati ovvero a carico della fiscalità generale. In effetti, occorre anche pervenire ad una quantificazione puntuale della spesa pubblica sia per l’ assistenza sia per la previdenza, ma, in proposito, non si può prescindere dai vincoli contenuti nella disciplina comunitaria riguardante gli standard previdenziali. Pertanto, secondo il Ministro, la richiesta di definire meglio i costi dei due comparti è apprezzabile e da prendere in considerazione, mentre l’attuazione piena del principio della separazione tra assistenza e previdenza, pur enunciata nel disegno di legge delega, appare di più complessa e problematica realizzazione.
Le organizzazioni sindacali hanno contestato gli scenari previdenziali futuri delineati dal Governo, in particolare confutando le cifre relativa all’entità della cosiddetta “gobba” previdenziale: i rappresentanti della Ragioneria dello Stato, presenti al confronto, hanno però fatto presente che il modello econometrico utilizzato – e accettato da Eurostat e dall’OCSE anche per quanto riguarda la comparazione con i dati degli altri paesi dell’Unione europea – è lo stesso adottato per la predisposizione delle riforme previdenziali del 1995 e del 1997. Dall’applicazione di tale modello, la diagnosi formulata dal Governo sui mali del sistema previdenziale italiano risulta dunque confermata.
Comunque, le proposte del Governo riguardanti gli incentivi al prolungamento della vita lavorativa e l’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti a decorrere dal 1° gennaio 2008 non sono state oggetto di discussione. Da parte delle organizzazioni sindacali, e segnatamente dalla CGIL, sono state avanzate ipotesi di incentivi al differimento della pensione basate sull’incremento della prestazione previdenziale – con esclusione quindi del bonus proposto dal Governo – senza però alcuna indicazione sui risparmi previsti.
Un’altra importante richiesta sindacale riguarda la maggiore gradualità dell’innalzamento dei requisiti contributivi ed anagrafici decorrente dal 2008, ma anche in questo caso non è stata fornita alcuna analisi relativamente ai risparmi conseguibili, idonea a configurare, come prevede l’articolo 1-ter dell’emendamento del Governo, una proposta alternativa produttiva però di effetti finanziari pari a quelli derivanti dal progetto del Governo stesso.
Il confronto con le organizzazioni sindacali si è concluso l’8 gennaio e in un successivo incontro, il 12 gennaio, la delegazione del Governo si è riservata di valutare ed eventualmente accogliere alcune delle proposte emerse – ritenendo in particolare meritevoli di attenzione quelle in materia di previdenza complementare -, ed ha ribadito l’auspicio che l’iter parlamentare del disegno di legge n. 2058 si concluda al più presto e che esso sia approvato dal Senato entro la fine di gennaio.
Le organizzazioni sindacali hanno preso atto di tali dichiarazioni, chiedendo di essere informate sulle eventuali iniziative che il Governo intende assumere in relazione alle disponibilità manifestate.
Nello stesso incontro del 12 gennaio il Governo ha proposto di avviare il confronto sulla riforma dello Stato sociale con tutte le organizzazioni sindacali e datoriali che di regola prendono parte alle trattative con il Governo. La proposta è stata accolta da CISL e UIL, e respinta dalla CGIL. Si è quindi convenuto che, in una prima fase, il confronto si articolerà su tre tavoli, aventi ad oggetto, rispettivamente, le politiche sociali, socio-sanitarie e gli interventi per la famiglia; le politiche attive del lavoro e, infine, inflazione e carovita, tema, quest’ultimo, molto sentito dall’opinione pubblica, ma per il quale il Governo dispone di strumenti di intervento piuttosto limitati.
Poiché il tavolo sul Welfare, avviato in un clima molto costruttivo, è stato aggiornato per circa una settimana, i sindacati hanno posto in via preliminare la questione delle risorse finanziarie di cui il Governo dispone per attivare gli interventi che potranno scaturire dal confronto. Dal canto suo, l’Esecutivo ha chiesto alle parti sociali di indicare temi, priorità e proposte, e di formulare le relative richieste anche relativamente alla risorse da impiegare.
Per quanto riguarda la riforma della previdenza, pertanto, il Ministro fa presente che il confronto con le organizzazioni sindacali si è concluso, e vi sono quindi le condizioni perché riprenda l’iter parlamentare del disegno di legge n. 2058, rispetto al quale non interferisce il parallelo svolgimento del dialogo sociale sul Welfare. Il Governo si riserva al più presto di comunicare alla Commissione quali sono le proposte avanzate nell’ambito del confronto con le organizzazioni sindacali che intende accettare e che ritiene possano essere tradotte in specifici emendamenti.

