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Home - Approfondimenti - Interviste - Contratto metalmeccanici, Uliano (Fim Cisl), perché la trattativa è stata così difficile. E la sfida del futuro sarà l’orario di lavoro

Contratto metalmeccanici, Uliano (Fim Cisl), perché la trattativa è stata così difficile. E la sfida del futuro sarà l’orario di lavoro

di Massimo Mascini
1 Dicembre 2025
in Interviste
Contratto metalmeccanici, Uliano (Fim Cisl), perché la trattativa è stata così difficile. E la sfida del futuro sarà l’orario di lavoro

FERDINANDO ULIANO, SEGRETARIO GENERALE FIM CISL

Quando si firma un accordo, i tempi della trattativa – settimane o mesi- sembrano svanire. Un esame più attento è però necessario, per comprendere cosa è accaduto e, soprattutto, cosa accadrà nella puntata successiva. Con Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim, il sindacato dei metalmeccanici della Cisl, abbiamo tentato un’analisi della trattativa da poco conclusa.

Uliano, subito dopo la firma dell’accordo per il rinnovo del contratto, avete affermato che in questo modo avevate salvato il contratto nazionale? Era in pericolo?

Sì, è stato in pericolo da quando Federmeccanica ha deciso di fare passi indietro rispetto alle relazioni sindacali fino a quel momento seguite. Negli ultimi otto anni noi abbiamo cercato di tenere fede all’impegno di rinnovare il contratto e la piattaforma rivendicativa si collocava in quella scia. La nostra controparte l’ha invece rimessa in discussione, per diversi motivi, e abbiamo così assistito a un peggioramento delle relazioni sindacali. Adesso ci aspetta un compito enorme, ricostruire quelle buone pratiche abbandonate.

Qual era l’obiettivo di Federmeccanica?

Qualcuno affermava che non era necessario rinnovare il contratto, perché la clausola di ultrattività stabilisce che a giugno di ogni anno c’è un recupero salariale legato all’andamento dell’inflazione. Qualche soldo, si affermava, arriva comunque ai lavoratori. Ma per noi il contratto non è solo un fatto economico, deve essere uno strumento per migliorare le condizioni dei lavoratori.

Nel corso della trattativa un punto di forza è stata la vostra unità, che non era poi così scontata.

Sì, il fronte sindacale ha tenuto, sempre, anche quando sono arrivati gli scioperi. Quello imprenditoriale invece ha vissuto delle divisioni. Si sono confrontate due anime: c’era chi sosteneva che avevano ragione i sindacati a mantenere l’impianto salariale fissato nel contratto del 2021, ma c’era anche chi diceva che quel sistema era troppo caro. Non è stato un momento felice, anche perché c’è stato il tentativo di screditare il sindacato: hanno cominciato a contare le persone che facevano sciopero, a dire che non proteggevamo i lavoratori, che eravamo un sindacato populista. Poi per fortuna Federmeccanica ha avuto un ripensamento e questi attacchi sono rientrati.

Non si è mai pensato, in questi 17 mesi, che sarebbe stato forse opportuno frazionare il contratto nazionale della categoria, così ampio?

Non abbiamo avuto sentore di queste pulsioni, anzi l’accordo rafforza il campo di applicazione del contratto. Certo, tentativi da parte di singole aziende ci sono, c’è chi vuole sfuggire al contratto attraverso modifiche operative o ricorrendo ai contratti pirata, ma avere un unico contratto è un valore in più, anche per le aziende, perché questa unità si traduce in strumenti che sono loro cari: tutta la partita del welfare, Cometa, Metasalute, adesso anche Metapprendo.

Dove nasce la crisi delle relazioni industriali?

Il mondo del lavoro soffre del fatto che non si riesce a coinvolgere davvero i lavoratori. La Cisl ha provato con la legge sulla partecipazione, che coglie le loro istanze. Il nostro contratto prevede forme di coinvolgimento, ma vedo le aziende poco disposte a dare un ruolo alle rappresentanze e ai lavoratori.

Un ruolo strutturale?

Sì, qualcosa che non azzeri il conflitto ma faccia fare dei passi in avanti sul piano della produttività e dell’efficienza.

Avete avuto dei miglioramenti anche per la gestione dell’orario di lavoro, un tema sempre caro alla Fim.

Avevamo avanzato tre richieste. La prima era per un uso migliore dei permessi retributivi, per renderli più flessibili per i lavoratori. Volevamo poi migliorare le condizioni dei lavori più disagiati e infine avviare un discorso più generale per verificare la possibilità di trasportare nel contratto nazionale iniziative interessanti di riduzione dell’orario sperimentate in azienda.

Ci siete riusciti?

In parte sì. Il contratto ha sancito una maggiore flessibilità dell’uso dei permessi retribuitivi e ha migliorato le prestazioni più disagiate. Per la riduzione a parità di salariale abbiamo deciso di condividere analisi e studi per arrivare preparati al prossimo rinnovo.

La gestione dell’orario di lavoro sarà un punto importante del prossimo accordo?

Non potrà essere altrimenti, perché l’intelligenza artificiale e l’incedere delle tecnologie impattano fortemente sui contesti lavorativi. È questa la sfida del futuro. Noi già trattiamo con le imprese in tema di smart working, di settimana corta, dei permessi e del recupero di efficienza, in questo modo si riesce ad arrivare a trattare di riduzione dell’orario a parità di salario.

Le divisioni sindacali pesano sulle relazioni industriali? Se ne può uscire?

Noi metalmeccanici siamo la dimostrazione che ci si può dividere, ma anche tornare uniti. Abbiamo avuto contratti nazionali separati, senza la firma della Fiom, e sempre la Fiom non firma gli accordi con Stellantis. Le divisioni sono realtà con le quali occorre misurarsi, importante è che ci si sforzi sempre di arrivare a una sintesi unitaria, tenendo conto le istanze di tutti, non cercando mai di ottenere un +1, semmai un -1 per guadagnare tutti. Non è facile, ma è una mossa obbligata perché ci stiamo muovendo in un contesto nel quale è indispensabile poter contare sull’unità per avere un ruolo importante. Confidiamo che ci sia la capacità di ricostruire l’unità.

È importante la trattativa interconfederale avviata da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria?

Molto. Noi, e specialmente noi della Fim, critichiamo il Patto della fabbrica perché non ha risolto il nodo della contrattazione di secondo livello e questo ha impedito una redistribuzione universale della ricchezza prodotta. Forse dovremmo ragionare di più sulla contrattazione territoriale. Certo, se qualcuno volesse utilizzarla per riconsiderare lo strumento di garanzia salariale che abbiamo noi metalmeccanici, sarebbe una battaglia vecchia e superata.

Massimo Mascini

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