Tutti contro i camionisti e il loro blocco, che sta mettendo in crisi il commercio, l’agricoltura, la ristorazione, ma anche la raccolta dei rifiuti, i collegamenti via mare, la mobilita’ stradale eccetera. Cosi’, un numero notevole di enti, da Confindustria a Confcommercio, passando per le associazioni del trasporto, dei ristoratori, dei produttori agricoli, della grande distribuzione, fino ai sindaci delle citta del sud più coinvolte, si rivolgono al governo perché intervenga per – letteralmente- sbloccare la situazione.
Il governo, da parte sua, ieri ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro destinati al settore e l’avvio dei pagamenti, rinviando tuttavia al tavolo del 27 ottobre la verifica degli impegni. Ma sui territori la mobilitazione è proseguita, con blocchi e iniziative che non sembrano più rispondere a una regia unitaria. Ed è proprio la difficoltà di ricondurre la protesta entro un perimetro sindacale a preoccupare le rappresentanze: “si stanno unendo in maniera pericolosa fasce di popolazione che non hanno niente a che vedere con le questioni delle imprese”, ha detto il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, parlando di “professionisti delle manifestazioni” e di una situazione che non consente più una gestione della protesta all’interno del perimetro sindacale.
La paralisi dei trasporti, inoltre, sta facendo pagare il conto anche alle imprese che non aderiscono alla protesta, danneggiando le merci, soprattutto le deperibili, ma non solo. E infatti Russo denunciando il blocco dell’attività di migliaia di imprenditori che si trovano sulle strade senza poter lavorare: “I danni che si stanno producendo al sistema economico sono ingenti”
Intanto, scende in campo anche il Viminale, affermando, per tramite del ministro Urso durante un question time alla Camera, che si sta “procedendo alle identificazioni, anche ai fini di rimuovere i presidi”. E chi impedisce il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, «configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive». Ma se pure le trattative con le associazioni dell’autotrasporto hanno riaperto il dialogo, non sono bastate a fermare la protesta. Dunque, i blocchi continuano e, insieme ai mezzi pesanti, rischiano di restare ferme intere filiere produttive, con effetti sempre più pesanti anche per i consumatori.
La fotografia della giornata arriva dalla Campania, dove la mobilitazione ha provocato nuovi disagi alla circolazione. Sull’A1, nella mattinata, è stato temporaneamente chiuso il nodo con la A30 Caserta-Salerno per chi arrivava da Roma; si sono formate code di tre chilometri verso Napoli e di due chilometri verso Roma, mentre altri collegamenti stradali sono stati interessati dalle chiusure. A Teano un autotrasportatore è rimasto bloccato da tre giorni in un’area di servizio, mentre tra Napoli e Caserta le forze dell’ordine hanno segnalato diversi casi di ruote di camion tagliate per impedirne la partenza.
La situazione preoccupa anche le amministrazioni locali, con i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, che hanno chiesto al governo e al ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, di anticipare il confronto previsto per il 27 ottobre. «La situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente con il passare delle ore», hanno avvertito. Tra i rischi indicati non soltanto gli scaffali che progressivamente si svuotano, ma anche, come si diceva, le difficoltà nella raccolta dei rifiuti e nel trasporto pubblico extraurbano.
E ancora: con un comunicato congiunto, ANITA, CNA-Fita, Confartigianato Trasporti, FAI, FEDIT, FIAP, SNA Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, UNATRAS e ASSOTIR, praticamente l’intero mondo del trasporto, hanno sollecitato un intervento «deciso e immediato» del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile dopo che il Governo ha riaperto il dialogo con la categoria e ha assunto impegni importanti”, affermano, contestando anche le minacce e le forme di protesta che “impediscono la libera circolazione di merci e persone”.
Da Confcommercio arriva l’appello alla responsabilità del presidente Carlo Sangalli, che ha definito la situazione «molto critica» per le ricadute sulla competitività delle imprese e sul reddito delle famiglie, già sotto pressione sul fronte del potere d’acquisto. «Siamo molto preoccupati dal clima di tensione provocato dal caro dell’energia», ha detto, auspicando «soluzioni rapide ed efficaci». Il problema, insomma, non è soltanto quanto costi trasportare le merci, ma anche che cosa succede quando quelle merci non arrivano a destinazione.
