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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

3 Novembre 2011
in Senato

262ª Seduta

Presidenza del Presidente
GIULIANO

Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati.

La seduta inizia alle ore 14,05.

IN SEDE CONSULTIVA

(2969) Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2012 e bilancio pluriennale per il triennio 2012-2014
– (Tab. 4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014
(2968) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012)
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame congiunto. Rapporto favorevole)

Prosegue l’esame congiunto, sospeso nella seduta pomeridiana del 26 ottobre.

Il presidente GIULIANO ricorda che nella precedente seduta si è chiusa la discussione generale congiunta e si sono svolte le repliche del Relatore e del Rappresentante del Governo.
Avverte inoltre che, allo scadere del termine, non sono stati presentati né emendamenti né ordini del giorno.
Cede quindi la parola al relatore Castro per l’illustrazione di uno schema di rapporto favorevole.

Interviene quindi incidentalmente il senatore ROILO (PD) che, nel ricordare come nella precedente seduta fosse stata richiesta la presenza del Ministro del lavoro, ripercorre quanto accaduto nell’ultima settimana, a partire dalla presentazione della lettera formulata dal Presidente del Consiglio all’ultimo vertice europeo. Già in quella occasione il Gruppo del Partito Democratico prospettò la previsione – poi però purtroppo avveratasi – di un nuovo peggioramento del quadro economico-finanziario che avrebbe reso insignificante l’insieme delle azioni ipotizzate dall’Esecutivo; l’annuncio di un maxi emendamento al disegno di legge di stabilità, all’esame del Senato, è la conferma drammatica di quanto esposto.
Anche per queste ragioni e tenuto conto soprattutto della reazione fortemente negativa da parte dei mercati finanziari, il Governo dovrebbe sentire l’esigenza di illustrare prontamente al Parlamento le misure che intende assumere in tale difficile congiuntura. Del resto, negli ultimi giorni lo stesso ministro Sacconi ha più volte ventilato la necessità di intervenire sia sulla disciplina dei licenziamenti sia su quella del regime previdenziale, prospettando linee di intervento che, a suo avviso, metterebbero a grave rischio la coesione sociale, come dimostra la minaccia di sciopero generale annunciata dalle organizzazioni sindacali.
Ritiene quindi che, sulla base di tale ricostruzione degli ultimi eventi, la Commissione sia stata espropriata delle proprie prerogative e che l’Esecutivo abbia assunto un comportamento irresponsabile, anche perché non in sintonia con i recenti moniti formulati dal Capo dello Stato. Denuncia quindi con fermezza che l’Esecutivo, in una fase tanto delicata, continua a procedere unilateralmente ed in modo inefficace, con ciò danneggiando lavoratori e pensionati.

Il PRESIDENTE fa presente al senatore Roilo che, dopo l’ultima seduta, il ministro Sacconi è stato prontamente contattato, manifestando la propria disponibilità ad intervenire in seduta, disponibilità che è stata confermata anche nella mattinata di oggi. Tuttavia, il peggioramento del quadro economico-finanziario ha moltiplicato gli impegni da parte del ministro Sacconi con altri ministri e con lo stesso Presidente del Consiglio, tanto da renderne impossibile la presenza alla seduta odierna. Il Ministro del lavoro ha comunque confermato la propria intenzione di riferire prontamente alla Commissione circa eventuali provvedimenti e misure in materia di lavoro.

La senatrice CARLINO (IdV), nell’associarsi alle considerazioni svolte dal senatore Roilo, ribadisce la necessità che sia presente il ministro Sacconi nel proseguimento della seduta odierna. In attesa dell’intervento del Ministro, sottolinea l’opportunità di una sospensione dei lavori della Commissione.

Il PRESIDENTE rileva come, sulla base di quanto in precedenza concordato ed in virtù del ravvicinato termine di espressione del rapporto alla Commissione bilancio, non vi sono le condizioni per un aggiornamento dei lavori della Commissione.
Invita quindi il relatore ad illustrare lo schema di rapporto favorevole.

Il relatore, senatore CASTRO (PdL), illustra quindi uno schema di rapporto favorevole, pubblicato in allegato al resoconto della seduta.

Il senatore NEROZZI (PD) prende la parola in via incidentale per ricordare come il Governo in queste ore stia lavorando alla presentazione di un maxi emendamento che dovrebbe essere inserito nel disegno di legge di stabilità, all’esame del Senato. Oltre a questo scenario già di per sé irrispettoso verso le istituzioni parlamentari si deve poi aggiungere il rifiuto da parte del ministro Sacconi di intervenire davanti alla Commissione, la quale, a suo giudizio, è posta nelle condizioni di votare senza una reale cognizione dei fatti che stanno accadendo.

Il senatore ROILO (PD), non ritenendo soddisfacenti le risposte formulate dal Presidente in ordine alle richieste avanzate dai senatori dell’opposizione, avverte che i senatori del Gruppo del Partito democratico non parteciperanno alla votazione.

