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Contrattazione aziendale e pandemia

Tommaso Nutarelli
Tommaso Nutarelli
Febbraio10/ 2021

Il lavoro agile si è imposto come nuova frontiera della contrattazione aziendale insieme alla salute e alla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. È questo il risultato principale che emerge dal lavoro realizzato dall’Osservatorio area contrattazione Cgil e FDV “La contrattazione aziendale ai tempi del Covid-19”. La ricerca ha analizzato 326 intese firmate per la maggior parte tra marzo e settembre 2020.

Del totale delle intese censiti, 215 sono accordi aziendali, sottoscritti da 154 imprese, perlopiù grandi gruppi industriali del manifatturiero (meccanico e chimico). La contrattazione è ovviamente quasi tutta incentrata sul tema della sicurezza e della salute (55%) e delle relazioni sindacali (60%). A seguire l’organizzazione del lavoro, con interventi volti al distanziamento individuale (53%) e alla contrattazione dello smart working (41%). Il 46% degli accordi è focalizzato poi sull’orario di lavoro, rimodulato in base alle misure di prevenzione. I restanti, sono 111 protocolli sottoscritti in esecuzione dei due Interconfederali del 13 marzo e del 24 aprile, che per primi hanno delineato le linee-guida per il contrasto alla diffusione del virus nei luoghi di lavoro.

La pandemia ha dunque operato un cambio nella gerarchia dei contenuti degli accordi, relegando agli ultimi posti il trattamento salariale e il welfare, dando priorità alle relazioni sindacali. Essa si concentra principalmente su due temi strettamente legati: le commissioni paritetiche e il coinvolgimento e la partecipazione. Nel primo caso, si tratta soprattutto dei Comitati aziendali creati ad hoc. Nella voce coinvolgimento e partecipazione ricadono sia i diritti di informazione e consultazione, ma soprattutto i diritti di codeterminazione. Il loro oggetto attiene ad ambiente salute e sicurezza, organizzazione del lavoro e crisi aziendale.

Per capire come la contrattazione di secondo livello si sia adeguata alle esigenze imposte dalla pandemia, il rapporto presenta sette casi di studio, ritenuti significativi, raggruppabili in due precise categorie: quelli relativi all’introduzione o allo sviluppo dello smart working, e quelli incentrati sull’applicazione dei protocolli per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del covid.

Nel primo gruppo rientrano esperienze come Tim, dove il lavoro agile ha subito un processo di rafforzamento con la pandemia, e le acciaierie di Terni che, invece, hanno visto una prima introduzione del lavoro da remoto, di certo poco presente nella siderurgia e nell’industria metalmeccanica, rispetto al comparto delle Tlc. Nel secondo insieme viene, ad esempio, affrontato il caso di Amazon ci Castel San Giovanni, dove l’adozione dei protocolli sulla sicurezza ha peraltro incrociato il confronto sull’organizzazione del lavoro, sull’occupazione e le forme contrattuali.

Negli interventi delle diverse categorie – dai metalmeccanici, alla pubblica amministrazione, fino al turismo, il commercio e le telecomunicazioni –  che si sono susseguite nel corso della presentazione, è emerso, in modo univoco, come la pandemia abbia agito da acceleratore di processi già presenti, che stanno diventando strutturali come lo smart working. I nuovi processi organizzativi impongono un ripensamento delle forme di tutela dei lavoratori e delle modalità di rappresentanza.

I metalmeccanici hanno denunciato una drastica riduzione delle riunioni sui luoghi di lavoro a causa della pandemia, e la dicotomia innescata dal lavoro da remoto tra le mansioni impiegatizie e chi sta alla produzione diretta. Un problema analogo riscontrato nelle tlc, tra chi sta al customer care e chi opera nella manutenzione delle infrastrutture. Nel pubblico impiego gli ostacoli principali all’attuazione delle smart working sono derivati da una legislazione non sempre di supporto, da una scarsa cultura dei manager e da carenze tecnologiche.

La contrattazione, in questi mesi, ha agito in un contesto emergenziale inedito, realizzando soluzione innovative per far fronte allo scenario pandemico. In quest’ottica il report certifica il passaggio verso una progressiva strutturalità di nuove forme di lavoro, come lo smart working, e l’importanza assunta dal coinvolgimento dei lavoratori attraverso le commissioni paritetiche, le RLS e RSU, soprattutto in materia di salute e sicurezza. Infine un elemento trasversale a tutti gli accordi è quello della formazione, che accompagna le modifiche organizzative in atto, ed è decisiva per la gestione dei nuovi protocolli di sicurezze e per innalzare e adeguare le competenze e le conoscenze a seguito delle innovazioni tecnologiche.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Redattore de Il diario del lavoro.