Secondo un’indagine della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sui dati Inps, negli ultimi anni la maggioranza degli utilizzatori dei voucher (63% del totale) è costituita da pensionati, lavoratori dipendenti e disoccupati, utenza che porta lontano dal mondo delle imprese, coinvolto solo per un terzo dell’intero volume di ore lavorate dai voucheristi.
Dall’analisi emerge che il 27% del totale dei voucher era utilizzato da disoccupati (252mila) e pensionati (116 mila); il 36% del totale dei voucher era utilizzato da occupati (502mila), che arrotondavano con i voucher i redditi provenienti dalla loro occupazione principale. Il rimanente 37% (509mila) era rappresentato da una popolazione lavorativa che, attraverso l’utilizzo dei voucher, manteneva aperta la propria posizione previdenziale, utile nel tempo alla ricostruzione di una storia contributiva valida ai fini pensionistici.
Secondo il rapporto, queste categorie difficilmente potranno trovare alternative valide tra le tipologie di contratti attualmente vigenti, in quanto il proprio status principale “risulta incompatibile o non conveniente rispetto ad un rapporto di lavoro dipendente di tipo tradizionale”.
Proprio le specifiche di questa predominante fetta di soggetti, “da un lato inducono a considerare che il loro ricorso al lavoro accessorio fosse virtuoso e dall`altro pongono il più che ragionevole dubbio che probabilmente – si legge nel rapporto – ritorneranno ad alimentare sacche di lavoro nero”.
Inoltre, l`abolizione dei voucher comporta un vuoto normativo “ancor più significativo per le famiglie – sostengono i Consulenti del Lavoro -, evidentemente meno attrezzate per provvedere agli adempimenti formali previsti per la formalizzazione di un rapporto di lavoro, che invece avevano nel voucher un utile strumento di flessibilità e semplicità per richiedere prestazioni lavorative di piccolo cabotaggio, tipiche delle esigenze familiari (collaborazioni domestiche per le pulizia, piccoli lavori di manutenzione, artigianali, ecc.)”.
Dunque, “manca completamente uno strumento normativo per dare regolarità ai tanti rapporti che si avviano in ambito familiare” e occorre, quindi, “una riflessione politica urgente per evitare che tutti questi soggetti finiscano per alimentare quel lavoro sommerso reso visibile proprio grazie all’utilizzo dei voucher.”

