Il PRESIDENTE ribadisce che non vi sono le condizioni temporali per un aggiornamento dei lavori della Commissione. Invita quindi la senatrice Ghedini e la senatrice Carlino ad illustrare i rispettivi schemi di rapporto di segno contrario, pubblicati in allegato al resoconto della seduta.

La senatrice GHEDINI (PD) evidenzia come il Gruppo del Partito Democratico abbia depositato uno schema di rapporto contrario, soprattutto nel rispetto della Commissione, rispetto che l’Esecutivo non ha dimostrato di avere, stante la significativa assenza all’odierna seduta di rappresentanti del Dicastero competente. Di fronte al fatto che il Governo sta esaminando in queste ore le misure di urgenza che si rende necessario assumere, sarebbe stato opportuno conseguentemente rivedere i termini di espressione del rapporto, per evitare che presso la Commissione si sviluppasse un dibattito finto.
Ribadisce quindi la richiesta di sospendere i lavori della Commissione in attesa dell’intervento da parte del ministro Sacconi e l’esigenza che la stessa Commissione sia prontamente coinvolta nella discussione delle misure che si intendono adottare in materia di lavoro. In caso contrario, come prospettato dal senatore Roilo, i senatori del Partito democratico non parteciperanno alla votazione.

La senatrice CARLINO (IdV), nel ricordare come abbia presentato uno schema di rapporto contrario, rinuncia a darne illustrazione e dichiara che non parteciperà alla votazione, ritenendo che si sta impedendo alla Commissione di svolgere un dibattito vero sui temi del lavoro.

Nessun senatore chiedendo di intervenire per dichiarazioni di voto, previa verifica del prescritto numero legale, la Commissione approva a maggioranza lo schema di rapporto favorevole predisposto dal relatore Castro, risultando conseguentemente preclusa la votazione degli schemi di rapporto di segno contrario, presentati, rispettivamente, dai senatori del Partito Democratico e dalla senatrice Carlino.
Tali schemi di rapporto saranno trasmessi alla Commissione bilancio ai sensi dell’articolo 126, comma 6, del Regolamento, quali rapporti di minoranza.

L’esame congiunto dei documenti di bilancio è quindi concluso.

La seduta termina alle ore 14,20.

Rapporto APPROVATO DALLA COMMISSIONE sullo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali PER L’ANNO FINANZIARIO 2012 E PER IL TRIENNIO 2012-2014 (DISEGNO DI LEGGE N. 2969 – Tabella 4) E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2968

L’11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale),
esaminata la tabella n. 4, relativa allo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per il 2012, e le connesse parti del disegno di legge di stabilità,
considerato che:
i disegni di legge in esame tengono conto per il triennio 2012-2014 delle linee macroeconomiche e di finanza pubblica indicate sia nel “Documento di economia e finanza” sia nella relativa “Nota di aggiornamento”, anche nell’ottica del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013;
il disegno di legge di stabilità individua molteplici misure volte al contenimento della spesa (articolo 4, commi 71 e 72), un regime fiscale e contributivo agevolato di alcune componenti della retribuzione (articolo 5, commi 10 e 12), nonché un incremento di 1000 milioni di euro per il 2012 per il Fondo sociale per occupazione e formazione (articolo 5, comma 18);
le tabelle A e B, allegate al disegno di legge di stabilità, prevedono riduzioni degli accantonamenti relativi al Ministero del lavoro, rispetto alle misure stabilite a legislazione vigente, mentre le restanti tabelle C, D ed E confermano gli stanziamenti già previsti;
il disegno di legge di bilancio, confermando il livello tendenziale di spesa a legislazione vigente, prevede un incremento rilevante nella missione “Politiche previdenziali”, in relazione all’incremento delle anticipazioni che lo Stato versa all’INPDAP e all’INPS, a seguito dei provvedimenti legislativi approvati di recente dal Parlamento per tale comparto,
formula conclusivamente un rapporto favorevole.

Schema di Rapporto Proposto DAI SENATORI GHEDINI, ROILO, TREU, ADRAGNA, BLAZINA, ICHINO, PASSONI E NEROZZI sullo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali PER L’ANNO FINANZIARIO 2012 E PER IL TRIENNIO 2012-2014 (DISEGNO DI LEGGE N. 2969 – Tabella 4) E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2968