Il senatore BATTAFARANO (DS-U) rileva preliminarmente che il Governo, pur avendo manifestato la propria disponibilità ad accogliere alcune osservazioni espresse dai sindacati nel corso del confronto sui temi della riforma previdenziale, ha tuttavia assunto un atteggiamento di chiusura su taluni nodi problematici fondamentali, attinenti in particolare alla decontribuzione – misura inutile, e per taluni profili anche dannosa – ed alla elevazione, a partire dal 1° gennaio 2008, dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso al trattamento pensionistico – disposizione foriera di iniquità tali da richiedere necessariamente una sua rimodulazione da parte dell’Esecutivo che sarà in carica nel 2007, a prescindere dalla composizione politica dello stesso.
La constatazione del Ministro circa la mancata presentazione di proposte alternative da parte delle organizzazioni sindacali, atte ad assicurare effetti finanziari equivalenti a quelli garantiti dalla disciplina predisposta dal Governo, appare poi strumentale e finalizzata ad imputare ai sindacati la responsabilità della mancata individuazione di una congrua soluzione dei vari problemi, e della conseguente conclusione del confronto.
Occorre a tal proposito considerare che le parti sociali non hanno a disposizione strutture specializzate, necessarie per effettuare una valutazione dettagliata degli oneri finanziari, la cui ricognizione spetta invece all’Esecutivo, che nel caso di specie dovrebbe adoperarsi per l’individuazione di un’adeguata proposta alternativa, idonea a eliminare o quanto meno a circoscrivere l’ambito del dissenso delle organizzazioni sindacali in ordine alla disciplina contenuta nel disegno di legge in titolo.
L’azione politica del Governo appare invece orientata nella direzione dell’inasprimento dello scontro sociale e della frantumazione dell’unità sindacale, senza considerare, per quest’ultimo aspetto, che si tratta di una scelta estremamente miope, poiché l’auspicato indebolimento del ruolo e delle prerogative delle organizzazioni sindacali confederali produrrebbe un effetto di moltiplicazione della conflittualità, assai pericolosa e gravida di conseguenze negative per la convivenza civile.

Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) ritiene contraddittorio l’atteggiamento politico assunto dal Ministro, incentrato da una parte sulla disponibilità ad accogliere taluni rilievi formulati dalle organizzazioni sindacali, dall’altra volto a precludere un ulteriore sviluppo del confronto sociale.
A suo parere, inoltre, la presentazione degli emendamenti, preannunciati dal Ministro nella seduta odierna, comporterà necessariamente una riapertura dei termini procedimentali per la presentazione emendamenti e subemendamenti, atteso che il disegno di legge in titolo è stato qualificato come disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica, e che per tali tipologie di provvedimento il Regolamento del Senato esclude la presentazione di emendamenti che non siano stati preliminarmente trattati in Commissione.

