GIOVEDÌ 19 APRILE 2012
301ª Seduta (1ª antimeridiana)
Presidenza del Presidente
indi del Vice Presidente
Intervengono il vice ministro del lavoro e delle politiche sociali Martone e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Malaschini.
La seduta inizia alle ore 8,30.
IN SEDE REFERENTE
(3249) Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita
(Seguito dell’esame e rinvio)
Riprende l’esame, sospeso nella seconda seduta pomeridiana di ieri.
Prosegue la discussione generale.
Il senatore PARDI (IdV), nel sottolineare anzitutto il progressivo aumento della diseguaglianza nel Paese, osserva che gli esperti di statistica hanno calcolato che lo scostamento tra le fasce più ricche e quelle più povere della società rispetto alla media risulta assai più significativo rispetto ad altri Stati e che una più puntuale applicazione del principio costituzionale di progressività fiscale avrebbe potuto contenere tali dinamiche.
La riforma, a suo parere, è stata presentata innanzitutto sotto forma di cambiamento di metodo, ossia quale superamento della stagione della concertazione, ora sostituita da forme di decisionismo unilaterale, supportate dal mero ascolto delle parti sociali. Nell’esprimere il proprio dissenso rispetto a tale nuovo indirizzo, ritiene che i rappresentanti del mondo del lavoro debbano comunque essere coinvolti nelle decisioni che riguardano direttamente i lavoratori.
Quanto alla riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, manifesta alcune perplessità, in particolare sull’introduzione del criterio della “manifesta insussistenza del fatto” quale elemento di valutazione per verificare la illegittimità del licenziamento, ritenendo tale discrimine potenzialmente foriero di cospicuo contenzioso.
Ulteriori criticità rileva con riferimento alla nuova assicurazione sociale per l’impiego (ASPI), che sembra una forma di tutela più costosa e, nello stesso tempo, con effetti addirittura più limitati. Quanto al superamento dei contratti a termine, non ritiene che tale soluzione possa produrre effetti utili, giudicando assai più opportuno garantire, all’esito del rapporto contrattuale a tempo determinato, una forma di “diritto di prelazione” a vantaggio del lavoratore, allo scopo di favorirne la stabilizzazione. Anche l’intervento sulle collaborazioni continuative non gli appare convincente, perché rischia di rappresentare soltanto un mutamento formale di una condizione che conserva tutti i suoi caratteri di criticità e di disagio.
Particolare rilievo ritiene rivesta la questione dei lavoratori atipici non subordinati, che costituiscono una fascia assai numerosa di soggetti, priva di formazione e di tutela per malattia, maternità, corrispettivi e tempi di pagamento. Il disegno di legge intende ridurne il numero, aumentando le aliquote contributive, che però rappresentano solamente un costo marginale per le imprese, mentre al lavoratore sono riconosciuti livelli retributivi non adeguati. Il rischio è dunque che, anche in quest’ambito, continuino ad esistere forme di abuso, dissimulate attraverso l’utilizzazione di strumenti contrattuali svantaggiosi per il lavoratore.
Infine, con riferimento al fenomeno, scarsamente considerato, del cosiddetto “lavoro gratuito”, osserva che ad esso si fa ampio ricorso in molti contesti, tra cui quello accademico, e che anche l’abuso degli stages rischia di sostituire prospettive occupazionali più solide. Tali fenomeni, possibili in ragione del sostegno ai giovani da parte delle famiglie di origine, rappresentano soluzioni che non possono essere in alcun modo incoraggiate.
Il senatore BELISARIO (IdV) evidenzia che nell’opinione pubblica sono stati rappresentati molteplici orientamenti critici relativamente alle previste conseguenze dell’approvazione del disegno di legge in esame, specie in termini di inefficacia ai fini di un incremento dell’occupazione, nonché di contrazione delle necessarie tutele a favore dei lavoratori. Lamenta quindi l’atteggiamento assunto dal Governo, teso a comprimere quanto più possibile i tempi di esame, probabilmente allo scopo di sottrarsi a un compiuto confronto con tutte le forze politiche.
Richiama, quindi, le maggiori criticità del disegno di legge, rispetto alle quali è sinora mancata una adeguata risposta da parte del Governo, soffermandosi innanzitutto sulla mancanza delle risorse necessarie a garantire il funzionamento dei servizi per l’impiego, la cui sopravvivenza risulta gravemente compromessa in ragione di contraddittori interventi di riforma, anche considerando che la materia è riconducibile a competenze proprie delle Province. Altrettanto confusa, a suo avviso, appare la possibile istituzione di un’agenzia unica per la gestione dell’AspI, già prospettata dal Governo, ma non contemplata nel disegno di legge all’esame.
Esprime preoccupazione per il trattamento economico dei lavoratori con contratti di collaborazione o titolari di partita IVA, decisamente inadeguato, soprattutto alla luce dei previsti inasprimenti dei livelli contributivi ed in assenza di misure idonee a limitare il grave fenomeno del precariato. Rileva poi criticamente la mancanza di certezze per quanto concerne la situazione dei soggetti cosiddetti “esodati”, con ripercussioni negative sulle stesse prospettive di impiego dei giovani che aspirano all’ingresso nel mercato del lavoro. Tale situazione è caratterizzata pertanto dalla sussistenza di una declinazione deteriore della flessibilità, che non trova alcuna corrispondenza nei principi che ispirano le politiche del lavoro promosse dall’Unione europea. In assenza di proposte volte a incrementare i livelli occupazionali, desta notevole preoccupazione l’incertezza sul futuro di numerose famiglie e di quanti rischiano di essere espulsi dal mercato del lavoro ad un’età nella quale le possibilità di reimpiego appaiono esigue. Ulteriori incertezze riguardano l’effettiva ottemperanza delle sentenze della magistratura nelle cause finalizzate all’ottenimento del reintegro o di congrue indennità risarcitorie, quando siano coinvolti gli interessi di soggetti particolarmente influenti dal punto di vista economico o politico; resta pertanto aperta la questione di riequilibrare il sistema delle tutele a favore dei lavoratori, pur nella consapevolezza di dover tenere conto delle legittime aspettative delle imprese, per loro natura esposte ai rischi del mercato.
Nel sottolineare l’impegno del proprio Gruppo al fine di un miglioramento del testo in esame, auspica che il Governo non si sottragga ad un confronto costruttivo e rinunci a porre la questione di fiducia.
Il senatore PASSONI (PD) apprezza la disponibilità del senatore Belisario ad un confronto sui contenuti della riforma. Ritiene infatti che una tale discussione appaia quanto mai necessaria, al fine di consentire la più ampia condivisione dei contenuti del disegno di legge.
La riforma del mercato del lavoro si colloca purtroppo in un contesto assai difficile per il Paese, caratterizzato da un’elevatissima pressione fiscale, da una compressione dei redditi e da una crisi occupazionale molto seria. D’altronde anche il Documento di Economia e Finanza (DEF), portato in questi giorni all’esame del Parlamento, delinea un quadro economico complesso, con la possibilità di perduranti difficoltà finanziarie. A tale situazione occorre aggiungere difficoltà ulteriori, rappresentate dall’esigenza di rispettare i vincoli di bilancio, dalla competizione internazionale delle imprese in un contesto globale, nonché dalla pressione dei mercati finanziari.
Il disegno di legge di riforma deve da una parte assicurare adeguati livelli di tutela ai lavoratori e, dall’altra, dar luogo ad una regolamentazione del mercato del lavoro che consenta alle imprese di investire, favorendo anche le opportunità di attrarre investitori internazionali; la riflessione parlamentare deve dunque anzitutto valutare se il provvedimento sia in grado di rispondere a tali problemi. Sotto questo profilo, ritiene che la riforma, soprattutto nella misura in cui affronta il tema della precarietà e quello dell’aumento di competitività delle imprese, si collochi in una giusta prospettiva di lungo periodo.
Le criticità presenti nel testo non dovrebbero, tuttavia, condizionare l’equilibrio raggiunto all’esito della concertazione con le parti sociali: la concertazione rappresenta tuttora uno strumento utile per consentire la condivisione delle riforme; peraltro, il Parlamento è comunque chiamato a comporre i diversi interessi, tenendo conto delle istanze avanzate dai soggetti ascoltati nel corso delle già ricordate audizioni informali. Auspica che soprattutto sugli emendamenti sia possibile un accordo tra le forze politiche, al fine di non alterare l’impianto normativo disegnato dal Governo, soprattutto per quanto concerne la soluzione contenuta all’articolo 14, in materia di licenziamento individuale: la riforma, dopo quarantadue anni, dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori costituisce infatti il faticoso punto di equilibrio tra opposti interessi meritevoli di tutela. In proposito, esprime critiche sulle reazioni di Confindustria, in particolare sulle dichiarazioni della sua Presidente alla stampa internazionale, le quali, a suo avviso, hanno nuociuto all’immagine del Paese, mettendo in discussione un elemento decisivo dell’accordo politico raggiunto.