La 11a Commissione permanente, esaminati, per le parti di propria competenza, il disegno di legge A.S. 2969, «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014» e le parti corrispondenti del disegno di legge A.S. 2968 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012)»;
premesso che:
la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell’intero tessuto sociale e produttivo del Paese;
gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e nell’attuale fase registrano tassi di crescita molto superiori a quelli del nostro Paese;
sulla base dei dati del FMI, la crescita mondiale è prevista al 4 per cento nel 2011 e nel 2012, per aumentare al 4,5 per cento nel 2013 e al 4,7 per cento nel 2014. Gli Stati Uniti crescono del 1,5 per cento nel 2011, mentre le stime prevedono una crescita del 1,8 per cento nel 2012, del 2,5 per cento nel 2013 e del 3,1 per cento nel 2014. Per l’area euro la crescita del 2011 è pari in media al 1,6 per cento, mentre per il 2012 si prevede una crescita del 1,1 per cento, per aumentare ad una media del 1,6 per cento nel biennio successivo;
secondo i dati contenuti nella Nota di aggiornamento del DEF la crescita dell’Italia è ferma allo 0,7 per cento nel 2011 e allo 0,6 per cento nel 2012, per aumentare – secondo previsioni che, come affermato da più parti, appaiono estremamente ottimistiche – allo 0,9 per cento nel 2013 ed allo 1,2 per cento nel 2014;
in coincidenza con la bassa crescita, l’economia nazionale sconta, poi, una generale perdita di competitività. Da grande Paese industrializzato l’Italia sta inesorabilmente scivolando nelle graduatorie internazionali di competitività;
nella classifica dei Paesi a più alta competitività, redatta dal World Economic Forum nel “Global competitivness Report 2010-2011” , l’Italia si attesta solo al 48° posto, superata da numerosi paesi in via di sviluppo e lontanissima dai maggiori concorrenti europei (la Germania è 5a, la Gran Bretagna 12a e la Francia 15a) e a distanza anche dall’Irlanda (29a) e dalla Spagna (42a), che pure registrano una forte caduta del loro prodotto interno lordo;
nella classifica “Global 500” redatta annualmente da Fortune, tenendo conto del valore complessivo della produzione di ciascuna impresa, nessuna impresa industriale italiana è presente tra le prime 15 imprese leader mondiali;
come evidenziato dal recente rapporto annuale dell’Istat, le imprese italiane registrano un forte arretramento nei principali settori competitivi (agricoltura, manifatturiero, servizi) in rapporto alle corrispondenti imprese del resto dei paesi UE;
in generale, nel periodo 1995-2008 il contributo dato alla crescita dall’incremento di produttività è stato appena dell’11 per cento, rispetto ad una media del 46,3 dei Paesi dell’area dell’euro. Rispetto ai nostri principali partners europei, tra il 1998 e il 2008, il costo del lavoro per unità di prodotto nel settore privato è aumentato del 24 per cento in Italia, del 15 in Francia, mentre in Germania è diminuito. Tali divari riflettono soprattutto i diversi andamenti della produttività del lavoro: nel decennio 1998-2008, secondo i dati della Banca d’Italia, la produttività del fattore lavoro è aumentata del 22 per cento in Germania, del 18 per cento in Francia e solo del 3 per cento in Italia;
la dimensione media delle imprese italiane appare ridotta nel confronto internazionale. Nel corso degli ultimi anni sono scomparsi alcuni distretti produttivi che hanno rappresentato, in passato, l’eccellenza della produzione manifatturiera italiana nei mercati internazionali. In tale ambito, sono del tutto esemplificativi gli andamenti dei vari distretti del tessile-calzaturiero, degli elettrodomestici e dell’elettronica dove il Paese ha perso un numero consistente di imprese e di addetti. Nel volgere di pochi anni, da Paese esportatore l’Italia in un Paese importatore: tale trend si sta oggi diffondendo in altri distretti produttivi di eccellenza, tanto che persino quello della meccanica inizia a perdere ingenti commesse, ed interessa anche l’area del nord est dove migliaia d’imprese chiudono o delocalizzano le proprie attività;
