Secondo quanto rileva una ricerca del Centro Studi di Confindustria, in Italia la povertà assoluta “continua a crescere” e sebbene “la concentrazione del reddito non sia aumentata, l’impoverimento generale si è tradotto in un aumento consistente del numero di famiglie e di persone povere” soprattutto tra giovani e minori.
Secondo lo studio sono 4milioni e 742mila (7,9% della popolazione al 2016) le persone che vivono in famiglie in condizioni di povertà assoluta, 3 milioni in più rispetto al 2007 (+165,1%). Le famiglie povere sono 1 milione e 619mila, il 6,3% del totale (+796mila rispetto al 2007) ed è povero un minore su otto.
Lo studio evidenzia un’inversione generazionale tra i poveri. Nell’ultimo decennio la povertà è infatti aumentata soprattutto tra i giovani e i minori, mentre è rimasta sostanzialmente stabile tra gli anziani. Prima della crisi la percentuale di persone ultra 65enni in povertà assoluta era superiore a quella delle persone di tutte le altri classi di età, mentre oggi è la più bassa: 3,8% contro il 12,5% tra i minori e il 10,0% per i 18-34enni.
La povertà è cresciuta molto per le famiglie con a capo un disoccupato: al 23,2%, +16,2 punti percentuali dal 2007 ma segnala il Csc “avere un lavoro non mette, tuttavia, al riparo dalla povertà: +4,3 punti percentuali nel 2007-2016 l`incidenza per i nuclei guidati da un occupato, salita al 6,4%”.
Confindustria sostiene quindi che questi fattori abbiano reso “urgente completare il processo di istituzione in Italia di una misura nazionale di ultima istanza contro la povertà, universale seppur condizionata a comportamenti virtuosi quali la ricerca del lavoro, l`investimento in formazione e le cure mediche dei figli”.
Il Governo sta lavorando ai decreti attuativi del reddito d’inclusione che sarà operativo da gennaio 2018 ma, rileva il Csc, l’Italia “era in ritardo rispetto a tutti gli altri partner europei; negli anni erano state avanzate numerose proposte e avviate diverse sperimentazioni, ma di fatto era rimasta l’unico paese in Europa insieme alla Grecia privo di una misura a livello nazionale di ultima istanza contro la povertà”.
Le risorse a disposizione sono circa 2 miliardi di euro e la misura interesserà 1,8 milioni di persone. Il reddito d’inclusione sarà inizialmente riservato ai poveri assoluti nei nuclei familiari con minori o con figli gravemente disabili o donne incinte, oppure con almeno un 55enne disoccupato.
Secondo il Csc “queste restrizioni dovranno essere superate a regime perché minano la dimensione universalistica che dovrebbe caratterizzare questo tipo di strumento. Andrebbe riconosciuto comunque a tutti i poveri il diritto all’accesso alla misura, sebbene restringendone l’effettivo godimento sulla base di criteri di condizionalità”.




