Il senatore MALABARBA (Misto-RC) ritiene che la gestione da parte dell’Esecutivo del confronto con le organizzazioni sindacali non possa essere valutata positivamente, in quanto non si è provveduto all’attivazione di un vero e proprio negoziato con le parti sociali, subordinatamente al preventivo ritiro del disegno di legge in titolo, come era stato richiesto originariamente dalle confederazioni sindacali. Una tale trattativa sarebbe risultata quanto mai opportuna e avrebbe potuto portare ad un risultato positivo, ferma restando la distinzione dei rispettivi ruoli, in base alla quale spetta all’Esecutivo e non al sindacato il compito di formulare organiche proposte alternative, corredate da appropriate analisi economico-finanziarie.
La disponibilità manifestata dal Governo ad accogliere taluni rilievi formulati dai sindacati nel corso del confronto sociale sottende il surrettizio intento strategico di dividere ed indebolire il fronte sindacale.
E’ necessario che il Governo elabori rapidamente le proposte emendative preannunciate dal ministro Maroni nella seduta odierna, a seguito delle quali è necessario riaprire il termine per la presentazione di emendamenti e subemendamenti, in modo tale da garantire in sede parlamentare un adeguato confronto dialettico fra le forze politiche di maggioranza e di opposizione in ordine alla tematica in questione.
Richiamandosi infine ad un breve scambio di idee precedente all’inizio della seduta, in senatore Malabarba auspica che quanto prima si possa aprire un dibattito in Commissione sulla tematica attinente alla rappresentatività sindacale, anche alla luce degli ultimi eventi riguardanti il settore del trasporto pubblico locale, in cui, peraltro, la rigida applicazione da parte di taluni prefetti delle misure prefigurate dalla disciplina in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali ha comportato un’eccessiva compressione di tale diritto, suscettibile di ingenerare reazioni da parte dei lavoratori lesi da tali interventi repressivi.

Il ministro MARONI interviene per una breve precisazione, ribadendo l’opportunità di analizzare adeguatamente i profili attinenti agli scioperi degli autoferrotranvieri verificatisi in talune città, e manifestando, tuttavia, la contrarietà del Governo in ordine alla disciplina contenuta nell’ambito dei disegni di legge inerenti alla tematica della rappresentatività sindacale, recentemente presentati in Parlamento da taluni esponenti delle forze politiche di opposizione.

Il senatore TREU (Mar-DL-U) dopo aver preliminarmente rilevato che il confronto sociale ha prodotto qualche apprezzabile risultato, osserva tuttavia che le dichiarazioni del ministro Maroni rivelano un’incertezza politica di fondo, poiché mentre da una parte viene dichiarato formalmente chiuso il confronto con le organizzazioni sindacali, dall’altra si manifesta la disponibilità rispetto ad eventuali proposte alternative, il cui accoglimento, però, resta subordinato alla presentazione di una dettagliata analisi dell’impatto finanziario da parte delle organizzazioni sindacali. Una tale analisi, oltre che difficile da effettuare a causa delle limitate risorse di cui dispongono in questo campo le organizzazioni dei lavoratori, risulta anche del tutto superflua, in quanto l’Esecutivo può facilmente individuare tali profili economici attraverso gli strumenti conoscitivi in suo possesso, soprattutto per quanto attiene agli effetti di un più graduale innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti.
D’altra parte le stesse proposte emendative presentate dalle forze politiche di opposizione delineano un organico progetto alternativo di riforma del sistema previdenziale, del quale il Governo dovrebbe quanto meno prendere atto.
Riguardo alla materia della previdenza complementare, l’analisi effettuata in ambito parlamentare risulta ampia e completa, sussistendo larghe convergenze in ordine a tali profili, anche se è opportuno procedere alla soppressione della previsione atta a sancire l’obbligatorietà del conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione, come peraltro riconosciuto dallo stesso ministro Maroni nella seduta odierna. Pertanto, proprio sulla previdenza integrativa sarebbe stato possibile procedere più speditamente, eventualmente attraverso l’approvazione di un distinto provvedimento, che avrebbe potuto trovare un ampio consenso delle diverse forze politiche.
Riguardo ad altri aspetti – tra i quali ad esempio va richiamata la già citata elevazione dei requisiti minimi anagrafici e contributivi per l’accesso al trattamento pensionistico – sussistono nodi problematici, che dovrebbero essere adeguatamente analizzati ed approfonditi, in tempi congrui e non certo compatibili con l’urgenza, peraltro scarsamente comprensibile, più volte rappresentata dal Ministro.
In ordine alle previsioni sull’andamento della spesa previdenziale, sussiste effettivamente un picco di spesa, prevedibile per il 2030 – cosiddetta “gobba” previdenziale – anche se è necessario analizzare gli specifici fattori causali di tale incremento della spesa, in modo tale da poter individuare adeguate misure ed interventi, i cui oneri devono gravare proporzionalmente sulle diverse categorie di lavoratori, e non soltanto sui dipendenti.
Le considerazioni del Ministro in ordine ai criteri prospettati dall’Eurostat in ordine alla specifica individuazione delle forme previdenziali e di quelle assistenziali, non tengono conto adeguatamente dell’elasticità degli stessi, evidenziata in più occasioni anche negli studi promossi dal sottosegretario Brambilla.
Riguardo al confronto sociale su varie tematiche del welfare, recentemente attivato dal Governo, è condivisibile l’osservazione prospettata dal sindacato circa la necessità dell’individuazione preliminare di adeguate risorse economiche, senza le quali non può essere posto in essere nessun efficace intervento.
Condivide infine l’esigenza sollevata dal senatore Malabarba, di procedere quanto prima ad un confronto sui temi della rappresentatività sindacale.