l’incapacità di mantenere alti livelli di competitività e la mancanza di attrazione del mercato interno si sta inesorabilmente riflettendo sull’andamento del mercato del lavoro, che presenta una situazione molto preoccupante: secondo recenti rilevazioni Istat (Statistiche flash, 30 settembre 2011), il tasso di disoccupazione si attesterebbe nel secondo trimestre del 2011 al 7,8 per cento. Tale dato apparentemente positivo nel contesto europeo, ad una più approfondita analisi evidenzia un fattore di forte squilibrio generazionale. La disoccupazione colpisce in particolare i giovani (27,4 per cento, con una punta del 39,2 per cento nel Mezzogiorno). Nella stessa rilevazione emergono in tutta evidenza le difficoltà occupazionali delle donne che registrano un tasso di disoccupazione pari al 9 per cento (6,9 per cento per i maschi), con punte del 15,6 per cento nel Mezzogiorno. Fra le giovani del Mezzogiorno il tasso di disoccupazione raggiunge il 44 per cento. Ma ciò che più preoccupa è l’andamento del tasso di inattività che cresce e compensa l’andamento apparentemente positivo del tasso di disoccupazione. Nel primo trimestre 2011 il tasso di inattività complessivo si attesta al 37,9 per cento (+0,4 per cento rispetto all’anno precedente). Il risultato deriva dall’aumento dell’indicatore per gli uomini ( 27 per cento) e per le donne (48,6 per cento). Nel Nord l’indicatore si attesta al 31,1 per cento; nel Centro raggiunge il 33,7 per cento e nel Mezzogiorno, raggiunge il 48,8 per cento. Il tasso di inattività della popolazione tra 15 e 64 anni sale dal 73,8 per cento (+ 2,2 per cento rispetto all’anno precedente). La crescita è diffusa nell’insieme del territorio nazionale, soprattutto tra gli uomini;
un contributo significativo all’andamento del sistema Paese è dato, poi, dall’accentuazione degli squilibri territoriali e dai cronici problemi del Mezzogiorno che dopo anni di costante riduzione del gap con le altre aree territoriali del Paese è tornato ora a regredire in tutti i fondamentali macroeconomici;
in sintesi, l’analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell’adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale, su cui la crisi finanziaria ha inciso verticalmente, determinando un’accelerazione drammatica del processo;
in presenza di una situazione di forte instabilità sui mercati finanziari e delle conseguenti tensioni sui differenziali di rendimento dei titoli del debito pubblico nazionale rispetto ad altri paesi europei, il Governo è stato costretto a varare due manovre correttive di importo complessivo a regime di 59,8 miliardi di euro (pari a 3,5 per cento di Pil) con l’obiettivo di anticipare il pareggio di bilancio al 2013;
tali manovre hanno comportato la correzione dei fondamentali di finanza pubblica rispetto alle stime formulate nel DEF 2011. In particolare, alcune di questi correzioni comportano:
– una consistente riduzione della spesa in conto capitale che diminuisce del 5 per cento (da 47,9 miliardi di euro a 40,9 miliardi di euro nel periodo 2011-2012, fino a raggiungere 40,3 miliardi di euro nel 2014). La riduzione della spesa in conto capitale è un colpo decisivo inferto al potenziale di crescita del Paese. In un momento di crisi economica di dimensioni internazionali, come quello che stiamo attualmente vivendo, la previsione di maggiori spese per interventi pubblici, potrebbe rappresentare uno dei fattori in grado di ridare slancio e respiro al nostro sistema economico. E’ a tutti nota, infatti, la stretta correlazione esistente tra crescita dell’offerta infrastrutturale e crescita dell’economia, suffragata da tutte le rilevazioni statistiche che dimostrano come i programmi di ampliamento del patrimonio di infrastrutture producano ovunque un’accelerazione della crescita sia in termini di PIL sia in termini occupazionali;
– la pressione fiscale, al netto degli effetti delle riduzioni delle agevolazioni fiscali (20 miliardi di euro), aumenta sino ad attestarsi al 43,7 per cento nel 2014. Nell’ipotesi in cui trovassero applicazione le predette riduzioni, la pressione fiscale complessiva raggiungerebbe il 44,1 per cento nel 2012 e al 44,8 per cento nel 2013 e il 44,9 per cento nel 2014. Tali dati sono tra i più alti registrati nel corso della storia della Repubblica;
tale situazione richiama evidenti responsabilità politiche e in tal senso non si può negare che nel corso degli ultimi anni ben poco è stato fatto. Quindici anni di produttività stagnante sono indice inequivocabile di fisco troppo pesante sul lavoro e sull’impresa, infrastrutture materiali e immateriali carenti, pubblica amministrazione inefficiente. Negli ultimi dieci anni, tale consapevolezza non si è tradotta né in un discorso di verità al Paese, per suscitarne l’impegno e la riscossa, né in una coerente strategia di riforme strutturali;
