Ventiquattro giugno 2014. L’Italia perde 1-0 contro l’Uruguay e viene buttata fuori ai gironi nel mondiale brasiliano. Dodici anni fa l’ultima apparizione della nostra nazionale a un mondiale. Nella politica interna il Partito democratico veleggiava intorno al 40%, mentre l’attuale prima forza di governo, Fratelli d’Italia, naviga su un 4%. Nel mondo del calcio di allora il Var era una sigla priva di significato. Spotify, TikTok e Dazn non esistevano. Dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia, che ci ha escluso per la terza volta di fila dalle fasi finali di un campionato del mondo, in molti scrivono e commentano che intere generazioni di ragazzi non hanno mai visto una partita dell’Italia ai mondiali.
Il mio primo mondiale, quello di Italia 90 non lo ricordo. Avevo poco più di un anno. Non ho memorie mie personali delle notti magiche cantate da Gianna Nanni, di Totò Schillaci. La realtà era completamente diversa da quella attuale. La Germania era ancora divisa in due, e infatti ad alzare la coppa fu la compagine dell’Ovest contro l’Argentina. Così come non ho ricordi diretti di Usa 94, della finale di Pasadena e del rigore tirato alto da Roberto Baggio che consegnò il titolo al Brasile.
Ma ricordo, invece, il mondiale di Francia 98. L’estate prima andai in vacanza a Parigi e ritornai a scuola, tutto orgoglioso, con una maglietta a maniche corte grigia dove in primo piano spiccava il galletto transalpino, mascotte della kermesse calcistica, con scritto sotto France 98. E mi ricordo di Di Biagio che si accascia a terra dopo aver colpito la traversa all’ultimo rigore, quello decisivo. Usciamo ai quarti. In semifinale passa la Francia che poi vincerà il torneo.
C’è poi stato il mondiale del 2002, quello in Giappone e Corea del Sud. Passiamo con qualche patema il girone. Arriviamo secondi grazie al pareggio, siglato da Alex Del Piero, nell’ultima gara contro il Messico. Agli ottavi ci aspetta la Corea. La faccia inespressiva dell’arbitro Byron Moreno, la sua condotta di gara, i generosi cartellini riservati agli azzurri e quelli mai mostrati ai sud coreani condannano l’Italia all’eliminazione. Trapattoni non si trattiene e prende a calci una bottiglietta d’acqua.
Si arriva poi a Germania 2006. Al Westfalenstadion, il più grande stadio tedesco, il muro bianco degli oltre 80mila tifosi non ci intimidisce. Cannavaro è sontuoso, Buffon non ne fa passare una. In semifinale infliggiamo un 2-0 ai padroni di casa. Andiamo a Berlino e lì il tripudio, l’ecstasi calcistica, il tetto del mondo. Alziamo la coppa dopo la vittoria ai rigori contro la Francia del ben poco simpatico Domenech.
Nel 2010 il Sudafrica fu la prima nazione africana ad ospitare la fase finale di una coppa del mondo. Dopo la parentesi di Donadoni venne richiamato a guidare la nazionale Lippi. Ma le cose non sono andate come in Germania. L’Italia, campione in carica, fu eliminata al primo turno. E poi, appunto, Brasile 2014.
Ci saremo nel 2030? Ci saremo nel mondiale del centenario che si si giocherà in tre continenti? Non ci resta che aspettare e vedere. Le mie figlie avranno 6 e 8 anni e io avrò superato i cosiddetti “anta”.


