Il senatore VIVIANI (DS-U) ravvisa preliminarmente una certa ambiguità nell’atteggiamento politico assunto dal Governo che, nell’attuale situazione di grave crisi economica e sociale, si limita a sottolineare l’urgenza di approvare in tempi rapidi una riforma previdenziale i cui principali effetti finanziari dovrebbero prodursi solo successivamente al 2008.
L’approfondimento delle tematiche attinenti alla previdenza complementare risulta invece ampio ed adeguato, comportando tuttavia la necessità di risolvere preventivamente taluni specifici nodi problematici, sui quali peraltro il Ministro ha manifestato una certa disponibilità.
Sull’elevazione dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti sussiste tuttora una forte divergenza tra le posizioni assunte dal Governo e quelle espresse dai sindacati. Occorrerebbe pertanto porre in essere tutte le iniziative idonee ad avvicinare le posizioni e ad assicurare il consenso delle organizzazioni sindacali, senza il quale risulta impossibile l’attuazione di interventi di riforma significativi, come dimostra anche l’esperienza degli altri Paese europei – nei quali si è arrivati comunque ad una convergenza con i sindacati in materia pensionistica, anche se preceduta eventualmente da una situazione di conflittualità -.
La materia previdenziale è complessa ed articolata e spetta al Governo il compito di individuare un idoneo punto di equilibrio: non si può infatti pretendere dai sindacati l’elaborazione di un organico progetto di riforma e, ancor meno, l’adesione ad un disegno, quale è quello del Governo, inteso a incidere su diritti acquisiti.
La prospettiva di una prosecuzione dell’iter parlamentare del disegno di legge in titolo, auspicata dal ministro Maroni a prescindere dall’assunzione di iniziative volte a favorire il confronto con le parti sociali su talune tematiche fondamentali, viene valutata in maniera decisamente negativa dalle forze politiche di opposizione, che peraltro non hanno assunto alcun atteggiamento ostruzionistico nel corso dell’esame fin qui svolto ed anzi hanno prospettato un progetto di riforma del sistema previdenziale per certi aspetti più radicale rispetto a quello elaborato dall’Esecutivo, anche se maggiormente conforme ai canoni di equità.
Il senatore Viviani ritiene infine utile affrontare i nodi problematici sussistenti nel settore dei servizi pubblici essenziali – per i profili attinenti alle condizioni di lavoro, alla contrattazione e all’esercizio dello sciopero – precisando comunque che l’attuazione di forme di sciopero “selvaggio” risulta contrario alla cultura propria del sindacalismo confederale.

Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) osserva che la posizione assunta dal Governo risulta eccessivamente rigida su taluni profili – quali l’elevazione dei requisiti minimi contributivi ed anagrafici per il pensionamento e l’individuazione del 31 gennaio quale termine finale per l’approvazione in Senato del disegno di legge in titolo – mentre risulta improntata ad un atteggiamento di maggiore apertura rispetto alle proposte formulate dall’opposizione e dai sindacati su altri aspetti, quali quelli attinenti alla previdenza complementare, in relazione alla quale si registrano larghe convergenze, e alla decontribuzione per i neoassunti, per la quale il Ministro ha manifestato la disponibilità ad una modifica del testo originario, incongruo ed inidoneo a conseguire risultati soddisfacenti sia sul piano dell’incentivazione dell’occupazione che sul piano della riduzione della spesa previdenziale.
La linea politica di fondo sostenuta dalle forze politiche di opposizione in materia previdenziale, volta ad incentivare il differimento del pensionamento su base volontaria, è stata accolta dal Governo solo in misura parziale e, soprattutto, limitatamente al lasso di tempo compreso tra il 2004 e il 2007, dopo il quale viene invece prospettata una brusca elevazione dei requisiti minimi per l’accesso al trattamento pensionistico, suscettibile di creare forti situazioni di iniquità.
La necessità prospettata dal Governo di completare l’iter legislativo in questione in Senato entro il 31 gennaio, risulta poi del tutto incomprensibile e suscettibile di ledere l’autonomia del Parlamento nella programmazione dei propri lavori.

Il relatore alla Commissione MORRA (FI), pur valutando positivamente il confronto intercorso con le organizzazioni sindacali, rileva tuttavia che i risultati conseguiti attraverso lo stesso risultano incompleti, per ragioni ascrivibili ad un atteggiamento della parte sindacale in ordine alla tematica pensionistica – condiviso in una certa misura anche dalle forze politiche di opposizione -, inizialmente improntato ad una chiusura pregiudiziale sul complesso del disegno di legge in titolo e attualmente non ancora completamente proiettato nella direzione di una presa di coscienza definitiva sulla necessità di una riforma pensionistica.
I gruppi parlamentari della maggioranza hanno manifestato in più occasioni una posizione di apertura riguardo a taluni rilievi prospettati dall’opposizione sul disegno di legge n. 2058, e lo stesso Governo ha mostrato una certa disponibilità rispetto ad alcune osservazioni avanzate dai sindacati, riservandosi anche di valutare la possibilità di adottare specifiche iniziative emendamentive volte a recepire taluni profili emersi nel corso del confronto.
L’inadeguato sviluppo del sistema di previdenza complementare delineato dalla legge n. 335 del 1995, dovuto essenzialmente alla carenza di risorse finanziarie utilizzabili per incentivare tali moduli previdenziali, comporta una connessione funzionale tra la tematica attinente al decollo del secondo pilastro della previdenza e quella relativa alla riforma del sistema complessivo, che si propone di eliminare lo squilibrio economico dello stesso al fine di conseguire congrui risparmi, utilizzabili anche per l’incentivazione dei fondi pensionistici di natura privatistica.
I profili problematici sollevati dai gruppi politici di opposizione e dai sindacati in ordine alla materia della decontribuzione per i neoassunti vanno affrontati e risolti, tenendo conto tuttavia dell’esigenza di garantire una riduzione del costo del lavoro, necessaria per l’incremento dell’occupazione.
E’ condivisibile l’esigenza di individuare moduli per l’elevazione dei requisiti minimi di pensionamento improntati a maggiore gradualità, anche se va evidenziato che tutte le riforme previdenziali comportano profili di discontinuità, ravvisabili anche in relazione alla disciplina contenuta nella legge n. 335 del 1995, che distingue nettamente la posizione dei lavoratori che hanno al 31 dicembre del 1995 un’anzianità contributiva superiore a 18 anni – per il quali si applica un regime di calcolo retributivo – da quella dei lavoratori che a tale data abbiano maturato un’anzianità inferiore, assoggettati al regime di calcolo contributivo pro rata temporis.
Il Governo ha manifestato un atteggiamento di apertura rispetto ad eventuali proposte alternative formulate dai sindacati, volte a prospettare una diversa modulazione dell’innalzamento dei requisiti minimi di pensionamento, purché le stesse assicurino effetti finanziari complessivamente equivalenti da quelli determinati dalla disciplina elaborata dall’Esecutivo, necessari per garantire il conseguimento degli importanti obiettivi sottesi all’intervento di riforma in questione.
La mancata presentazione nel corso del confronto sociale di una proposta alternativa compiuta in ordine a tale tematica è intenzionale, e non è certamente da ascrivere alla carenza di risorse strumentali e di strutture idonee a disposizione del sindacato, come si evince in maniera indiretta anche da talune affermazioni del segretario generale della CISL. Questi, prima dell’inizio del confronto con il Governo, rivendicò infatti esplicitamente, anche rispetto allo svolgimento del dibattito parlamentare sul disegno di legge in titolo, le prerogative del sindacato in materia di previdenza e in ordine alla predisposizione di una proposta organica di riforma.