in relazione al disegno di legge di stabilità 2011, in continuità con la logica con la quale il Governo ha agito fin dall’inizio della crisi economica e finanziaria, la manovra finanziaria per il 2012 contiene misure con un impatto del tutto neutrale sulla crescita e sulla competitività economica del Paese. In tale ambito, va stigmatizzata la latitanza del Governo, nonostante le reiterate richieste avanzate anche in sede europea, a condurre un’operazione di sostegno all’economia e del potere d’acquisto dei redditi più deboli, consentendo di realizzare gli obiettivi di equità e promozione dello sviluppo;
da ultimo, a fronte dell’aggravarsi della crisi finanziaria e delle scadenze fissate dall’Eurogruppo, il Governo ha ritenuto di rispondere alle sollecitazioni degli organismi internazionali, indirizzando una lettera ai Rappresentanti dell’Unione Europea, in cui si elencano un mix di misure in parte già assunte con precedenti provvedimenti ed in larga parte da tempo annunciate e mai sottoposte all’esame parlamentare;
la lettera definisce una scansione temporale per l’esecutività di provvedimenti già deliberati diversa da quella prevista dalle norme di tempo in tempo approvate che li contengono;
alcune delle misure annunciate nella lettera in materia di regolazione del mercato del lavoro sono passibili di determinare un peggioramento delle condizioni di occupabilità e di equilibrio sociale, in particolar modo nella presente fase di crisi economica e produttiva, senza garantire in sé prese effetti positivi sulla situazione medesima;
nessuna di tali misura trova, al momento dell’esame, riscontro nel testo della Legge di Stabilità ne nella definizione delle tabelle e dei saldi della progetto di bilancio;
evidenziato, comunque, che, a legislazione immodificata
la pressione fiscale a carico dei lavoratori e delle piccole e medie imprese ha raggiunto ormai livelli insopportabili, in conseguenza dell’adozione di misure inique e del tutto inopportune in un momento di forti difficoltà per la crescita economica;
la mancata realizzazione della delega fiscale ed assistenziale, nei termini previsti dal Governo, comporterà l’attivazione della clausola di salvaguardia finanziaria, con la conseguente eliminazione di numerose agevolazioni fiscali ed assistenziali oggi riconosciute a famiglie, lavoratori, pensionati a basso reddito e a persone in stato di necessità. Qualora non sufficienti, è prevista la rimodulazione delle aliquote IVA con evidenti ripercussioni sul potere d’acquisto dei cittadini e delle imprese e sull’andamento dell’inflazione;
l’evasione fiscale continua a mantenere dimensioni patologiche, con una perdita di prodotto stimato superiore a 100 miliardi di euro l‘anno. Secondo recenti dati Istat, il valore del sommerso economico è compreso tra il 16,3 per cento e il 17,5 per cento del prodotto interno loro, ovvero tra 255 e 275 miliardi di euro annui,) costituendo di per sé un ostacolo non solo agli interventi di riforma fiscale e di riduzione della pressione fiscale, ma anche al corretto sviluppo dei mercati e alla equa redistribuzione del carico delle imposte tra le diverse categorie di contribuenti. L’evasione, pertanto, colpisce l’equità ed è fonte di concorrenza sleale, contribuendo a peggiorare l‘immagine e l’appetibilità del nostro sistema economico;
considerato che:
il Bilancio di previsione e la Tabella n. 3 non consentono ancora al Parlamento di svolgere adeguatamente un approfondito esame e una corretta valutazione degli obiettivi correlati a tutte le missioni e i programmi del bilancio dello Stato, dei relativi indicatori di performance e degli analoghi indicatori previsti per il raggiungimento dei risultati. Le informazioni fornite nei suddetti documenti non sono dettagliate e in alcuni casi del tutto assenti e ciò in palese contrasto con quanto espressamente previsto dalla legge di contabilità;
l’articolo 01 del decreto-legge n. 138 del 2011, relativo alla revisione integrale della spesa pubblica (spending review), non ha trovato applicazione concreta nel Bilancio di previsione e nella Tabella n. 3, e ciò a significare che il Governo non sembra credere alle potenzialità insite nell’attuazione di tale disposizione. Le misure di attuazione della revisione integrale della spesa pubblica e di ristrutturazione della PA necessarie per ridurre costantemente la spesa corrente primaria, con relativa indicazione di precisi e predefiniti obiettivi annuali di riduzione, e di concorrere alla creazione di un significativo avanzo primario, pertanto, sono state rinviate al futuro. Analogamente, non si riscontrano tracce di un Piano industriale della pubblica amministrazione che prefiguri una situazione di maggiore efficienza e risparmio di risorse da parte della PA;