Invita quindi la Commissione a porre al centro del dibattito il tema della lotta al precariato, al fine di stabilire una linea di confine tra flessibilità e precarietà.
Sul versante degli ammortizzatori, come sottolineato anche dai relatori, ritiene necessario estendere le tutele, provvedendo al loro finanziamento, eventualmente attraverso i risparmi ottenuti dalla riforma previdenziale. Segnala tuttavia il rischio che i maggiori costi contributivi ricadano sui lavoratori e concorda con la necessità di prevedere, almeno sul versante della contrattazione collettiva, un minimo salariale. Si rammarica poi della scarsa incisività degli interventi del Governo in tema di tutela del lavoro femminile, proponendo di istituire un osservatorio che possa monitorare nel tempo gli effetti della riforma.
Infine, esprime apprezzamento sul tentativo di accrescere i diritti di partecipazione dei lavoratori, sottolineando l’opportunità di inserire nel disegno di legge riferimenti più espliciti, eventualmente anche attraverso lo strumento della delega al Governo. Un tale intervento marcherebbe infatti il passaggio verso una fase nuova delle relazioni industriali in Italia, fondamentale per la tenuta non solo della riforma all’esame del Parlamento, ma dell’intero sistema economico e produttivo.
La senatrice BLAZINA (PD), nel condividere molte delle considerazioni emerse nel corso del dibattito, sottolinea che la riforma si colloca in un contesto economico caratterizzato da particolare criticità. A tale proposito, riferisce che il suo Gruppo considera decisivi i temi degli ammortizzatori sociali e della lotta alla precarietà del lavoro. In ragione dell’esigenza di rispettare i vincoli di bilancio, la riforma che il Parlamento è chiamato ad approvare, auspicabilmente in tempi rapidi, rappresenta solo un primo passo: sono infatti quanto mai necessari ulteriori interventi, che tengano conto delle continue trasformazioni del mercato del lavoro e delle esigenze di rispondere alle molteplici domande provenienti dalle diverse parti sociali.
Richiama quindi alcuni aspetti della riforma che giudica meritevoli di particolare approfondimento. Innanzitutto permangono eccessive diseguaglianze, in specie per ciò che concerne il livello di occupazione ed i servizi al lavoro, particolarmente carenti nel Sud del Paese. Tuttavia la disuguaglianza si manifesta anche nelle forme di un intollerabile svantaggio di genere: la congiuntura economica appare infatti ancor più pesante per le donne, che hanno subito in modo più intenso gli effetti della recente riforma pensionistica, della riduzione dei servizi scolastici e, più in generale, della grave congiuntura economica in cui versa il Paese e che si riflette sulle quotidiane condizioni di vita delle famiglie. Esiste un profilo di eccessiva differenziazione anche nel confronto tra lavoro privato ed impiego pubblico, che deve essere riformato in coerenza con i principi della riforma, come afferma l’articolo 2 del disegno di legge.
Giudica necessario proporre opportuni interventi emendativi per migliorare gli strumenti volti alla promozione delle pari opportunità, quali la norma per il contrasto delle cosiddette “dimissioni in bianco”, che, a suo avviso, necessitano di maggiore semplificazione, ovvero la disposizione in tema di congedi parentali, che, ancorché introduca maggiori tutele a favore dei padri, non può operare a nocumento delle garanzie riconosciute alla madre.
Meritevole di attenzione è altresì il tema della transizione dei giovani dalla scuola al mondo del lavoro, nel quale l’Italia appare tuttora in ritardo rispetto alle esperienze di altri ordinamenti europei.
Nella consapevolezza che gli interventi, compiuti negli ultimi anni, sul contratto di apprendistato non possono dirsi soddisfacenti, considera necessario che il Ministero del lavoro, d’intesa con quello dell’istruzione, si impegni maggiormente in materia, anche con strumenti innovativi come i contratti misti, che prevedono forme flessibili di part time.
In riferimento al settore agricolo, osserva che l’utilizzo, talvolta eccessivo, dei cosiddetti “voucher lavoro” ha messo in luce la necessità di interventi correttivi, che tengano conto delle specificità del settore.
Evidenzia, infine, che la riforma, nell’attribuire molteplici funzioni all’INPS, rischia di rendere l’Istituto una struttura di dimensioni eccessivamente ampie e considera, pertanto, opportuna una riflessione sul possibile trasferimento di alcune competenze ad enti territoriali, anche tenendo conto dell’attuazione, ancora in atto, del federalismo fiscale.
Attira infine l’attenzione della Commissione sulla fase attuativa, che richiederà una concreta vigilanza del Parlamento, in particolare per quegli aspetti affidati alla legislazione delegata.
Al fine di consentire lo svolgimento di incontri tra i Gruppi parlamentari sui temi oggetto del disegno di legge, il presidente GIULIANO rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il presidente GIULIANO avverte che l’odierna seduta pomeridiana, già convocata per le ore 14,30, è anticipata alle ore 11.
La seduta termina alle ore 10,30.
GIOVEDÌ 19 APRILE 2012
302ª Seduta (2ª antimeridiana)
Presidenza del Presidente
Intervengono il vice ministro del lavoro e delle politiche sociali Martone e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Malaschini.
La seduta inizia alle ore 11.
IN SEDE REFERENTE
(3249) Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita
(Seguito dell’esame e rinvio)
Riprende l’esame, sospeso nella prima seduta antimeridiana di oggi.
Prosegue la discussione generale.
La senatrice SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI) rileva con preoccupazione l’attuale andamento del ciclo economico e dei livelli occupazionali, rispetto al quale ipotizza tempi lunghi per l’avvio di una fase di ripresa. Lo stesso Governo è chiamato a scelte tempestive per affrontare compiutamente la crisi economica, che vede l’Italia confrontarsi con l’esigenza di adeguare il proprio ordinamento ai più avanzati modelli europei e con la necessità di rispondere alle aspettative dei mercati internazionali, che valutano con particolare rigore i dati strutturali dei diversi sistemi economici nazionali. In tale contesto, reputa particolarmente importante procedere ad una costruttiva opera di armonizzazione della disciplina riguardante la cosiddetta “flessibilità in entrata” con la cosiddetta “flessibilità in uscita”, considerando soprattutto le prospettive future di evoluzione del mercato del lavoro. Appare a tal fine necessario superare l’eccessiva asimmetria esistente tra le categorie dei lavoratori tutelati e quelle più svantaggiate, soprattutto in ragione di una perdurante condizione di precarietà.
Quanto al tema della “flessibilità in entrata”, ritiene imprescindibile disporre di una disciplina snella, al fine di evitare le rigidità connesse a una normativa tesa a frapporre eccessivi vincoli.
Dopo aver sottolineato la necessità di preservare quanto di buono realizzato dalla cosiddetta “riforma Biagi”, formula un giudizio complessivamente positivo sul disegno di legge in esame, che rappresenta il miglior punto di equilibrio possibile, nella fase attuale, tra le istanze avanzate dalle diverse parti sociali. Esprime tuttavia l’auspicio che il Governo intenda valorizzare maggiormente il ruolo delle rappresentanze sociali, in un’ottica di recupero del valore fondamentale della concertazione, che è oggi chiamata a tenere conto sempre più di nuove aspettative. Dopo aver fatto presente, in tema di definizione del licenziamento disciplinare, la necessità di una riflessione finalizzata a un più armonico avvicinamento alle migliori normative europee, avanza preoccupazione circa l’efficacia del sistema degli ammortizzatori sociali, predisposto dal Governo in ragione dell’ampliamento della platea di potenziali fruitori.
Si sofferma quindi sul tema dell’apprendimento dei lavoratori, manifestando perplessità rispetto a previsioni che paiono irrigidire i processi di verifica delle competenze, in contraddizione con la sentita esigenza di modernizzazione e di avvicinamento ai modelli europei; in particolare, a suo avviso appare opportuno valorizzare il ruolo delle imprese in qualità di agenzie formative, in un quadro di costante coinvolgimento delle parti sociali.
Manifesta quindi l’auspicio di un complessivo riequilibrio dei livelli di tutela tra il settore pubblico e il settore privato. Nel ribadire l’apprezzamento per l’opera di sintesi compiuta dal Governo, preannuncia l’impegno della propria parte politica ad apportare alcuni miglioramenti al testo in esame, specie in relazione alle necessità delle giovani generazioni.
