Dopo una lunga maratona notturna la Commissione Bilancio del Senato ha approvato intorno alle 5 di mattina la manovra per il 2018 con alcune importanti novità rispetto al testo entrato a Palazzo Madama. Il testo è approdato questa mattina in Aula dove è iniziata la discussione generale. Il via libera è atteso domani molto probabilmente con il voto di fiducia.
Tra le principali modifiche in arrivo, il recepimento dell’accordo tra governo e sindacati, bocciato dalla Cgil, sulle pensioni, la web tax, il bonus bebè che diventa strutturale ma si dimezza a 40 euro dal 2019, il fondo per risarcire le vittime dei reati finanziari con l’obiettivo di compensare in particolare gli azionisti e gli obbligazionisti delle banche venete, il pacchetto enti locali con alcune misure che sanciscono la pace fatta tra governo e comuni, un fondo da 60 milioni a sostegno dell’attività di cura non professionale.
Via libera anche all alleggerimento del super ticket sanitario da 10 euro sulla specialistica e la diagnostica, a pagare meno saranno le persone con reddito basso e le fasce protette anziani e bambini e i soggetti con gravi patologie. È confluito inoltre in manovra un pacchetto di proroghe solitamente approvato dal governo entro la fine dell’anno nel cosiddetto dl milleproroghe, in particolare viene rinviato di nuovo di un anno a tutto il 2018 il divieto di incroci stampa-tv.
Una volta ottenuto il disco verde di Palazzo Madama il ddl bilancio passerà alla Camera per la seconda lettura e già si annunciano nuove modifiche. In particolare si dovrebbe rimettere mano al fondo per i risparmiatori delle banche cercando di aumentare le risorse, alla web tax, e probabilmente anche al pacchetto famiglia soprattutto al tetto di reddito per gli assegni familiari. Anche il super ticket resta un tema sul tavolo della maggioranza in quanto alcuni gruppi hanno ritenuto insufficiente la dotazione del fondo per la riduzione del balzello. Sembra sfumare invece l’ipotesi di rimettere mano alla riforma delle agenzie fiscali dopo il tentativo non andato a buon fine del Senato.
E.G.

