valutato inoltre che,
l’articolo 3 della legge di stabilità reca una riduzione delle dotazioni finanziarie rimodulabili del Ministero dello sviluppo economico per un ammontare complessivo pari a 3,78 miliardi di euro nel 2012, a 2,6 miliardi di euro nel 2013 e a 1,87 miliardi nel 2014;
gran parte di tale riduzione – 3,3 miliardi nel 2012, 2,5 miliardi nel 2013 e 1,8 miliardi nel 2014 – è posta a carico della missione sviluppo e riequilibrio territoriale programma Politiche per lo sviluppo economico ed il miglioramento istituzionale delle aree sottoutilizzate;
il taglio delle dotazioni finanziarie previsto alla missione Competitività e sviluppo delle imprese (pari a 378 milioni di euro nel 2012) è adottato proprio nel momento in cui le istituzioni internazionali ed europee, le imprese, le parti sociali e i cittadini richiedono all’esecutivo uno sforzo indirizzato al rilancio dell’economia e al sostegno delle sistema produttivo;
per quanto riguarda, in particolare, le parti di competenza della 11a Commissione:
la manovra finanziaria per gli anni 2012-2014 – come delineata dai disegni di stabilità e di bilancio – non tiene in alcun modo conto del quadro esposto in premessa; infatti, non reca misure che consentano insieme sostegno ai redditi più bassi da lavoro e da pensione e ripresa dell’occupazione, in particolare per i giovani, per le donne e per le lavoratrici e i lavoratori che rischiano la disoccupazione di ritorno a causa della crisi produttiva; non prevede strumenti di protezione sociale e di contrasto alle povertà, di tipo strutturale e di dimensioni adeguate alla crisi economica che il Paese sta attraversando nè, tantomeno, misure finalizzate alla crescita ed alla competitività del nostro sistema economico;
il testo si configura semplicemente come un intervento per la riduzione delle spese dei ministeri, in cui nulla è destinato al sostegno dell’occupazione e dell’economia reale;
a fronte di una situazione così drammatica vi è, ancora una volta, la conferma da parte del Governo delle decurtazioni dei principali Fondi relativi alla spesa sociale, primo fra tutti, il Fondo nazionale per le politiche sociali che vede, per il 2012, uno stanziamento da ripartire tra le regioni pari solo a 75,9 milioni di euro a fronte della previsione assestata per il 2011 pari a 245,3 milioni di euro (- 175,3 milioni di euro);
nonostante il Fondo nazionale per le politiche sociali rappresenti il principale strumento di finanziamento con cui le regioni e gli enti locali erogano i servizi sociali, le risorse ad esso destinate continuano, di anno in anno, ad essere ridotte in modo drastico;
con riferimento allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, il relatore segnala che la tabella C del disegno di legge di stabilità prevede riduzioni del Fondo per le politiche della famiglia, del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità e del Fondo per le politiche giovanili;
l’elenco 1 del disegno di legge di stabilità prevede alcune riduzioni per il 2012; quelle di importo più elevato concernono gli stanziamenti di bilancio relativi alle politiche di regolamentazione in materia di rapporti di lavoro, quelli relativi ai servizi e sistemi informativi per il lavoro, quelli relativi alla previdenza obbligatoria e complementare ed alle assicurazioni sociali e quelli riferiti ai fondi da ripartire;
considerato inoltre che:
nell’ambito della missione n. 26, “Politiche per il lavoro”, il programma “Politiche attive e passive del lavoro”, a fronte di una previsione assestata per il 2011 pari a 5.662 milioni di euro, presenta un decremento di ben 1.252 milioni di euro, a fronte di un rifinanziamento, previsto al comma 18 dell’articolo 5 della Legge di Stabilità di 1.000 milioni;
il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga viene realizzato senza che sia possibile una valutazione approfondita del grado di copertura che essi hanno garantito in particolare alle categorie più esposte alla precarietà ed ai bassi salari;
il rifinanziamento del regime fiscale e contributivo agevolato per gli emolumenti derivanti da accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali, in se positivo, viene effettuato senza che siano forniti elementi di valutazione atti a valutarne la diffusione, l’efficacia rispetto al recupero di potere d’acquisto e di produttività, gli effetti su competitività ed occupazione;