La senatrice Cristina DE LUCA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI) riconosce al Governo di essere stato in grado, di predisporre in tempi congrui un testo condivisibile rispetto al riconosciuto obiettivo di rendere maggiormente inclusivo e dinamico il mercato del lavoro. Fa quindi presente la necessità di conseguire un effettivo equilibrio tra la “flessibilità in entrata” e la “flessibilità in uscita”, limitando ogni possibile abuso. Ritiene però auspicabile, pur nella consapevolezza dei rilievi critici avanzati da molti attori sociali, che non sia compromessa l’opera – alla quale è chiamato il Parlamento – di realizzare una riforma quanto più possibile condivisa: il disegno di legge non dovrà essere stravolto, ma solo migliorato, attraverso puntuali proposte emendative volte a superare gli aspetti sui quali sono state evidenziate le maggiori criticità.
Particolare attenzione, a suo giudizio, dovrebbe essere dedicata alle categorie maggiormente esposte ai rischi connessi alla crisi economica e finanziari, quali i giovani e gli ultracinquantenni. Ad esse dovrebbe essere destinata una pluralità di percorsi differenziati a cura dei servizi per l’impiego, valorizzando la capacità di questi ultimi nel realizzare gli opportuni strumenti di incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Pone poi in evidenza la rilevanza dell’apprendistato quale mezzo efficace di formazione e di avviamento al lavoro, ambiti nei quali è finora risultato deludente l’apporto delle amministrazioni regionali, anche riguardo ai percorsi di aggiornamento professionale.
Nel soffermarsi sul lavoro nel settore pubblico, rileva l’opportunità di predisporre strumenti idonei a conseguire una maggiore qualificazione del personale, mentre una complessiva razionalizzazione della spesa pubblica dovrebbe auspicabilmente consentire di diminuire la pressione fiscale a carico di tutto il lavoro dipendente.
Quanto al tema della valorizzazione del lavoro femminile, osserva che in Italia il basso tasso di occupazione delle donne appare correlato al basso indice di natalità; auspica pertanto un complessivo cambiamento culturale, che porti a valorizzare il lavoro femminile. Aggiunge di ritenere utile, in una prima fase, l’istituzione di un osservatorio dedicato proprio a monitorare le dinamiche dell’occupazione femminile.
Richiama infine l’attenzione sulla più generale crisi dello Stato sociale, resa più drammatica dai legami tra la disoccupazione e le sempre più estese aree di povertà ed emarginazione, con evidenti rischi per la tenuta della coesione sociale; l’esame del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro deve pertanto essere considerato l’occasione per una più ampia azione riformatrice dell’intero sistema delle tutele sociali.
La senatrice GHEDINI (PD), nel condividere molte delle osservazioni emerse nel corso del dibattito, sottolinea che la Commissione è in ogni caso chiamata a realizzare una riforma che assicuri il massimo equilibrio tra opposti interessi, in un contesto economico e sociale di notevole complessità. Le aspettative che l’opinione pubblica nutre nei confronti della riforma sono riconducibili, a suo avviso, alla tensione che investe l’intero contesto europeo; le pare opportuno, quindi, valorizzare quanto più possibile i contenuti del disegno di legge così come è stato presentato dal Governo, senza procedere pertanto a interventi emendativi troppo incisivi.
A suo avviso, infatti, la riforma realizza le premesse per un positivo cambiamento del mercato del lavoro, che in Italia è oggi caratterizzato da eccessiva staticità che esclude i soggetti più deboli, quali gli anziani, le donne e soprattutto i giovani.
Il disegno di legge mira a limitare l’utilizzazione, spesso troppo disinvolta, della atipicità contrattuale in materia di lavoro, la quale ha in molte occasioni determinato una rilevante compressione dei redditi ed una preoccupante diminuzione delle tutele. Sotto questo profilo, il Capo II del disegno di legge introduce istituti e strumenti normativi particolarmente funzionali allo scopo.
Al riguardo ella evidenzia, inoltre, che il parziale irrigidimento della “flessibilità in entrata” non minaccia il dinamismo e le esigenze produttive delle imprese, le quali hanno a disposizione una molteplicità di strumenti per competere sul mercato internazionale. Sottolinea, poi, alcune criticità in riferimento alla disciplina dell’accesso e dell’avvio al lavoro, nonché del sistema degli ammortizzatori. Si sofferma, in particolare, sul rischio che l’incremento contributivo per le forme parasubordinate di lavoro sia compensato da una riduzione delle retribuzioni dei lavoratori, segnalando sul punto la necessità di intervenire con tempestività.
Esprime invece apprezzamento per l’efficiente regolamentazione in tema di universalità delle tutele anche in costanza di rapporto. Soprattutto durante le fasi più acute della crisi, proprio l’utilizzo dei numerosi strumenti in deroga ha impegnato ingenti risorse ricavate dalla fiscalità generale; in proposito, richiama l’attenzione sulla necessità di ripristinare la finalità originaria del Fondo sociale europeo, destinandolo al finanziamento dei sistemi di formazione. La riforma potrà infatti essere efficace soltanto se verranno potenziati anche gli strumenti di politica attiva, su cui il disegno di legge interviene in maniera poco incisiva. È necessario, dunque, definire al più presto, nel rispetto delle competenze istituzionali, strumenti e tempi certi di un accordo fra Stato e Regioni circa la definizione puntuale delle politiche attive.
Manifesta poi alcune perplessità circa l’esclusione dai sistemi di tutela dei lavoratori autonomi e parasubordinati, ritenendo insufficiente la previsione contenuta nell’articolo 35 del disegno di legge. Alla luce della relazione tecnica allegata al disegno di legge, il lavoro parasubordinato subirà infatti un incremento contributivo del 6 per cento, determinando nell’immediato uno squilibrio tra contributi e prestazioni previdenziali. Sembra quindi ragionevole destinare una parte degli incrementi contributivi al welfare dei lavoratori esclusi dalla riforma.
Concorda sulla necessità di mantenere inalterato l’articolo 14, che modifica l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, giudicando la soluzione prospettata un importante punto di equilibrio, difficilmente alterabile. Esprime invece rilevanti critiche sulla disciplina relativa al lavoro femminile, che continua ad essere rappresentato impropriamente come un aspetto della cosiddetta “questione di genere”. In particolare, non condivide molteplici aspetti dell’intervento in tema di congedi parentali, pur apprezzandone lo spirito e il coraggio politico che lo ha animato. In proposito, ritiene che, a fronte di un legittimo incremento dei diritti dei lavoratori padri, siano impropriamente limitate le tutele previste per le lavoratrici madri, attraverso la riduzione di due giorni del congedo per maternità. Preannunciando alcuni interventi migliorativi sul punto, ritiene comunque che debba essere salvaguardato il principio in base al quale la responsabilità di cura sia condivisa da ambedue i genitori.
In conclusione, auspica che le parti politiche possano utilmente collaborare per migliorare alcuni aspetti del disegno di legge, così decisivo per la crescita del Paese.
Il senatore VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI) osserva che la cifra culturale dell’intervento del Governo sul mercato del lavoro sembra ispirata a un timido liberismo, a un dirigismo accentuato e a scarso riformismo. Questi elementi riflettono, a suo avviso, la tendenza in atto, volta a rifuggire dalla complessità e dal pluralismo della rappresentanza, nell’illusione di favorire così una maggiore rapidità e certezza delle decisioni. Realizzando la riforma previdenziale disgiuntamente da quella del mercato del lavoro, il Governo ha di fatto impedito un armonico e coerente progetto riformatore, che avrebbe ridotto notevolmente il rischio di vuoti normativi. Ricorda, in proposito, la complessa e ancora non chiara questione dei cosiddetti “lavoratori esodati” ed evidenzia inoltre la presenza di notevoli criticità in riferimento al delicato tema degli ammortizzatori sociali.
Quanto alla cosiddetta “flessibilità in uscita”, ricorda che, nelle intenzioni del Governo, si rendeva necessaria una riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori al fine di porre rimedio ai problemi connessi alla scarsa capacità del Paese di attrarre gli investitori internazionali, nonché allo scopo di contrastare il fenomeno del cosiddetto “nanismo imprenditoriale”: infatti, l’intervento in tema di licenziamenti individuali avrebbe dovuto incoraggiare la crescita competitiva e dimensionale delle imprese. Sotto questo profilo, invece, l’intervento attuato con l’articolo 14 del disegno di legge non sembra né capace di incidere sullo sviluppo delle imprese, né idoneo a assicurare, nel medio periodo, una crescita dell’occupazione. Preannuncia quindi che il suo Gruppo presenterà in materia alcuni puntuali emendamenti, allo scopo di adeguare la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alle effettive necessità del Paese. Il disegno di legge in esame infatti non sembra fornire adeguata risposta alle difficoltà del mondo imprenditoriale italiano, composto prevalentemente da realtà medie e piccole alle quali non si applicano né l’articolo 18 dello Statuto né il connesso sistema di tutele.