Il ministro MARONI, pur ribadendo l’utilità del confronto intercorso con i sindacati, rileva tuttavia che la mancata presentazione di proposte alternative da parte degli stessi non è dovuta alla carenza di risorse strumentali, quanto ad un precisa scelta di carattere politico.
I sindacati ed il Governo avevano concordemente individuato nel 10 gennaio il termine entro il quale verificare la sussistenza dei presupposti per avviare una trattativa in senso proprio. Riguardo a tale profilo, il Governo ritiene che queste condizioni non sussistano, alla luce degli elementi emersi nel corso dei vari incontri.
Se il confronto con i sindacati deve considerarsi chiuso, non altrettanto può dirsi del confronto dialettico tra le forze politiche in ambito parlamentare, che deve invece proseguire, sia pure secondo una tempistica che il Governo auspica improntata a celerità, necessaria per consentire in tempi brevi l’attivazione delle misure di incentivo al posticipo del pensionamento, prefigurate nell’ambito dell’articolo 1-quater dell’emendamento governativo 1.0.1.
Rispetto ad alcuni rilievi emersi nel dibattito, il Ministro precisa che il Governo non ha mai orientato la sua attività politica nella direzione della frantumazione dell’unità sindacale, come dimostra da ultimo anche l’atteggiamento assunto dallo stesso nel corso della trattativa per il rinnovo del contratto collettivo degli autoferrotranvieri, inteso invece a dialogare con tutte le organizzazioni sindacali in posizione di parità.

Il PRESIDENTE rileva preliminarmente che il dibattito posto in essere nella seduta odierna è stato utile e proficuo.
Ricorda inoltre che, attesa la natura di collegato del disegno di legge in titolo, possono essere presentati in Assemblea i soli emendamenti respinti nella Commissione permanente competente per materia, ai sensi del comma 2-quinquies dell’articolo 126-bis del Regolamento.
Ritiene altresì condivisibile l’esigenza prospettata dal Governo circa la prosecuzione dell’iter parlamentare del disegno di legge n. 2058, anche se la possibile presentazione di emendamenti volti a recepire taluni rilievi formulati dalle organizzazioni sindacali nel corso del confronto, preannunciata dal ministro Maroni, comporterà la fissazione di un breve termine per la presentazione di eventuali subemendamenti.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

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