rilevato che:
nell’ambito della stessa missione, programma “Servizi e sistemi informativi per il lavoro”,il capitolo 3892, “Fondo per il diritto al lavoro dei disabili” – già decurtato di 30 milioni di euro dalla scorsa legge di bilancio – subisce un’ulteriore riduzione a fronte di una previsione assestata per il 2011 di 11,7 milioni di euro;
nell’ambito della missione n. 24, “Diritti sociali, politiche sociali e della famiglia”, programma “Trasferimenti assistenziali a enti previdenziali, finanziamento spesa sociale, promozione e programmazione politiche sociali, monitoraggio e valutazione interventi”, il Fondo per le non autosufficienze di cui all’articolo 1, comma 1264, della legge finanziaria 27 dicembre 2006, n. 296, soppresso dalla scorsa legge di bilancio, in seguito all'”azzeramento” dei 400 milioni di euro di cui alle previsioni assestate per l’anno 2010, non è rifinanziato;
la soppressione del Fondo per le non autosufficienze rende ancora più arduo affrontare in modo opportuno la sfida – fondamentale per un sistema di welfare che offra risposte adeguate alla realtà – di creare le condizioni culturali e ambientali affinché le persone con disabilità raggiungano la piena partecipazione sociale, in modo da consentire a questi ultimi forme soddisfacenti di integrazione lavorativa, di mobilità, nonché la possibilità di avere relazioni interpersonali e una soddisfacente partecipazione alla vita sociale;
nonostante la famiglia rappresenti ancora oggi la principale risorsa a disposizione delle persone disabili e anziane per fronteggiare la propria non autosufficienza e le famiglie con almeno un disabile grave siano circa un milione e mezzo, pari a quasi il 7 per cento delle famiglie italiane, il Governo dopo aver sottratto alle persone non autosufficienti ed alle loro famiglie un aiuto sostanziale per fronteggiare una già complessa situazione, continua a non occuparsi del problema, prospettando al contrario un pesante intervento sulle risorse per l’assistenza nell’ambito della delega per la riforma;
l’azzeramento di tali risorse, destinate prioritariamente dalle regioni e dagli enti locali al finanziamento del sistema di interventi finalizzati alla prevenzione dell’istituzionalizzazione, rischia di produrre un aumento della spesa sanitaria per ricoveri ed ospedalizzazioni improprie;
nel medesimo ambito, il Fondo per le politiche in favore delle famiglie è nuovamente ridotto, dopo i tagli già introdotto negli esercizi precedenti, tanto da prospettare nel triennio un sostanziale svuotamento e il conseguente abbandono delle politiche di sostegno alle famiglie in condizioni di maggior disagio sociale, nonché il finanziamento delle misure a sostegno della conciliazione fra impegni lavorativi ed impegni di cura, che da tale fondo devono essere finanziate, come previsto dal protocollo sottoscritto dal Governo con le Parti Sociali lo scorso 7 marzo;
viene ulteriormente decrementato lo stanziamento del Fondo per le politiche giovanili, denunciando in maniera inequivoca il disinteresse del Governo per uno dei punti di maggior sofferenza della attuale condizione del nostro Paese;
da ultimo, pur in presenza di continue affermazioni di sostegno agli organismi di volontariato e Terzo Settore quali soggetti fondamentali per la promozione sociale e lo sviluppo della sussidiarietà, il Fondo per il finanziamento del 5 per mille, lungi dall’essere stabilizzato come più volte garantito dal Governo ed auspicato da tutte le forze politiche e sociali, viene tagliato per 81 milioni a fronte del finanziamento garantito per l’anno in corso;
considerato infine che:
il complesso delle misure contenute nel disegno di legge di stabilità si limita a garantire protezioni passive – pur necessarie nella congiuntura – ai lavoratori inclusi nel sistema di protezione, senza garantire l’estensione universale di tali protezioni a tutte le categorie dei produttori, mentre, l’assenza di misure di creazione di nuova occupazione, deprimerà ulteriormente la domanda interna, ostacolando la ripresa economica e creando condizioni critiche per il mantenimento della coesione sociale;
la sostanziale riduzione di risorse in materia di politiche sociali e di politiche per la creazione di lavoro comporterà gravi ripercussioni sulle condizioni delle categorie maggiormente esposte alla disoccupazione, in particolare per i giovani e per le donne;