Sottolinea quindi l’opportunità di combinare le politiche attive per l’impiego con interventi a sostegno del reddito, considerando a tale scopo funzionale un maggiore impegno da parte delle amministrazioni regionali, in ragione della dimensione territoriale dei fenomeni interessati e delle stesse esigenze di formazione professionale.
Dopo aver evidenziato che il problema dei soggetti esclusi dal mercato del lavoro dev’essere affrontato in un’ottica più generale, che tenga conto degli imprescindibili processi di riconversione produttiva, manifesta l’auspicio che il Governo si dimostri sufficientemente flessibile e aperto alle indicazioni provenienti dal dibattito parlamentare. In conclusione, sollecita sia il Governo sia il Parlamento a dedicare costante attenzione al tema della migrazione interna dei giovani meridionali verso le Regioni del Centro-Nord, anche tenendo conto di quanto realizzato finora dall’osservatorio dedicato a tale fenomeno, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Il presidente GIULIANO ritiene condivisibile la preoccupazione espressa dal senatore Viespoli a proposito della migrazione interna dei giovani meridionali, per lo più altamente qualificati, che comporta anche un indiretto trasferimento aggiuntivo di risorse dalle regioni meridionali a quelle settentrionali, in ragione degli aiuti che le famiglie di origine destinano ai giovani che si trasferiscono al Nord.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il presidente GIULIANO comunica che, in considerazione dell’andamento del dibattito, l’odierna seduta notturna è anticipata alle ore 15.
La seduta termina alle ore 12,30.
GIOVEDÌ 19 APRILE 2012
303ª Seduta (pomeridiana)
Presidenza del Presidente
Intervengono il ministro per i rapporti con il Parlamento Giarda, il vice ministro del lavoro e delle politiche sociali Martone e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Malaschini.
La seduta inizia alle ore 15,10.
IN SEDE REFERENTE
(3249) Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita
(Seguito dell’esame e rinvio)
Riprende l’esame, sospeso nella seconda seduta antimeridiana di oggi.
Prosegue la discussione generale.
La senatrice CARLINO (IdV), esprime delusione per l’esito dello sforzo profuso dal Governo nella riforma del mercato del lavoro. Il testo in discussione, a suo avviso, non appare idoneo ad affrontare le gravi difficoltà che i giovani incontrano nell’inserimento professionale, né a risolvere il dualismo esistente tra contratti di lavoro stabili e rapporti precari, assai più produttivo sarebbe stato limitare l’area della parasubordinazione, concentrando l’impegno nella definizione di un percorso verso il lavoro stabile.
Giudica negativamente gli interventi sull’apprendistato, così come quelli sui contratti a tempo determinato, la cui acausalità nei primi sei mesi rischia di favorire abusi. Analogo ragionamento vale per l’associazione in partecipazione, che più correttamente si era in principio ritenuto di limitare ai familiari entro il primo grado, nonché per il trattamento delle partite IVA, la cui conversione automatica in collaborazione coordinata pare impropria rispetto alla trasformazione in lavoro dipendente.
Sottolinea nondimeno alcuni elementi positivi, tra cui la limitazione dei contratti “a progetto”, che vengono opportunamente ricondotti al lavoro subordinato, come pure l’aumento del carico contributivo imposto al lavoro temporaneo. Per converso, la crescita del cuneo fiscale potrebbe facilmente riflettersi negativamente sull’offerta di lavoro.
Si sofferma quindi sulla nuova disciplina del licenziamento, che appare eccessivamente complessa e comunque insufficiente a tutelare le ragioni dei prestatori di lavoro. Tale osservazione vale tanto per i licenziamenti disciplinari, nei quali l’inesistenza dell’addebito rappresenta un’ipotesi piuttosto rara, quanto per quelli economici, nei quali la “manifesta insussistenza” del fatto è fattispecie largamente minoritaria rispetto alle altre cause di illegittimità. Evidenzia anche il nocumento derivante dal sesto comma dell’articolo 18, così come novellato, con il quale si creerebbe un’ampia area di licenziamenti viziati solo nella forma – caso piuttosto frequente – e perciò sanzionati solo economicamente. Muove obiezioni altrettanto ferme alle disposizioni sui licenziamenti collettivi, per i quali l’obbligo di reintegrazione nel posto consegue solo alla violazione dei criteri di scelta, mentre, nella prassi, il maggior numero di contestazioni riguarda le violazioni procedurali nelle quali l’impresa può incorrere nel licenziamento.
In tema di riforma degli ammortizzatori sociali, evidenzia che l’indennità riconosciuta a collaboratori a progetto e titolari di partita IVA è addirittura peggiorativa rispetto a quella introdotta nel 2008, ancorché rivolta ad una platea più vasta.
Passando a trattare la tematica delle politiche di genere, si rammarica per della scarsa incisività delle innovazioni introdotte, che fanno seguito a dichiarazioni di intenti ben più ampie, mentre le statistiche sul lavoro femminile indicano una condizione di estrema difficoltà. Il congedo di paternità, introdotto con il provvedimento, si presenta anch’esso come largamente inadeguato alle necessità.
Nell’esprimere un giudizio positivo sulla creazione dei voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting, rileva come l’iniziativa sia tuttavia ampiamente compensata in negativo dall’attuale riduzione dei servizi pubblici per l’infanzia, anche su base locale.
Sul tema del contrasto alla pratica delle dimissioni in bianco, considera le norme proposte insufficienti, soprattutto quanto alla possibilità di verificare in concreto la genuinità dell’intento del lavoratore.
Alla revisione delle politiche attive per il lavoro andrebbe affiancata una normativa di riforma dei servizi all’impiego, così da garantire una concreta ed efficiente attuazione di tali politiche. Queste complessive considerazioni motivano la sua contrarietà al provvedimento e l’auspicio che esso possa essere migliorato nel corso dell’esame parlamentare.
Il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale e dà la parola ai relatori e al rappresentante del Governo per la replica.
Intervenendo in sede di replica, il relatore CASTRO (PdL) ritiene di aver colto nel dibattito la sussistenza del comune intento di affrontare con responsabilità l’esame di un provvedimento particolarmente significativo, nella prospettiva di definire un quadro normativo adeguato ad assecondare il radicamento di un virtuoso sistema di relazioni industriali. Nel ringraziare tutti gli intervenuti, assicura l’impegno dei relatori nella valutazione serena ed attenta delle diverse proposte emendative, così da consentire alla Commissione di pervenire alla migliore sintesi possibile.
Il relatore TREU (PD), intervenendo anch’egli in sede di replica, osserva che il disegno di legge in esame rappresenta un tentativo di razionalizzazione e di adeguamento di diversi profili della disciplina del mercato del lavoro. Esso costituisce una proposta equilibrata che può essere migliorata, ma non stravolta. Ulteriori misure sono a suo giudizio auspicabili allo scopo di incrementare i livelli occupazionali, mentre il disegno di legge in titolo rappresenta una valida base per dotare l’ordinamento di una buona disciplina in materia di “flessibilità in entrata” e per disporre di congrui strumenti di tutela rispetto alla “flessibilità in uscita”. Esprime infine soddisfazione per il contributo fornito dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che, con un apposito documento, ha inteso offrire alla Commissione spunti utili per una proficua valutazione dei profili di costituzionalità.
Il viceministro MARTONE esprime la propria soddisfazione per il dibattito svolto e ringrazia i senatori intervenuti, ponendo in evidenza la rilevanza e la qualità dei contributi da essi apportati. Il disegno di legge consiste in un insieme di interventi selettivi su aspetti puntuali, volti in particolare a rendere più dinamico il mercato del lavoro e a stimolare l’accrescimento dei livelli occupazionali.
Il presidente GIULIANO ringrazia i rappresentanti del Governo, i commissari e i relatori per l’equilibrio e la competenza con i quali hanno dimostrato di affrontare l’esame di un disegno di legge di particolare importanza e delicatezza. Nell’auspicare una celere prosecuzione dei lavori, secondo i tempi concordati, rileva come l’andamento positivo della discussione generale sia stato favorito dal clima di collaborazione costruttiva venutosi a creare nel corso della legislatura in seno alla Commissione.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il presidente GIULIANO comunica che, in considerazione dell’andamento del dibattito, le sedute della Commissione già convocate per domani, rispettivamente alle ore 8,45 e 14, non avranno più luogo.
La seduta termina alle ore 15,45.
299ª Seduta (1ª pomeridiana)
Presidenza del Presidente
Intervengono il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Malaschini e il vice ministro del lavoro e delle politiche sociali Martone.
La seduta inizia alle ore 15.
IN SEDE REFERENTE
(3249) Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita
(Seguito dell’esame e rinvio)
Riprende l’esame, sospeso nella seduta antimeridiana dell’11 aprile scorso.