I primi effetti sono evidenti nella distribuzione alimentare. Secondo Confesercenti, quattro attività su dieci nel Mezzogiorno segnalano difficoltà di approvvigionamento. Le criticità riguardano in particolare ortofrutta e produzioni agricole provenienti da Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata. I disagi, inizialmente concentrati al Sud, si stanno estendendo anche verso Lazio, Abruzzo, Umbria e Toscana. In alcune aree le forniture locali e quelle provenienti dal Nord sono riuscite a contenere le difficoltà, ma cresce la preoccupazione per quello che potrebbe accadere se i blocchi dovessero protrarsi. Secondo le stime di Confesercenti, sono circa 100mila le attività del Sud potenzialmente esposte alle conseguenze della protesta.
Cominciano intanto a manifestarsi le prime tensioni sui prezzi. Al Centro Agroalimentare di Roma si registrano difficoltà nelle consegne e rincari all’ingrosso su alcuni prodotti. La minore disponibilità di pomodori, peperoni e uva si accompagna al ricorso a forniture dall’estero per compensare le mancate consegne nazionali. Per la ristorazione le conseguenze sono già operative: Aigrim-Fipe riferisce di diversi ristoranti chiusi nel Sud e di difficoltà che coinvolgono diverse centinaia di punti vendita, soprattutto in Sicilia, Calabria e Campania, con le prime flessioni di fatturato dovute alla mancanza di merci. Anche Federdistribuzione avverte che le consegne sono pesantemente compromesse, con prodotti deperibili ormai inutilizzabili e il rischio che, se i blocchi proseguiranno, numerosi esercizi commerciali debbano sospendere l’attività.
Legacoop Agroalimentare avverte che, se la situazione dovesse proseguire fino al 27 ottobre, il conto potrebbe salire a decine di milioni di euro. Una grande cooperativa ortofrutticola romagnola stima in circa 30 milioni le perdite legate al solo kiwi giallo in cinque giorni, di cui cinque milioni ricadrebbero sui soci produttori della cooperativa cesenate. In Puglia e Basilicata l’uva da tavola resta nei magazzini e nelle celle frigorifere, mentre in Calabria cresce la preoccupazione per la capacità di conservare il prodotto già raccolto. In difficoltà anche agrumi, piantine di fragole destinate al trapianto e ortaggi di serra siciliani, dalle zucchine alle melanzane fino ai pomodori.
C’è poi la decisione di Coldiretti Campania, che ha sospeso la mobilitazione prevista per il 22 ottobre a Napoli dopo l’impegno della Regione a individuare fino a 20 milioni di euro per sostenere il comparto agricolo e contrastare il caro gasolio. Restano però le difficoltà per l’ortofrutta che rimane nelle celle o non viene raccolta, per i produttori di fiori e castagne e per gli allevatori che non sanno più dove conservare il latte e faticano a reperire mangimi. Anche la protesta degli agricoltori rischiava così di aggiungere un ulteriore elemento di tensione a una situazione già compromessa.
Anche Ancd-Conad denuncia sprechi per decine di milioni di euro e tonnellate di alimenti freschi bloccate sui mezzi o nei magazzini. L’associazione chiede il ripristino della libera circolazione e richiama il rischio che il protrarsi della protesta comprometta l’accesso ai beni essenziali, soprattutto nelle aree più colpite.
“Garantire la sicurezza alimentare e l’accesso ai beni di prima necessità è un servizio pubblico essenziale per la coesione del Paese -ribadisce Maurizio Pelliconi, presidente di Ancd Conad – La libertà di manifestare non può tradursi nella lesione del diritto dei cittadini a ricevere cibo fresco e nella distruzione del valore del lavoro delle filiere agroalimentari italiane. Chiediamo quindi alle autorità competenti di intervenire per ripristinare la libera circolazione e la legalità, consentendo la ripresa regolare dei flussi distributivi, e sollecitiamo tutte le parti a far prevalere il senso di responsabilità e il dialogo costruttivo, pur continuando a portare le proprie istanze ai tavoli di confronto aperti con il governo”.
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