Chiuso il 2002 con un rosso complessivo di 11,2 miliardi di dollari le compagnie aeree americane – spaventate anche da un possibile conflitto iracheno nei prossimi mesi – puntano a limitare le spese e chiedono ai loro dipendenti e alle organizzazioni sindacali nuovi sacrifici. Sulla scia di United Airlines (che ieri ha chiesto ai propri dipendenti di accettare un taglio di benefit e salari pari a 2,6 miliardi di dollari) e Us Airways, entrambe in bancarotta, anche le altre societa’ statunitensi hanno iniziato a pressare le organizzazioni sindacali nel tentativo di convincerle a far stringere la cinghia ai propri associati. Dietro le due aziende – aiutate nella loro richiesta dallo stato di fallimento – anche le altre protagoniste del settore hanno avanzato piani di riduzione dei costi, con American Airways, la prima del lotto, a sbandierare il rischio bancarotta per convincere le controparti sindacali ad accettare il taglio di 1,8 miliardi di dollari sul costo del lavoro, ben il 22,4% in meno rispetto al 2001. Pur senza minacciare fallimenti, anche Northwest Airlines (il quarto vettore statunitense) e Delta (il numero tre) hanno cominciato a presentare le proprie richieste: d’altronde il costo del lavoro pesa per il 49,7% rispetto ai ricavi nel caso di United, per il 48,2% nei conti di American Airlines, per il 46,7% in quelli di Us Airways, per il 46,3% in quelli di Delta e per il 40,5% in quelli di Nortwestern. Costo del lavoro sostenuto anche per la numero uno dei voli a basso costo Southwest Airlines che vede il 36,1% rispetto ai ricavi legato alle spese per il personale.
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