Dopo aver dato conto dei pareri pervenuti dalle Commissioni permanenti 1a e 9a, il presidente GIULIANO propone di porre il termine per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno alle ore 12 di martedì 24 aprile, secondo quanto già convenuto in sede di Ufficio di presidenza.
La Commissione concorda.
Interviene quindi il relatore CASTRO (PdL) a integrazione del proprio intervento introduttivo, al fine di esporre alcune considerazioni basate su quanto emerso nel recente ciclo di audizioni svolto sul disegno di legge in esame. In primo luogo, richiama l’attenzione sui dati relativi all’andamento delle esportazioni dei distretti industriali del Nord-est, che evidenziano un andamento di forte crescita, specie nell’ultimo biennio, tale da porre con evidenza il drammatico contrasto con le aree del territorio nazionale economicamente più svantaggiate. Siffatto divario nell’andamento dell’economia reale, che pare non avere precedenti storici paragonabili, comporta, a suo parere, la necessità di tener conto della complessità del tessuto socio-economico italiano evitando soluzioni legislative volte ad imporre soluzioni di artificiosa uniformità.
Si sofferma, quindi, sulla dimensione internazionale degli impegni presi dal Governo italiano, in particolare in relazione alla riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sollecitata già a partire dalla scorsa estate dalla Banca centrale europea e dall’Unione europea, auspicando una riflessione sull’opportunità di disporre di un’adeguata definizione normativa della nozione di licenziamento economico, che ha attualmente una rilevanza effettiva del tutto marginale. Ritiene che la portata innovativa della riforma in esame non sia soggetta al rischio di risultare ridimensionata in futuro ad opera della magistratura, in virtù di margini di interpretazione particolarmente ampi. La stessa, pur notevole, portata innovativa del disegno di legge risulta essere attualmente sottovalutata dal complesso degli operatori economici. A suo avviso nella fase attuale si riscontra, soprattutto rispetto ai primi anni novanta, un generale indebolimento della rappresentanza tradizionale, tale da affievolire le prospettive di una nuova epoca di concertazione, con la conseguenza di lasciare al legislatore notevoli spazi per approntare una regolamentazione delle relazioni industriali che rischia di essere caratterizzata da un eccessivo centralismo, in contraddizione con la già richiamata complessità del quadro socio-economico.
Auspica conclusivamente un rapido svolgimento dell’iter del disegno di legge in esame.
Ha quindi la parola il relatore TREU (PD), il quale rileva la sussistenza di notevoli aspettative in relazione all’esame del disegno di legge, e pertanto di tensioni particolarmente marcate, caratterizzate da profonde implicazioni ideologiche, cui concorre la difficile situazione economica generale. Mette, peraltro, in evidenza il ruolo delicato della Commissione, chiamata a compiere un’opera di sintesi in tempi particolarmente ristretti, auspicando che possa prevalere la ricerca di soluzioni condivise.
Facendo riferimento al già citato ciclo di audizioni, rileva l’alto livello di attenzione generalmente posto su temi quali la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e la flessibilità in entrata, mentre minore enfasi è stata riservata alle disposizioni concernenti gli ammortizzatori sociali. Dopo aver fatto presente come la riforma dell’articolo 18 comporti un cambiamento significativo nel senso di una maggiore adesione alle esperienze europee, si sofferma sul tema della flessibilità in entrata, rimarcando l’esigenza di un’ulteriore riflessione volta a superare gli attuali elementi di rigidità e a garantire maggiori margini di operatività alla contrattazione collettiva. Non eccessiva preoccupazione deve essere riservata, a suo avviso, alla definizione normativa del licenziamento economico, in quanto distinto dal licenziamento disciplinare, in ragione di un margine di indeterminatezza dei concetti giuridici in questione, il quale necessariamente consentirà una certa discrezionalità – del tutto fisiologica – al giudice chiamato a decidere sul caso concreto. Rilevando quindi l’importanza di determinare criteri idonei a distinguere, nel caso di ricorso a forme atipiche del rapporto, i casi di vero e proprio abuso da quelli di sussistenza di effettive giustificazioni economiche.
Rilevata una sostanziale convergenza circa la necessità di una razionalizzazione del sistema degli ammortizzatori sociali, richiama l’attenzione sulle difficoltà insite nel bisogno di assicurare l’auspicata sostenibilità finanziaria, garantendo altresì quelle figure attualmente già gravate da alti livelli contributivi. Ulteriori aspetti cui riservare gli opportuni approfondimenti consistono nelle politiche attive del lavoro e nel sistema della formazione permanente, in considerazione del ruolo proprio delle Regioni e degli enti locali, nonché nelle misure volte a conciliare l’attività lavorativa con la famiglia e ad incentivare l’occupazione femminile.
In conclusione, auspica che la Commissione possa individuare i miglioramenti da apportare al testo, senza alterarne tuttavia l’impianto di fondo e sempre tenendo in considerazione la particolare delicatezza politica della materia.
Si apre la discussione generale.
Il senatore ROILO (PD), associandosi alle considerazioni testé espresse dal relatore Castro e facendo riferimento alle recenti previsioni del Fondo monetario internazionale per il biennio 2012-2013, esprime profonda preoccupazione per la situazione economica del Paese, cui si accompagna, secondo i dati ISTAT, una elevatissima disoccupazione, soprattutto giovanile. Segnala, quindi, che le pur importanti riforme all’esame della Commissione possono apparire insufficienti ad affrontare i problemi occupazionali, se non supportate da misure per lo sviluppo e la crescita. In proposito, richiama l’attenzione sul recente vertice svoltosi tra il Presidente del Consiglio dei ministri e i segretari dei partiti di maggioranza, ai fini della presentazione di un documento per la crescita del Paese che richiama l’esigenza di ulteriori riforme, necessarie quanto la riforma del mercato del lavoro. Pur non condividendo l’opinione per cui si favorirebbe l’occupazione rendendo più flessibili i licenziamenti, apprezza l’impianto complessivo del nuovo testo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sottolineando, in particolare, la necessità di salvaguardare il punto di mediazione raggiunto, frutto di un delicato ed importante accordo politico. Al contempo, rileva alcune criticità nel testo circa la flessibilità in entrata e l’esclusione dall’ambito di applicazione dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) dei lavoratori co.co.pro., preannunciando l’intenzione di presentare alcuni emendamenti migliorativi in tal senso. Sottolinea infine l’esigenza di mantenere l’impianto complessivo del provvedimento, che ritiene utile alla tutela dei lavoratori nell’attuale momento di crisi.
Il senatore LANNUTTI (IdV) si sofferma sul contesto politico, sociale ed economico su cui la riforma del mercato del lavoro andrà ad incidere. Sottolinea la particolare gravità dell’attuale recessione finanziaria e richiama l’attenzione sulle politiche economiche attuate dall’amministrazione Roosevelt durante la crisi del 1929, che, in attuazione delle teorie keynesiane, si risolse utilizzando il bilancio pubblico per raggiungere un pieno equilibrio dell’offerta. Ritiene che i problemi del Paese siano molteplici e di ampia portata: la crisi della domanda, la pressione fiscale, la tassazione elevata sui beni di necessità, la compressione dei consumi e la crescente sfiducia dei cittadini. Alla luce delle riflessioni svolte, ritiene che una maggiore flessibilità nei licenziamenti, come prospettata dal nuovo testo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, costituisca un ulteriore fattore di incertezza per il Paese. Ricorda che la difficile situazione della Grecia è stata in parte causata dall’ortodossia monetaria tedesca, segnalando gli effetti recessivi che potrebbero determinarsi anche in Italia ove si contraessero i consumi e la spesa pubblica per investimenti. Segnala come il credit crunch delle banche, pur finanziate con molta liquidità dalla Banca centrale europea, contribuisca ad accrescere le difficoltà dei cittadini. Richiamandosi ad alcuni articoli di stampa, sottolinea, quindi, come la crisi abbia causato un incremento costante di suicidi da parte di imprenditori, peggiorando la situazione retributiva e contributiva dei lavoratori autonomi. Dopo essersi espresso negativamente sul ripristino delle commissioni bancarie operato dal decreto-legge n. 29 del 201, richiama conclusivamente l’attenzione sul problema degli esodati, lamentando una perdurante incertezza sui dati forniti dal Governo e dall’INPS.