formula, per quanto di competenza, rapporto contrario.
Schema di Rapporto Proposto dalla SenATRICe Carlino sullo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali PER L’ANNO FINANZIARIO 2012 E PER IL TRIENNIO 2012-2014 (DISEGNO DI LEGGE N. 2969 – Tabella 4) E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2968

La 11a Commissione permanente,
esaminato per le parti di propria competenza, il disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014» (AS 2969) e il disegno di legge recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012)» (AS 2968);
premesso che:
come sottolineato anche dal relatore, le disposizioni contenute nel disegno di legge in esame si pongono sostanzialmente in continuità sia con le disposizioni di cui alla legge 13 dicembre 2010, n. 220, sia con le disposizioni di cui al decreto-legge 15 luglio 2011 n. 98 e al decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138;
i citati provvedimenti che avrebbero dovuto assicurare la stabilità dei conti pubblici e rilanciare lo sviluppo dell’economia nazionale si sono dimostrati, al contrario, insufficienti su entrambi i fronti, avendo anzi di fatto prodotto solo effetti depressivi sull’economia;
con gli articoli 3 e 4 del disegno di legge di stabilità sono proposte le riduzioni alle voci di spesa delle Amministrazioni centrali dello Stato, quantificate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 settembre 2011, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 138 del 2011 ai fini del conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. L’esposizione dei citati interventi è articolata distinguendo le spese rimodulabili da quelle non rimodulabili. Per quanto riguarda le prime, è stata prevista all’art. 3 l’introduzione di una disposizione di rinvio ad appositi elenchi, allegati al suddetto disegno di legge di stabilità, indicando le missioni ed i programmi interessati per ciascuna Amministrazione e specificando la quota parte delle riduzioni da riferire complessivamente alle autorizzazioni di spesa (Fattori legislativi). Per la riduzione delle spese non rimodulabili invece sono necessarie disposizioni normative di natura sostanziale (introdotte all’articolo 4) che modificano le determinanti della spesa stessa;
considerato inoltre che, per quanto concerne in particolare gli aspetti all’attenzione della 11a Commissione:
secondo quanto riportato dall’ISTAT nel secondo trimestre 2011:
• il tasso di disoccupazione è ancora al 7,8 per cento,
• dopo il moderato aumento del trimestre precedente, gli occupati a tempo pieno tornano a diminuire su base annua (-0,2 per cento, pari a -32.000 unità); quelli a tempo parziale continuano ad aumentare (+3,4 per cento, 119.000 unità), ma si tratta, ancora una volta, di part-time involontario,
• sale dal 48,1 per cento del secondo trimestre 2010 al 52,9 per cento del totale l’incidenza della disoccupazione di lunga durata.
• continua a crescere la popolazione inattiva. Il fenomeno interessa sia coloro che cercano lavoro non attivamente (+38.000 unità) e quelli che non cercano ma sono disponibili a lavorare (+17.000 unità), sia, e soprattutto, quanti non cercano e non sono disponibili a lavorare (+184.000 unità). Il tasso di inattività si porta al 37,9 per cento, quattro decimi di punto in più rispetto a un anno prima;
la categoria maggiormente svantaggiata è ancora una volta quella dei giovani con il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni che, pur in lieve flessione rispetto allo stesso periodo del 2010, resta nel secondo trimestre 2011 al 27,4 per cento, con un picco del 44 per cento per le donne del Mezzogiorno;
come rilevato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) in Italia il tasso dei senza lavoro tra i 15 e i 24 anni ha registrato dal 2008 ad oggi un incremento di oltre 7 punti percentuali, la disoccupazione di lungo termine è al 12,2 per cento (dall’8,1 per cento), l’occupazione a tempo parziale al 21,5 per cento (dal 16,7 per cento) e la sottoccupazione in termini di tempo del 7,7 per cento (dal 6,6 per cento), indicatore quest’ultimo relativo a quanti accettano lavori a tempo parziale in mancanza di altro;
rilevato che:
nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali:
1) per quanto concerne la missione “Politiche per il lavoro”, il Bilancio per il 2012 riduce ulteriormente di 1.251.681.894 euro le risorse rispetto alle previsioni assestate 2011, portando la dotazione complessiva della Missione da 5.710.838.744 euro a 4.459.156.850 euro;
2) per quanto concerne la missione “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia”, a differenza di quanto disposto dal bilancio per il 2011 che prevedeva un pur piccolo incremento di circa 146 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2010, il Bilancio per il 2012 riduce ulteriormente di 389.895.269 euro le risorse rispetto alle previsioni assestate 2011 passando da 26.070.890.442 euro a 25.680.995.173 euro;
3) Nell’ambito della missione “Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti” il programma denominato «Flussi migratori per motivi di lavoro e politiche di integrazione sociale delle persone immigrate» assorbe interamente le esigui risorse della suddetta Missione che, già decurtata dal Bilancio per il 2011, il Bilancio per il 2012 riduce di 19.824.026 euro le risorse rispetto alle previsioni assestate 2011, portando la dotazione complessiva della Missione da 32.142.971 euro a 12.318.945 milioni di euro;
la dotazione del programma relativo al «Terzo settore: associazionismo, volontariato, ONLUS e formazioni sociali», viene ridotta da 228.107.469 euro (previsioni assestate 2001) a 120.771.625 euro per il 2012 a 2.116.229 per il 2013;
l’elenco 1 del disegno di legge di stabilità prevede significative riduzioni per il 2012, in particolare:
• gli stanziamenti di bilancio relativi alle politiche di regolamentazione in materia di rapporti di lavoro che vengono ridotti nella misura di 4,991 milioni di euro;
• gli stanziamenti relativi ai servizi e sistemi informativi per il lavoro che vengono ridotti nella misura di 2,120 milioni di euro;
• gli stanziamenti relativi alla previdenza obbligatoria e complementare ed alle assicurazioni sociali che vengono ridotti nella misura di 35,691 milioni di euro;
• gli stanziamenti relativi ai fondi da ripartire che vengono ridotti nella misura di 3 milioni di euro;
sempre con riferimento allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, la tabella C prevede riduzioni:
• del Fondo per le politiche della famiglia pari a 20,542 milioni di euro per il 2012, a 10,207 milioni per il 2013 e a 8,111 milioni annui a decorrere dal 2014;
• del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità pari a 6,725 milioni di euro per il 2012, a 5,529 milioni per il 2013 e a 4,444 milioni annui a decorrere dal 2014;
• del Fondo per le politiche giovanili pari a 5,252 milioni di euro per il 2012, a 3,462 milioni per il 2013 e a 2,752 milioni annui a decorrere dal 2014;
la dotazione del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione viene ridotta di 1.241.399.396 euro rispetto alle previsioni assestate 2011 passando da 1.883.784.019 euro a 642.384.6233 euro;
le risorse per le prestazioni di integrazione salariale, di sostegno al reddito e di previdenza sociale di cui ai commi 19-23 dell’articolo 5 dell’atto Senato n. 2968, sono posti esclusivamente a carico del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, come stabilito dall’articolo 5, comma 24, del medesimo atto Senato n. 2968;

formula, per quanto di competenza, rapporto contrario.

 

 

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