Il senatore ICHINO (PD) evidenzia che la lettera del Governatore della Banca centrale europea del 5 agosto dello scorso anno, richiamata dal relatore Castro, metteva in evidenza problemi su cui il Paese aveva già ricevuto espressi richiami. In particolare, ricorda che già il 7 giugno 2011 la Commissione europea aveva reso nota la valutazione del Programma nazionale di riforma italiano, esprimendo consistenti preoccupazioni, proprio in nome del peculiare “dualismo” del nostro mercato del lavoro. In particolare, la Commissione rilevava come alla cospicua quota di lavoratori destinatari di contratti a termine (circa due milioni) si sommassero, in Italia, tutti coloro che ricadono nella vasta area della parasubordinazione, dando luogo ad una fascia di prestatori d’opera privi di formazione permanente e creando così un fattore di minor trasparenza del sistema economico. Ciò si traduce, a suo avviso, in una minor attrattività del contesto economico per gli investimenti stranieri, che non sono in grado di conoscere ed utilizzare tali strumenti contrattuali atipici, cui invece i datori di lavoro italiani si affidano per ridurre i costi d’impresa.
Il disegno di legge in esame va quindi a suo parere salutato con favore, in quanto segna un’inversione di tendenza rispetto a quel fenomeno di “fuga dal diritto del lavoro” che in Italia vale probabilmente già dalla cosiddetta “legge Vigorelli” del 1959. Il valore storico del provvedimento scaturisce, dunque, dall’intento di un ricompattamento dell’area dei lavoratori che beneficiano delle compiute tutele di legge. Si tratta, a suo avviso, di un’innovazione di grande momento, considerato che, a fronte di un numero elevato di dipendenti che beneficiano dell’intero disposto dello Statuto dei lavoratori, ve ne sarebbero altri che si collocano nell’area della collaborazione continuativa, altri in posizione di lavoro formalmente autonomo, ma impiegati in modo sostanzialmente analogo ai dipendenti, ed altri ancora che dipendono da piccole e medie imprese, alle quali non si applicano, tra l’altro, le limitazioni di cui all’articolo 18 dello stesso Statuto. Ritiene che il tema del lavoro nella piccola impresa debba destare attenzione, perché, dal punto di vista economico, rappresenta un’area di minor produttività, di inferiore capacità di spesa in ricerca e sviluppo e, dunque, di minor valorizzazione del lavoro. Il “nanismo” delle imprese non sempre rappresenta dunque un fattore positivo per il sistema produttivo. Ricorda peraltro che la Banca d’Italia, in uno studio del 2002, ha provato a calcolare i costi derivanti all’impresa dalla limitazione alla facoltà di licenziamento, identificandoli in una quota di circa di 15-20 per cento della retribuzione del lavoratore. Ritiene dunque decisivo il superamento di questo dualismo radicato nel sistema, tramite una chiara separazione tra i soggetti effettivamente in posizione di dipendenza economica dal datore di lavoro e quanti invece sono in grado di entrare sul mercato del lavoro con maggior forza contrattuale e preannuncia un emendamento in tal senso.
Quanto al ripensamento della disciplina dei lavoratori che si considerano già “protetti”, ritiene vi sia una perdurante contraddizione tra un orientamento giurisprudenziale volto ad affermare il principio dell’insindacabilità delle scelte imprenditoriali ed un diritto vivente che viceversa tende ad operare valutazioni di merito assai incisive. A questo proposito, osserva che l’articolo 14, comma 2, del disegno di legge ripropone il concetto dell’insindacabilità delle scelte aziendali, consentendo, al contempo, una penetrante valutazione del magistrato in sede di ricorso. In questo quadro, un elemento di razionalizzazione deriva dall’accostamento tra la misura della reintegrazione per manifesta insussistenza del fatto e quella dell’indennizzo economico, che, se mantenuto ad un livello assai elevato rispetto ad altri Paesi, può indurre il datore di lavoro a valutare preventivamente la convenienza del possibile licenziamento.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il presidente GIULIANO informa che, in considerazione della necessità di consentire adeguati spazi di dibattito e dell’andamento dei lavori dell’Assemblea, l’odierna seduta notturna, già convocata per le ore 20,30, è anticipata alle ore 19,30 e quella antimeridiana di domani, già convocata alle ore 8,45, è anticipata alle ore 8,30.
La seduta termina alle ore 16,30.
Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari
Riunione n. 72
MARTEDÌ 17 APRILE 2012
Presidenza del Presidente
Orario: dalle ore 8,45 alle ore 10,20
AUDIZIONE INFORMALE DI RAPPRESENTANTI DI CNEL, USB, SIN.PA, ASSOLAVORO E CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO SUL DISEGNO DI LEGGE N. 3249.
298ª Seduta
Presidenza del Presidente
Interviene il vice ministro del lavoro e delle politiche sociali Martone.
La seduta inizia alle ore 15.
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
Il PRESIDENTE comunica che lo scorso mercoledì 4 aprile l’Ufficio di presidenza della Commissione integrato dai rappresentanti dei Gruppi ha ascoltato, con riferimento ai disegni di legge nn. 3109 e 2691, rappresentanti del Comitato amministratore del Fondo autonomo speciale presso l’INAIL e di DonnEuropee Federcasalinghe, che hanno depositato una memoria scritta, pubblicata sulla pagina web della Commissione.
Con riferimento al disegno di legge sul mercato del lavoro (Atto Senato n. 3249), comunica che da parte di associazioni non chiamate in audizione stanno pervenendo memorie scritte, che verranno anch’esse rese disponibili sulla pagina web della Commissione.
La Commissione prende atto.
IN SEDE REFERENTE
(2892) Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici, approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall’unificazione dei disegni di legge d’iniziativa dei deputati Moffa e Tortoli; Farina Coscioni ed altri
(Seguito e conclusione dell’esame)
Riprende l’esame, sospeso nella seduta del 19 ottobre scorso.
Il presidente GIULIANO (PdL), relatore, ricorda che gli emendamenti al disegno di legge sono stati pubblicati in allegato al resoconto di tale seduta. Avverte quindi che è pervenuto il parere dalla Commissione bilancio, non ostativo sul testo e sugli emendamenti, ad eccezione degli emendamenti 1.2 e 1.4, sui quali è contrario ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione. È altresì pervenuto il parere non ostativo, sul testo e sugli emendamenti, della Commissione affari costituzionali.
Esprime avviso contrario sugli emendamenti 1.1, 1.3, 1.5 e 1.6 ed invita il senatore Castro a ritirare l’emendamento 1.7, a sua firma.
Il vice ministro MARTONE esprime parere conforme a quello del Presidente relatore.
Il senatore CASTRO (PdL) ritira l’emendamento 1.7.
Presente il prescritto numero dei senatori, il presidente relatore GIULIANO (PdL) mette quindi ai voti gli emendamenti 1.1, 1.3, 1.5 e 1.6, che non risultano accolti.
Il senatore NEROZZI (PD) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo al disegno di legge n. 2892, auspicando tuttavia, in relazione al considerevole numero di incidenti occorsi, un celere intervento di riassetto della normativa sia civile che militare. Al riguardo, gli risulta l’imminente adozione di una disciplina a carattere amministrativo da parte del Ministro dell’interno, nella medesima ottica di contenimento degli infortuni gravi.
La senatrice CARLINO (IdV), nel dichiarare l’astensione sul provvedimento, richiama le considerazioni già svolte nella precedente seduta e rivendica la fondatezza delle proprie proposte emendative, che avevano un intento migliorativo del testo.
La Commissione conferisce infine mandato al Presidente relatore a riferire favorevolmente all’Assemblea, chiedendo altresì l’autorizzazione alla relazione orale.
IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Proposta di nomina del professor Massimo De Felice a Presidente dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) (n. 140)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento. Seguito dell’esame e rinvio)
Riprende l’esame, sospeso nella seduta del 3 aprile scorso.
Il presidente relatore GIULIANO (PdL) comunica che il ministro Fornero, impossibilitata a partecipare agli odierni lavori della Commissione a causa di un improvviso e improrogabile impegno istituzionale, ha confermato la propria disponibilità a offrire ogni delucidazione sulla proposta di nomina in altra seduta.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato
IN SEDE DELIBERANTE
(3233) Deputato MOFFA ed altri. – Norme per promuovere l’equità retributiva nel lavoro giornalistico, approvato dalla Camera dei deputati
(2429) LANNUTTI ed altri. – Norme per promuovere l’equità retributiva e la regolarizzazione contrattuale nel lavoro giornalistico
(Discussione congiunta e rinvio)
Riferisce congiuntamente il presidente relatore GIULIANO (PdL), il quale ricorda preliminarmente che sul tema la Commissione sta svolgendo un’indagine conoscitiva al fine di approfondire l’inquadramento economico e normativo degli operatori del settore. Giudica importante un intervento che garantisca l’attuazione del principio dell’equo compenso, che trova fondamento nell’articolo 36 della Costituzione e nella normativa civilistica generale. L’indagine ha rivelato l’esistenza di una diffusa condizione di disagio, con particolare riguardo ad alcune categorie maggiormente esposte, quale quella dei cosiddetti free lance. Tra i dati di maggior significato emersi, vi è l’ampio ricorso a contratti di collaborazione coordinata e continuativa, a partite IVA spesso monomandatarie o a collaborazioni occasionali, al punto che solo il 19,57 per cento degli iscritti all’albo dei giornalisti risulta inquadrato con contratto di lavoro subordinato.
Altrettanto vistose sono le risultanze delle ricerche compiute dal Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti (CNOG), che hanno evidenziato l’esiguità dei corrispettivi erogati per tali collaborazioni giornalistiche, con compensi medi di soli 1,03 euro e tempi di pagamento superiori ad un anno. La quota di iscritti all’albo che dichiara redditi inferiori ai 5.000 euro annui, e che si colloca dunque ampiamente al di sotto della soglia di povertà, ammonta addirittura al 55 per cento.
Passando quindi all’illustrazione del disegno di legge 3233, il Presidente relatore si sofferma in particolare sull’articolo 2, che istituisce presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri una Commissione per la valutazione dell’equità retributiva del lavoro giornalistico, composta da quattro membri, due dei quali di designazione ministeriale, uno espressione dell’ordine dei giornalisti ed un quarto della Federazione nazionale stampa italiana. Al riguardo, riterrebbe opportuno integrare la Commissione con un rappresentante della Federazione italiana editori giornali, in quanto principale controparte interessata.
Illustra quindi l’articolo 3, che collega l’erogazione di contributi pubblici in favore dell’editoria al rispetto dei predetti parametri di equità, e l’articolo 4, che pone una clausola di invarianza finanziaria.
Il disegno di legge n. 2429 si differenzia dal precedente poiché non prevede l’istituzione di alcuna Commissione mista, bensì demanda la definizione dei requisiti minimi al Consiglio nazionale dell’ordine, in collaborazione con gli ordini regionali e d’intesa con l’Istituto nazionale di previdenza della categoria. Il disegno di legge individua puntualmente la platea dei beneficiari, chiarendo che le disposizioni sono rivolte a coloro che svolgano attività giornalistica in forma professionale esclusiva o quantomeno prevalente. L’articolato contiene inoltre una disposizione volta a favorire la regolarizzazione contrattuale dei giornalisti.
In conclusione il Presidente relatore propone di adottare come testo base il disegno di legge n. 3233, già approvato dall’altro ramo del Parlamento.
La Commissione conviene.
Il presidente relatore GIULIANO (PdL) dichiara quindi aperta la discussione generale.
Il senatore CASTRO (PdL) esprime perplessità innanzitutto sull’utilizzo dell’espressione “equità retributiva”, che sembra già presupporre l’individuazione di rapporti di lavoro subordinati, anche in presenza di diverse forme contrattuali, e sottolinea l’esigenza di sottoporre l’articolato ad un’analisi attenta, anche per garantirne il coordinamento con il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro (Atto Senato n. 3294). Esprime, tra l’altro, dubbi sui compiti affidati alla istituenda Commissione, non essendo chiaro il rapporto tra le sue determinazioni ed il livello minimo retributivo fissato dal contratto collettivo applicabile alla categoria. Giudica altresì atecnico lo stesso utilizzo dell’espressione “politiche retributive”.
Nel confermare che nel corso della ricordata indagine conoscitiva è emersa la larghissima inadeguatezza dei trattamenti praticati, ritiene che un esame ponderato del testo consentirà di emendarne le imperfezioni tecniche e di prevedere forme di attuazione progressiva delle nuove norme, in un tessuto imprenditoriale caratterizzato non solo da grandi gruppi, ma anche da piccoli editori locali e da imprese strutturalmente più fragili.
A giudizio del senatore BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI), l’attuale formulazione del disegno di legge n. 3233 rischia di provocare forti difficoltà alle realtà editoriali locali, contraddistinte da rapporti di lavoro spesso effettivamente saltuari e non paragonabili sotto alcun aspetto a quelli delle grandi “firme” giornalistiche nazionali. In questo quadro, suggerisce di integrare l’elenco dei soggetti già ascoltati nel corso della ricordata indagine conoscitiva con l’audizione di rappresentanti dei piccoli editori di giornali.
Giudica eccentrico rispetto alle attuali tendenze normative fissare una tariffa minima vincolante nell’ambito di rapporti di lavoro autonomo, e riterrebbe necessario affidare la funzione di rilevazione dei livelli retributivi ad un’entità terza ed indipendente rispetto alle parti interessate.
Conclude mettendo in guardia rispetto ai rischi insiti nell’ingerenza di soggetti privati nella gestione di risorse pubbliche, quali i contributi all’editoria, specialmente in considerazione della loro funzione di garanzia democratica. Teme, da ultimo, che i margini di incertezza presenti nell’attuale testo del disegno di legge n. 3233 siano tali da generare nuovo e consistente contenzioso e da confliggere con l’esigenza di un adeguato approfondimento della materia.
Anche la senatrice BLAZINA (PD), a nome del suo Gruppo, conviene sulla necessità di approfondire il tema, ricordando l’esigenza di regolazione del settore emersa nel corso della ricorda indagine conoscitiva. Anche l’intervenuta riduzione dei fondi pubblici impone una complessiva riorganizzazione del comparto, al fine di salvaguardare la libertà ed il pluralismo dell’informazione, nonché le condizioni dei giovani e le loro prospettive futura.
Il presidente relatore GIULIANO (PdL) nota che le considerazioni avanzate dagli intervenuti meritano ponderazione e approfondimento.
Il vice ministro MARTONE anticipa l’intenzione del Governo a presentare emendamenti al testo.
Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato.
ESAME DI ATTI PREPARATORI DELLA LEGISLAZIONE COMUNITARIA
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2009/16/CE relativa al controllo da parte dello Stato di approdo (n. COM (2012) 129 definitivo)
(Esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà e rinvio)
Il relatore PONTONE (PdL), premesso che la proposta intende apportare modifiche alla direttiva 2009/19/CE in materia di trasporto marittimo, definendo criteri comuni per il controllo delle navi da parte dello Stato di approdo, ricorda che nel 2006 è stata adottata dell’OIL la Convenzione sul lavoro marittimo (CLM), che garantisce diritti e protezione sul lavoro per oltre 1,2 milioni di marittimi. In particolare, la CLM contiene anche disposizioni sul controllo, da parte dello Stato di approdo, del rispetto dei requisiti sulle navi straniere che fanno scalo nei porti degli Stati aderenti alla convenzione, contribuendo ad eliminare le navi che non rispettino tali norme.
Osserva che, con l’emanazione della direttiva 2009/16/CE, l’Unione europea ha rafforzato il sistema di sorveglianza delle navi e relativi equipaggi, che fanno scalo o ancoraggio in un porto di uno Stato membro per effettuare attività di interfaccia nave/porto; segnala tuttavia che, al fine di armonizzare completamente la legislazione dell’Unione europea ai requisiti della CLM, ed in ragione dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona e delle nuove norme in materia di poteri delegati e di competenze di esecuzione, si rendono necessarie le modificazioni contenute nella proposta di direttiva in esame.
Ricorda inoltre che sono esclusi dall’obbligo di recepimento della direttiva tutti gli Stati membri che non dispongono di litorali e porti marittimi (Austria, Repubblica ceca, Ungheria, Lussemburgo e Slovacchia), anche se comunque le navi che battono bandiera di tali Stati sono tenute ad attenersi alle disposizioni contenute nella stessa.
Il relatore ritiene, infine, che la proposta sia conforme al principio di sussidiarietà e di proporzionalità, ai sensi dell’articolo 5 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle responsabilità dello Stato di bandiera ai fini dell’applicazione della direttiva 2009/13/CE del Consiglio recante attuazione dell’accordo concluso dall’Associazione armatori della Comunità europea (ECSA) e dalla Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) sulla convenzione sul lavoro marittimo del 2006 e modifica della direttiva 1999/63/CE (n. COM (2012) 134 definitivo)
(Esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà e rinvio)
Introducendo l’esame, il relatore PONTONE (PdL) segnala che la proposta intende integrare la direttiva 2009/13/CE, aggiornando la legislazione relativa allo Stato di bandiera ai fini dell’applicazione delle prescrizioni della convenzione sul lavoro marittimo (CLM). La direttiva del 2009 recepisce soltanto alcune delle norme della CLM, relative ai diritti dei marittimi; non è stato invece possibile includere le disposizioni relative alla certificazione delle condizioni di lavoro a bordo delle navi (titolo V della Convezione). La proposta in esame interviene dunque sul punto, prevedendo di imporre agli Stati membri l’applicazione della predetta direttiva nell’esercizio dei loro poteri di monitoraggio e controllo in quanto Stati di bandiera. L’applicazione delle norme della Convenzione del lavoro marittimo tramite il controllo dello Stato di bandiera e dello Stato di approdo rappresenta inoltre un modo per limitare il dumping sociale, causato da regolamentazioni differenziate tra Stati membri, che rischierebbero di creare distorsioni della concorrenza sul mercato interno.
Dopo aver sottolineato che l’atto in esame trova la sua base giuridica nella competenza attribuita dall’articolo 100, paragrafo 2, del TFUE, che consente al Parlamento europeo ed al Consiglio, previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni ed adottando la procedura legislativa ordinaria, di “stabilire le opportune disposizioni per la navigazione marittima e aerea”, il relatore evidenzia infine che esso appare conforme ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità, ai sensi dell’articolo 5 del TFUE. Reputa altresì adeguato l’utilizzo dello strumento della direttiva, che lascia liberi gli Stati membri circa le modalità di realizzazione normativa dell’obiettivo posto a livello europeo.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull’esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi (n. COM (2012) 130 definitivo)
(Esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà e rinvio)
Il relatore CASTRO (PdL) segnala che la proposta, che attiene al delicato rapporto tra legislazione nazionale e sovranazionale in tema di diritto di sciopero e libertà economiche, mira a chiarire i principi generali e le norme applicabili a livello di Unione europea relativamente all’esercizio del diritto fondamentale di promuovere azioni collettive nel quadro della libera prestazione dei servizi e della libertà di stabilimento.
Ricorda che l’esigenza primaria di definire tali principi generali nasce in conseguenza di un vivace dibattito svoltosi intorno ad alcune recenti sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea sui casi Viking line, Laval, Rüffert e Commissione delle Comunità europee contro il Lussemburgo.
Osserva che nella sentenza Viking Line, la Corte di giustizia si è pronunciata sulla legittimità di un’azione collettiva quando tale azione, che costituisce l’esercizio di un diritto tutelato dalla Unione europea, entra in conflitto con la libertà di stabilimento, affermando che tale restrizione può essere giustificata se l’azione collettiva sia effettivamente connessa all’obiettivo di tutela dei lavoratori.
Anche la vicenda della sentenza Laval nasce a seguito dell’azione collettiva intrapresa da una sezione sindacale: in questo caso, peraltro, la Corte ha posto l’attenzione sugli effetti dell’applicabilità della libertà di prestazione dei servizi, sancendo che l’ostacolo alla libertà di circolazione dei servizi, causato da un’azione collettiva che ha come scopo la protezione dei lavoratori dello Stato ospitante contro un’eventuale pratica di dumping sociale, non può essere giustificato dal solo obiettivo di protezione dei lavoratori.
Sottolinea poi l’importanza della pronuncia Rüffert, con cui la Corte ha invece affermato che, in virtù della direttiva 96/71/CE e dell’articolo 49 del TCE, deve considerarsi contrario all’ordinamento comunitario ogni provvedimento legislativo emanato da uno Stato membro che imponga agli enti pubblici aggiudicatori di attribuire gli appalti relativi a lavori edili esclusivamente a quelle imprese che si impegnino a corrispondere ai propri dipendenti una retribuzione non inferiore a quella minima prevista dal contratto collettivo vigente nel luogo di esecuzione dei lavori in questione.
Riferisce, infine, sulla più recente delle sentenze in merito all’applicazione della direttiva sul distacco dei lavoratori (sentenza Commissione delle Comunità europee contro Lussemburgo), con cui la Corte ha chiarito che agli Stati è concessa solo la possibilità di definire i limiti di una tutela minima del lavoratore, mentre le reali condizioni di lavoro sono destinate ad essere determinate in un mercato del lavoro sempre più liberalizzato.
In conclusione, premesso che il diritto di sciopero e della contrattazione collettiva sono riconosciuti come “diritti fondamentali” da molteplici atti normativi europei, ricorda che le sentenze citate hanno suscitato un intenso dibattito sulle conseguenze della libera prestazione dei servizi e della libertà di stabilimento per la tutela dei diritti dei lavoratori e sul ruolo delle organizzazioni sindacali nella tutela dei diritti dei lavoratori in situazioni transfrontaliere.
In proposito segnala che la proposta di regolamento chiarisce i principi generali (articolo 1) e le norme applicabili a livello di Unione europea relativamente all’esercizio del diritto fondamentale di promuovere azioni collettive nel quadro della libera prestazione dei servizi e della libertà di stabilimento.
Richiama infine l’attenzione sull’articolo 4 della proposta in esame, che istituisce un meccanismo di allerta in base al quale gli Stati membri si comunicheranno e notificheranno reciprocamente ed alla Commissione europea gli atti o le circostanze gravi in grado di turbare gravemente il corretto funzionamento del mercato unico o di causare gravi tensioni sociali.
Segnala, da ultimo, che la base giuridica della proposta è contenuta all’articolo 352 del TFUE e che il provvedimento in esame è conforme ai principi di proporzionalità e di sussidiarietà.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l’applicazione della direttiva 97/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi (n. COM (2012) 131 definitivo)
(Esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà e rinvio)
Il relatore NEROZZI (PD) ricorda che la direttiva 96/71/CE definisce le condizioni di lavoro essenziali che devono obbligatoriamente essere rispettate nel paese in cui le imprese distaccano temporaneamente lavoratori, prevedendo la loro articolazione in tre categorie: i lavoratori distaccati nell’ambito di un contratto di servizi, i lavoratori trasferiti all’interno di una società e i lavoratori alle dipendenze di agenzie di lavoro temporaneo.
I dibattiti che in questi anni si sono svolti a livello UE sul tema hanno evidenziato la necessità di apportare modifiche alla direttiva, al fine di risolvere alcune criticità, anche con riferimento alle osservazioni formulate dalla Confederazione europea dei sindacati e dalle organizzazioni sindacali nazionali, nonché in relazione alle sollecitazioni provenienti in tal senso dalla giurisprudenza comunitaria già citata dal senatore Castro, relatore sul precedente atto.
Procede poi all’illustrazione del testo, composto da 23 articoli, soffermandosi sulle disposizioni di maggiore interesse.
Rileva che all’articolo 3 sono definite le condizioni di lavoro essenziali al fine di prevenire degli abusi, ed è rivista la nozione di distacco, mentre all’articolo5 è prevista la possibilità di accesso preliminare alle informazioni da parte delle imprese sulle condizioni di lavoro vigenti nel paese ospitante e sulle condizioni da rispettare, comprese quelle previste dai contratti collettivi (paragrafo 4).
Quanto alle forme di cooperazione amministrativa tra gli Stati membri, considerate fondamentali per il controllo del rispetto delle norme, l’articolo 6 ne enuncia i principi generali, le regole e le procedure mentre l’articolo 7 disciplina il ruolo dello Stato membro a partire dal quale avviene il distacco.
Il relatore richiama l’attenzione della Commissione sulle disposizioni relative alle forme di controllo e monitoraggio (capo IV della proposta), sottolineando la mancanza di uniformità tra gli Stati membri e ricordando che sulla questione è di recente intervenuta anche la Corte di giustizia, con sentenza del 7 ottobre 2011, specificando il divieto per gli Stati membri di imporre una serie di obblighi a carico dei prestatori di servizi stabiliti in un altro Stato membro che distacca temporaneamente lavoratori.
Ritiene infine che la direttiva, la cui base giuridica è individuata agli articoli 53, paragrafo 1, e 62 del TFUE, sia conforme ai principi di sussidiarietà e proporzionalità, limitandosi a quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il PRESIDENTE avverte che, in considerazione dell’andamento del dibattito sui provvedimenti all’ordine del giorno, l’odierna seduta notturna della Commissione, già convocata per le ore 20,30, non avrà luogo.
Quanto all’esame del disegno di legge n. 3249 di riforma del mercato del lavoro, fa presente che da parte di numerosi senatori gli è stata rappresentata l’esigenza di approfondire i contenuti delle audizioni svolte, nonché delle memorie depositate e di quelle che stanno pervenendo.
Dopo un breve dibattito, si conviene di iniziare la discussione generale del disegno di legge n. 3249 nella seduta già convocata per domani, alle ore 15.
Il PRESIDENTE avverte che, conseguentemente, la seduta antimeridiana della Commissione già convocata per domani, alle ore 8,45, non avrà luogo.
La Commissione prende atto.
La seduta termina alle ore 16,30.
Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari
Riunione n. 71
LUNEDÌ 16 APRILE 2012
Presidenza del Presidente
Orario: dalle ore 19,35 alle ore 20,50
AUDIZIONE INFORMALE DI RAPPRESENTANTI DI UPI, FNSI, FEDERDISTRIBUZIONE, COLDIRETTI, CIA E CONFAGRICOLTURA SUL DISEGNO DI LEGGE N. 3249.


























